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E se l’Unione Europea riportasse le batterie sostituibili?

Unione Europea batteria sostituibile

Batterie sostituibili, che nostalgico ricordo. Ancora prima dei power-bank, batteria dello smartphone in tasca pronta a scendere in campo nel momento del bisogno, c’erano loro. Una di quelle caratteristiche semplici ma che mettevano d’accordo tutti. Esattamente come il jack per le cuffie: simbolo di comodità e abitudine diventato sempre più raro. Non ci possiamo fare molto, tutto si sviluppa ed è un attimo sentirsi anacronistici. Ora però, non per nostalgia ma per effettiva esigenza, l’Unione Europea sembrerebbe propensa a spingere i produttori a fare un bel passo indietro per quanto riguarda le batterie.

I telefoni vecchi inquinano

Non è certo una novità, la tecnologia ha il suo contributo nell’inquinamento. Più che nella produzione, nello smaltimento. E considerando che il numero di dispositivi per ogni persona cresce e continuerà a farlo, non si tratta di una dinamica poi troppo relativa. Già nel mese di gennaio, avevamo raccontato qui come l’Unione Europea fosse interessata a obbligare i produttori ad adottare un tipo di caricatore unico per ridurre l’inquinamento elettronico. In modo simile, la situazione si ripete.

Sappiamo bene che ormai sia più comodo sostituire che riparare. Con gli smartphone, poi, l’evidenza sale: per costi e tempi, risulta più immediato comprarne uno nuovo. Il progetto di Frans Timmermans, Vice Presidente del “Green Deal”, partirebbe proprio da questo: ritornare a una sostituzione facilitata ed economica della batteria, così come in generale dei vari pezzi di ricambio. Tutto ciò per rendere i telefoni “aggiustabili” e concedergli una vita più lunga, così da diminuire il bisogno di cambiarli e i conseguenti rifiuti elettronici.

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I produttori saranno d’accordo con l’Unione Europea ?

La lotta all’inquinamento rimane, inevitabilmente, uno dei punti fondamentali da perseguire. Sulla fattibilità di una proposta simile, però, qualche dubbio nasce. Da una parte si andrà finalmente a sostegno dell’ambiente e di chi è stufo di sentirsi costretto a cambiare smartphone perché ripararlo costa quasi quanto comprarne uno nuovo, con tempi di attesa non sempre contenuti. Dall’altra, ci sono diverse dinamiche da considerare.

L’introduzione da un po’ di anni della batteria integrata è lo specchio di una filosofia di costruzione e design ormai solida. Perciò per i produttori non risulterebbe così immediato invertire la rotta, anche perché si potrebbe abbassare il numero di vendite.

E per i clienti?

Gli smartphone, inutile girarci attorno, continuano a essere qualcosa che molte persone adorano cambiare spesso. Magari senza capirci granché o averne effettivo bisogno. Anche quelli di fascia bassa ormai funzionano decentemente, per cui è più facile cambiarli senza troppe domande. Questo non implica, però, che quello vecchio venga buttato e non riutilizzato.

Infine, uno smartphone ci mette relativamente poco tempo a invecchiare. Bisognerebbe allora cambiare la mentalità di fondo. Spesso pare che molte aziende lascino i loro dispositivi al proprio destino. Per cui, senza aggiornamenti per il mio smartphone dopo due anni, sarei veramente portato a non cambiarlo perché la parte hardware invece può essere sostituita e riparata?

Considerando l’importanza software e in generale il mercato degli smartphone, è una proposta dal lodevole intento, ma che troverà non poche difficoltà.

FONTE: TUTTO ANDROID

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L'autore

Andrea Avignone

Classe '96, laureato in ingegneria delle telecomunicazioni e appassionato in primis di smartphone e nuove tecnologie.

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