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The Last of Us 2
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The Last of Us 2 ci insegna come il web non sia mai cambiato

Il caso The Last of Us 2

The Last of Us 2 è l’argomento caldo da settimane ormai, dato il polverone che ha sollevato e l’alone di mistero che ancora aleggia intorno. Sono bastati una serie di leak, decisamente pesanti, per mostrare ancora una volta, il lato oscuro del potere di internet. Chi si schierava con il presunto collaboratore che, a causa di un contratto di lavoro asfissiante e dal peso immenso, ha voluto rilasciare queste informazione riguardanti la trama per ripicca, chi invece inveiva come un vecchio erudito, millantando che “da anni Naughty Dog lavora con queste metodologie, perché quindi stupirsi?”. Poi, la smentita da parte di Sony riguardante questa voce, che rivelava che, in realtà, i leak provenivano da una fonte esterna, ma ormai il dado era stato tratto. Gli spoiler circolavano per le superstrade internettiane come globuli rossi nelle arterie, arrivando sotto post che nemmeno trattavano l’argomento, come una ghigliottina sul collo dei poveri utenti che si trovavano a leggere i commenti di quel post che pareva innocuo.

Ma questa è solo la punta dell’iceberg. Il vero problema sono state le conseguenze impattate sull’industria, andando a creare una rottura in un processo di lavorazione che stava, sì procedendo a rilento a causa dei numerosi rinvii, ma che ne risentirà durante la vendita. Stiamo dicendo che The Last of Us 2 non venderà? Assolutamente no. Venderà di meno? Viste le cancellazioni delle prenotazioni da Amazon, molto probabilmente sì. Attenzione: non bisogna focalizzarsi sul processo economico, tramite una sorta di analisi statistica “produzione/vendita”, ma sul ruolo che il web ha in questo enorme casino mediatico, un ruolo principale, che ci mostra come in realtà questo strumento sia a tutti gli effetti un calderone pronto ad esplodere sempre, scottando chiunque lo circondi e permanentemente.

The Last of Us 2

Il curioso caso di Call of Duty Infinite Warfare

Questa storia la conosceranno tutti. Alla fine, quello che accadde con Call of Duty Infinite Warfare e i migliaia di dislike ai trailer portò ad un decisivo cambiò di rotta per il brand, che aveva stufato anche gli appassionati della saga, data la ormai, stantia riproposizione della stessa minestra riscaldata, unita ad un eccessivo allontanamento dei canoni estetici che da anni venivano perpetrati dalle varie case che si occupavano dello sviluppo della saga. Cosa c’entri con The Last of Us 2 è abbastanza scontato ma non così ovvio: Ciò che avvenne nei confronti del lavoro di Infinity Ward con il suo Call of Duty Infinite Warfare, il senso di quella mole di dislike, era voler lanciare un messaggio: noi non compriamo il nuovo COD poiché si è raggiunti un limite. Un campanello di allarme bello forte che ha comunque portato ad un cambiamento anche nelle politiche degli acquisti in-game.

Con The Last of Us 2 invece non è stato questo; la vicenda è stata strumentalizzata politicamente. Migliaia di utenti che vogliono boicottare il gioco poiché troppo di sinistra oppure perché vi era stata una forte protesta nei confronti della sessualità di Ellie. O semplicemente perché hanno letto degli spoiler e non gli è piaciuta la piega presa dalla trama. Questa mole di critiche insensate, questa “shitstorm” ha travolto in primis Naughty Dog, minando un lavoro di anni, ma anche chi era rimasto fedele e speranzoso per questo seguito, che uscirà a breve.

Call of Duty: Infinite Warfare reveal trailer

L’odio

Nel suo libro più famoso “Stati Nervosi”, il sociologo William Davies, scrive di come l’emotività abbia conquistato il mondo. Principalmente, come questa abbia preso il controllo del web. In un’epoca in cui il mondo è avvolto da una nube di frustrazione e rabbia, oscurato da un consumismo estremo, l’unico sbocco in cui l’uomo comune può incanalare questi sentimenti negativi è attraverso l’utilizzo di internet, più precisamente dei social media. Dal concetto di massa, nato alla fine del ‘800, fino alla sfiducia degli esperti, “Stati Nervosi” è una lettura necessaria per capire la piega che il mondo digitalizzato sta prendendo. Un punto fondamentale che affronta Davies, è proprio l’odio. I social network sono il campo di battaglia e tastiera e mouse, le armi. Gli utenti repressi che in questi giorni hanno minacciato di morte Neil Druckmann, il director di The Last of Us 2, sono la prova lampante di ciò che il sociologo ha trattato nel suo prezioso libro.

Infatti il vice-presidente di Naughty Dog, dopo aver commentato il trailer di Ghost of Tsushima augurando buona fortuna agli sviluppatori, ha scherzato con Cory Balrog riguardo una copia del gioco in regalo che avrebbe potuto avere solo dopo aver ricevuto la quota giusta di minacce di morte. Un comportamento ancora più sprezzante, che mostra come il malessere che risiede in alcuni utenti possa portare a minacciare qualcuno di togliergli la vita. Un qualcosa che fa accapponare la pelle, frutto di un’epoca dove ci è concesso “tutto”, dove la potenza e la preziosità dei social media, vengono utilizzate sempre di più per cose del genere. Ma alla fine è più semplice distruggere che creare no? L’appagamento che si prova è inimmaginabile, sapere che si sta facendo qualcosa di proibito, mentre si sta comodi sulla propria sedia o sul divano senza pensare ad alcuna conseguenza.

Dalla fake news al “contagio”

La news che accompagnava quella dei leak sulla trama di The Last of Us 2, fu quella del dipendente che si era stancato delle logiche lavorative di Naughty Dog, composte da orari di lavoro estenuanti e pagamenti 6 mesi dopo dall’uscita del gioco, e che aveva deciso di protestare contro tutto ciò, rilasciando gli spoiler sul web. Ovviamente questo ha portato i paladini dell’odio, a scagliarsi contro la casa di sviluppo, ergendo il fantomatico lavoratore a santo che si è immolato per i diritti. Pochi giorni dopo, la smentita di Sony che ha rivelato che questa voce era falsa e che i leak provenivano da fonti esterne. Quindi la bellissima bugia, viene svelata ma troppo tardi. Subito si è diffusa ovunque, rimbalzando su Reddit, Facebook, Twitter e questa volta anche Sony viene accusata di “coprire la verità”. E questo è strettamente collegato alla profetica “Teoria del contagio”, sviluppata della scienziato Alessandro Vespignani. Vespignani,  sviluppa questa famosa teoria prima applicandola al campo medico scientifico per la prevenzione di future epidemie, ma successivamente la applica al mondo del web cercando di prevenire la diffusione di notizie false che minano l’integrità della società stessa e che portano alla sfiducia di una reale verità provocando danni enormi.  E i danni Naughty Dog li ha ricevuti, al di là dell’immagine ma soprattutto a livello economico, poiché moltissime sono state le persone che hanno disdetto i preordini su Amazon.

Quella di The Last of Us 2 è una triste conseguenza di un mancato ordine sul web, dove delle notizie false possono affossare il lavoro di qualcuno, con una bella dose di parole che toccano il cuore di chi si lascia influenzare facilmente scatenando odio represso e portando alla luce l’irrazionalità più pura, che trascende e rispecchia il periodo storico che stiamo vivendo, fatto di sfiducia nella verità.

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