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Anime & Manga

Per un analista giapponese gli anime sarebbero malati

L’industria degli anime affetta da una strana sindrome

In un recente articolo pubblicato su ITMedia, il giornalista specializzato e analista Tadashi Sudo ha parlato dei problemi che si starebbero abbattendo sull’industria degli anime a seguito della globalizzazione. La domanda intorno alla quale si sviluppa l’articolo è la seguente: “L’animazione giapponese è affetta dalla “Sindrome di Galápagos?”

La Sindrome di Galápagos è un termine di origine giapponese che fa riferimento a tutti quei prodotti creati in condizioni di isolamento dal mercato internazionale che sono difficilmente esportabili all’estero. Secondo Sudo, a causa del suo singolare stile visivo l’animazione giapponese ha raggiunto ottimi risultati in termini di popolarità all’estero sin dagli anni ’60 con titoli come Astro Boy. Negli anni ’90, poi, anche titoli come Akira e Ghost in the Shell contribuirono a trasmettere il fascino dell’animazione giapponese, portando il medium ad un successo e ad una popolarità che tutt’oggi rimane ancora forte.

Ciononostante, col passare del tempo anche altri paesi hanno iniziato a produrre animazione con uno stile simile a quello giapponese. Fallendo nell’imporre il proprio stile sul lungo termine, come fatto da Hollywood e da Disney in passato, l’industria d’animazione giapponese sembra ormai a rischio di prendersi la Sindrome di Galápagos mentre altri studi nel mondo riescono a produrre titoli dall’appeal globale.

Continuando, Sudo afferma che per poter guarire, più che di cambiare il proprio stile visivo o i contenuti proposti per intercettare una fetta più grande di pubblico, l’industria degli anime ha bisogno di più diversità e di cercare di aprirsi di più alle altre culture. Un esempio della cecità nei confronti della prospettiva estera, indica Sudo, è proprio la controversia generatasi attorno all’OVA de Le Bizzarre Avventure di Jojo avvenuta nel 2008, dove Shueisha fu costretta a scusarsi a causa di una scena in cui il personaggio Dio viene mostrato mentre legge il Corano.

“Bisogna rendersi conto che ormai gli anime sono guardati da moltissime persone e in quantità che prima nessuno si sarebbe mai aspettato, e che tutte queste persone provengono da contesti diversi…”, segue Sudo. “Ci sono parecchi elementi considerati come taboo verso i quali in passato non siamo stati attenti. Dobbiamo essere molto cauti.”

Anime sindrome - Akira

Andando avanti, Sudo chiarisce che con quanto appena detto non intende far diventare gli anime “politicamente corretti”. Piuttosto che il risultato della globalizzazione, per Sudo questa apertura deve essere il riflesso di un cambiamento interno della società giapponese volto a sopprimere qualsivoglia manifestazione di violenza all’interno dei media per bambini, ad assicurare un certo equilibrio di genere nel cast di personaggi, e a rimuovere qualsiasi tipo di pregiudizio nei confronti di razze, età e genere.

Per Sudo non è tanto una questione di restare al passo con il mondo, quanto piuttosto con i tempi. “Ci sono molte cose che prima erano concesse e che oggigiorno non lo sono più, però questo è tutt’altro argomento.”

Sudo poi parla anche dell’unicità dell’animazione giapponese rispetto al mercato globale, affermando che nel Sol Levante ci sono state preoccupazioni a riguardo e che il resto del mondo sta iniziando a cambiare velocemente. Nonostante la paura di non riuscire ad esportare i propri titoli, l’animazione giapponese è effettivamente riuscita a superare parecchie barriere culturali, e gli altri paesi stanno iniziando a sviluppare il loro proprio stile d’animazione prendendo come riferimento proprio quella giapponese.

Sudo prende nel mirino anche la categoria “Anime” di Netflix, la quale include prodotti fortemente ispirati allo stile visivo giapponese, pur non essendo stati prodotti in Giappone. Peculiarità stilistiche come i famosi occhioni sono passati dall’essere derisi all’essere adottati anche in produzioni estere.

Netflix non ha salvato gli anime

“Il Giappone è rimasto sempre lo stesso, ma il mondo invece cambia a vista d’occhio. L’unicità posseduta dall’animazione giapponese, soggetta appunto alla Sindrome di Galápagos, si è estesa in tutto il mondo, e adesso essa stessa si sta affievolendo”, afferma Sudo. “La diffusione dello stile nipponico può esser vista come un segno di successo per la cultura giapponese. D’altro canto, però, essa fa presagire anche tempi difficili per il Giappone. Lo stile che un tempo tutti pensavano appartenesse soltanto al Giappone adesso può essere ricreato all’estero, e questo fatto da solo mette a rischio la posizione primeggiante del Giappone nel mercato e aumenta la competizione.”

Secondo Sudo l’animazione giapponese non perderà i suoi tratti peculiari, ma nel peggiore dei casi il Giappone potrebbe perdere la sua competitività sul mercato, rimanendo soltanto con la sua identità visiva. È proprio a causa del successo riscontrato in passato che il Giappone si è trovato in questa situazione.

Tutto non è ancora perduto per Sudo, però. Dato che lo stile d’animazione giapponese è riuscito ad inserirsi anche in contesti culturali diversi, Sudo crede che aprirsi maggiormente porterebbe benefici sia dal lato produttivo che creativo per il Giappone. La proposta di Sudo è quella di creare anime con una community di persone unite dallo stile che conosciamo senza però concentrarsi sulla nazionalità del prodotto.

“Quando gli anime accettano talenti esteri e culture diverse allora il luogo in cui il prodotto viene creato non deve più essere necessariamente il Giappone. Ci sono tante co-produzioni internazionali che sono terminate in un disastro, ma nel mezzo di una community che non ha conflitti di visione allora dovrebbe essere possibile creare prodotti dall’appeal globale”, conclude.

“Il successo di Hollywood corrispose alla diffusione della cultura americana. Proprio grazie a quel successo Hollywood ha iniziato ad attrarre artisti provenienti da tutto il mondo, e le persone all’estero hanno preso la loro cultura e le loro tradizioni e hanno iniziato a creare prodotti a modo loro. Anche l’animazione giapponese può arricchirsi e migliorarsi connettendo tante persone di talento provenienti da tutto il mondo.”

Fonte | Traduzione Giapponese-Inglese

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L'autore

Matteo Mellino

Matteo Mellino, sul web Mr. Gozaemon.
Tormenta continuamente amici e familiari parlando dell'argomento che più lo affascina e al quale dedica tutto il suo tempo libero: l'animazione giapponese.
Più pigro di Spike, testardo quanto Naruto ma sempre positivo come Gon.

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