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Fate/Zero: Caster – La disperazione dietro la crudeltà

Gli Spiriti Eroici nell’universo di Fate sono tutti personaggi più o meno conosciuti  nell’immaginario popolare. Che siano personaggi realmente esistiti, frutto di mitologia o opere letterarie, tutti gli spettatori di ogni nazionalità troveranno almeno un personaggio a loro congeniale.

Essi vanno da Re Artù, qui raffigurato come una donna, a figure immaginarie della letteratura antica come Medea o Medusa fino a uomini realmente esistiti. L’elenco, aggiungendo anche tutti i Servant del canone secondario e dei videogiochi, è davvero lungo.

In Italia, ad esempio, potremo trovare a noi più familiari Servant provenienti dalla storia romana, come Nerone, Cesare o Caligola. In Inghilterra sicuramente riconosceranno subito Jack lo Squartatore, Shakespeare o uno dei personaggi più noti della serie, proprio Arturia. Come ho detto, nessuna nazionalità è assente dall’universo di Fate.

Oggi, in particolare, parleremo di un Servant tratto direttamente dalla storia medievale francese.

Fate/Zero: chi è Caster? 

Gilles de Rais è un personaggio storico realmente esistito in Francia e vissuto durante la Guerra dei cent’anni. In Fate è presente in maniera rilevante in Fate/Zero e nella prima singolarità di Fate/Grand Order, ambientata proprio ad Orleans durante la sopraccitata guerra.

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Fate/Zero ce lo presenta in maniera ottima: riesce a tratteggiare perfettamente la figura di Gilles, senza porre troppo l’accento su un fatto piuttosto che un altro. Dipinge la psicologia e il vissuto dell’uomo in maniera parziale, certo, sarebbe stato impossibile (e irrilevante per la trama) raccontare tutta la sua vita, ma sicuramente fedele.

Gilles viene evocato da Uryu Ryuunosuke durante la Quarta Guerra per il Graal con la classe Caster. Il suo master, questo è immediatamente reso evidente, non aveva idea di cosa stesse facendo. Racconta di avere semplicemente trovato un libro appartenuto alla sua famiglia, la quale svolse delle ricerche per scoprire come evocare un demone e, preso dalla curiosità, e decide di provare il rituale. Ciò che ottiene, comunque, risulterà essere molto diverso da ciò che pensava…

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Uryu è un disoccupato che uccide, mutila i corpi delle proprie vittime per divertimento. Ci viene introdotto esattamente in questo modo mentre parla col solo bambino che ha risparmiato della famiglia che ha preso di mira quella notte. Perché lo ha risparmiato? Beh… Sarebbe scortese evocare un demone senza avere nulla da offrirgli in sacrificio. Ecco cosa pensa Ryuunosuke.

Il ragazzo non è un personaggio molto presente nell’adattamento animato, ma non si può dire che per questo sia poco approfondito, anzi. Una delle peculiarità del franchise di Fate è di essere un prodotto corale: tutti i personaggi, prima o poi, vengono approfonditi, non solo “il protagonista”.

Caster risponde all’evocazione e, subito dopo, libera il bambino.

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Fa ciò che Uryu non ha fatto: gli dona la speranza, facendogli credere che si sarebbe salvato…. Per poi strappargli via ogni cosa, evocando delle creature per prenderlo e ucciderlo proprio mentre stava correndo verso la salvezza: la porta di casa, che lo avrebbe portato via dall’inferno che gli aveva sottratto la sua famiglia.

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La scena è tanto potente ed inquietante nell’anime quanto lo è nel prodotto originale e nella sua trasposizione cartacea. Qui riusciamo a vedere il personaggio di Caster in tutta la sua crudeltà e spietatezza, cosa non scontata per un adattamento televisivo, nel quale le scene più cruente possono finire inevitabilmente per essere tagliate o oscurate.

E infatti, diverse scene, nell’anime, sono assenti o censurate, ma basta prendere in mano un paio di volumi del manga di Fate/Zero per capire quanto siano efferati e brutali gli omicidi di Uryu e Gilles. Questi prendono di mira i bambini, ignorando completamente la lotta per il Graal, e iniziano ad uccidere e mutilare in maniera orribile – chiamandola “arte”.

Entrambi trovano il “piacere” nell’omicidio, nella tortura, nell’agonia degli innocenti.

Aspirano a diventare degli “intrattenitori” di prima classe nel mondo, perché sia la preghiera sia la blasfemia – secondo Ryuunosuke – sono forme di adorazione a Dio. Ritengono, nella loro pazzia, di stare solo applicando una forma di arte come tante altre, una sorta di spietata estetica dell’omicidio.

Non è un massacro, dal loro punto di vista, ma un esperimento, una ricerca della “perfezione” nell’atto di privare la vita ad altri esseri umani, tentativo dopo tentativo.

Anche in vita Gilles era stato un assassino che prendeva di mira i bambini. Secondo gli archivi ne ha uccisi più di centoquaranta. Non si limitava ad ucciderli, ma sottoponeva loro e i loro corpi a ogni genere di tortura.

Gilles, comunque, non è sempre stato così – un tempo era un cavaliere, un nobile che combatteva nella Guerra come molti altri. Era rispettato, stimato, carismatico e aveva molte ricchezze e possedimenti.

Che cosa lo ha spinto a cambiare così?

L’incontro con Jeanne D’Arc.

Il rapporto con Giovanna d’Arco 

Jeanne è una figura estremamente presente in Fate/Zero, seppur non dica una parola e compaia in una sola scena. Gilles ne parla spesso, sia perché crede che Saber sia lei, sia per il grande impatto che la Pulzella ebbe nella sua vita.

Gilles, storicamente, conobbe Jeanne proprio durante la Guerra, fu suo consulente e luogotenente e combatté molte battaglie al suo fianco. Si conobbero nel marzo 1429.

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L’incontro con la ragazza cambia radicalmente la vita di Gilles, e molti scrittori francesi – per citare uno dei nomi più importanti, Michel Tournier – ipotizzano che fosse effettivamente innamorato della Pulzella. Un amore platonico, comunque, totalmente disinteressato. A Gilles bastava potere rimanere al suo fianco, sostenerla e guardare la sua luce.

“Le ore più esaltanti della sua vita le ha conosciute al fianco di Jeanne la Pulzella. Un anno, hanno cavalcato e combattuto colpo su colpo. Sono stati loro a liberare Orleans, a schiantar gli inglesi a Patay. E poi la sciagura ha colpito. Jeanne ferita davanti a Parigi. Jeanne prigioniera davanti al ponte levatoio alzato di Compiègne. Jeanne condannata dalla chiesa e bruciata viva come strega. Da allora, Gilles si abbandona con una frenesia spaventosa a ogni eccesso.”

Così come l’incontro con Jeanne cambiò totalmente la vita di Gilles, lo stesso fece la sua morte.

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Proprio poco dopo la morte della Pulzella infatti (avvenuta nel 1431) possiamo rintracciare l’inizio della “metamorfosi” dell’uomo, che diventò una persona dissoluta, blasfema, invocatrice del diavolo.

Possiamo stimare che gli omicidi ebbero inizio intorno al 1432 e secondo gli archivi uccise più di duecento persone fino al 1440, anno della sua morte.

Fate/Zero riesce a trasporre perfettamente il lato sadico del personaggio, così come il suo attaccamento a Jeanne. La scena che ho citato prima proveniente dalla sua prima scena è probabilmente ispirata da una delle sue metodologie: quella di rassicurare le proprie vittime, promettendo loro la salvezza e poi ucciderle.

Oltre a questo, Fate trasmette al lettore/spettatore anche la lucidità con cui Gilles denuncia l’assurdità del proprio processo, accusando i giudici di volerlo condannare per mettere le mani sulle sue ricchezze e sulle sue terre, piuttosto che per reale indignazione nei confronti dei suoi crimini, proprio come fece in vita.

“Dio non punisce mai gli uomini, più semplicemente, gioca con loro. Una volta ho commesso più atrocità e blasfemie di quante ne siano mai state fatte su questa terra. Ma non importa quanto abbia assassinato o profanato, la punizione divina non è mai arrivata! Alla fine non è stato Dio a distruggermi, ma gli interessi personali di uomini come me. La Chiesa e lo Stato mi hanno condannato e giustiziato solo perché ambivano alle mie terre e alle mie ricchezze! Quello che ha posto fine alle mie malvagità non è stato il giudizio divino né nulla di simile, ma solo un furto.”

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Ciò che Fate/Zero dipinge, quindi, è l’immagine di un uomo talmente spietato, crudele e disumano quanto lucido in ogni sua azione e discorso. Gilles è un folle, un blasfemo, eppure possiede una fede incrollabile in Jeanne.

Non cerca giustificazioni per ciò che fa, né sente di averne bisogno: ha già perso la speranza tanto tempo fa, il giorno nel quale l’unica fede che aveva gli è stata strappata via. Questo lo rende un personaggio negativo che, pur non spiccando e non suscitando un particolare interesse negli spettatori, risulta interessante non per la sua spietatezza o per il suo uccidere a sangue freddo, ma per la totale disperazione che circonda la sua storia.

Un degno ritorno in Fate/Grand Order

Gilles si rivela essere uno dei personaggi principali anche in Fate/Grand Order, precisamente nella singolarità di Orleans.

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Qui i protagonisti si ritroveranno a combattere al fianco di personaggi tipici della storia francese come Maria Antonietta e Giovanna d’Arco per cercare di risolvere l’anomalia individuata e sconfiggere la Jeanne d’Arc Alter, determinata a distruggere la Francia con altri Servant evocati a suo seguito.

“Perché vuoi salvare questo paese? Perché vuoi donare la salvezza a queste persone, nonostante siano proprio quelli che ci hanno tradite! Io non sarò più ingannata, non sarò più tradita. Non sento più la voce del Signore, e il fatto che non riesca più a sentirla significa che non benedice più questo paese, quindi lo distruggerò. Fino a quando esisterà la razza umana esisterà anche il mio odio. Renderò questa Francia una terra di morte. Ecco come salverò questo paese.”

Gilles non è presente sin dall’inizio, ma il suo desiderio e il suo ricongiungimento con Jeanne costituiscono uno dei punti più toccanti dell’intera singolarità.

È proprio grazie alla presenza di Gilles se Jeanne Alter può manifestarsi, se possiamo dire così.

Alla fine della singolarità egli ripete un desiderio già espresso in Fate/Zero: rivedere Jeanne. L’unica cosa che l’uomo desidera dal profondo del suo cuore: averla ancora una volta al suo fianco.

Il confronto finale è probabilmente il momento più bello e significativo della singolarità. Gilles le parla, le rivela il suo desiderio e Jeanne si dimostra sinceramente dispiaciuta. Le dispiace che l’ex luogotenente si caduto in una disperazione tanto profonda.

Riusciamo così a toccare con mano la disperazione nella quale l’uomo è caduto dopo la perdita della Pulzella, e, allo stesso modo, a percepire la sofferenza di Jeanne nel vederlo ridotto in queste condizioni a causa sua.

La presenza di Gilles vivo contribuisce ad aumentare drammaticità della situazione, e porta Jeanne a “riconoscere” anche Caster in virtù dell’uomo che era stato e che aveva combattuto al suo fianco.

“Non importa chi tu sia adesso, io credo in chi sei stato in passato.”

E allora, solo allora, sembra che Gilles si penta di tutto ciò che ha fatto. Sembra che Gilles capisca i suoi errori, che Jeanne non avrebbe voluto questo, che mai avrebbe potuto desiderare la distruzione della Francia o la morte di innocenti. Alla fine, si disperde con un sorriso, finalmente in pace con se stesso e dopo avere rivisto la sua adorata Santa.

Una scena analoga la ritroviamo quando, in Fate/Zero, Caster viene sconfitto e prima di svanire definitivamente vede Jeanne che gli porge la mano. E allunga le proprie verso di lei, piangendo.

“Il suo cuore è stato spezzato dalla morte di Jeanne. Nella nostra storia, è diventato un assassino che ha ucciso centinaia di bambini… Ma anche così, il suo reale desiderio era che Jeanne potesse vivere. Questa era la fonte della sua rabbia e del suo odio. Una rabbia che avrebbe potuto distruggere un paese.”

Insomma, Gilles è un personaggio che sicuramente suscita sdegno o curiosità da parte dei fan, ma il suo essere un pazzo spietato non lo rende affatto un personaggio poco valido, anzi. Grand Order ci permette di apprezzarlo proprio grazie al suo confronto diretto con Jeanne, e aggiungere un tassello alla caratterizzazione e al suo legame con Jeanne già tratteggiato grazie a Fate/Zero.

 

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Daniela Reina

Daniela Reina

Nel tempo libero viaggia attraverso tempo, spazio e mondi di fantasia in compagnia di qualche buona lettura. Il suo manga preferito è Berserk, l'anime Neon Genesis Evangelion.

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