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Troll entrano in chiamate Zoom per condividere video porno e gore

Zoom Zoombombing

Con il boom delle videochiamate su Zoom è giunta anche una nuova ondata di troll alla ribalta, i quali hanno dato vita alla pratica dello Zoombombing. In cosa consiste? Unirsi a una conferenza Zoom casuale, anche – specialmente – di sconosciuti, indovinando i numeri del link d’invito “a sentimento”. Il fenomeno, però, ha preso una piega sgradevole.

Zoombombing & shitposting

Con l’emergenza coronavirus Zoom ha raggiunto il picco di 2.2 milioni di utenti attivi ogni mese, con 300mila download su smartphone soltanto nella prima settimana della quarantena, e altri 600mila in una singola domenica di marzo.

Tantissimi troll su Zoom hanno iniziato a entrare nelle conferenze altrui per disturbare la conversazione. La possibilità per gli ospiti di condividere immagini e video a tutto schermo con il resto dei partecipanti, poi, è l’arma vincente per loro. I troll infatti, sfruttando questa “falla”, hanno attaccato migliaia di conferenze (comprese quelle di docenti delle scuole elementari con studenti connessi) per riprodurre video porno o gore a massimo volume.

Una visione tutt’altro che amichevole, ripetutasi in tantissimi casi per mano di ignoti anche grazie a certi problemi di comunicazione. Molti link d’invito infatti sono stati resi pubblici da dei brand per coinvolgere più persone possibili. Un caso tra questi riguarda il New York Times, quotidiano newyorkese d’eccellenza, che ha organizzato un evento con il cantante Lauv. Durante il concerto online la trasmissione s’è interrotta dopo che un partecipante aveva iniziato a riprodurre porno full screen.

E non solo. Il rischio s’è presentato anche quando il Primo Ministro inglese, Boris Johnson, ha condiviso l’ID della conferenza con altri politici.

Cosa bisogna fare?

Fino all’arrivo di provvedimenti ufficiali da parte di Zoom, con gli aggiornamenti necessari del caso, l’unica soluzione rimane usare altri programmi. Microsoft Teams, Skype, Hangouts Meet sono tre delle possibili alternative ben funzionanti. In questo modo si eviterà l’intrusione di malintenzionati durante la propria lezione o chiacchierata con amici.

Per salvaguardare la “salute digitale” anche a casa.

FONTE

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L'autore

Francesco Santin

Studente di Scienze Internazionali e Diplomatiche, ex telecronista di Esports, giocatore semi-professionista e amministratore di diversi siti e community per i quali ho svolto anche l'attività di editor e redattore.

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