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Holy Motors, la storia del cinema

Secondo i critici di Cahiers du Cinéma, Holy Motors è il miglior film del decennio. Ma di cosa parla l’opera di Leos Carax?

Appena si conclude la visione di Holy Motors, le domande che si pone lo spettatore sono molte, ma la sensazione comune a tutti è quella di essersi trovati difronte a qualcosa di mai visto prima. Ci si può sentire straniati, amareggiati, meravigliati ma comunque il pensiero rimane quello: questo film è qualcosa di unico. Ma che cosa rappresenta l’ultimo lungometraggio del regista di Pola X ?

“Prima di tutto mi è venuta in mente quest’immagine di una sala cinematografica, grande e piena, nel buio della proiezione. Ma gli spettatori sono completamente immobili e i loro occhi sembrano chiusi. Sono addormentati? Morti? Il pubblico del cinema visto di fronte. Ho quindi pensato di far cominciare il film con questo dormiente, risvegliato in piena notte che si ritrova in una grande sala cinematografica piena di fantasmi. Istintivamente ho chiamato il sognatore Leos Carax. Quindi ne ho recitato la parte.”

Il sognatore una volta uscito dalla sua camera raggiunge la galleria di una sala cinematografica dove il pubblico ha gli occhi chiusi ed è immobile. Sullo schermo è proiettato un film delle origini in cui un bambino è inseguito da un molosso, l’infanzia cinematografica. La platea però è immobile, senza vitalità, il cinema ha l’effetto narcotico, non si guarda più un film per le emozioni ma per lo spettacolo visivo, siamo spettatori senza occhi.

Una volta concluso il prologo conosciamo Alex Oscar (anagramma di Leos Carax) e iniziamo a vivere con lui la sua giornata. Veniamo a conoscenza tramite Celine, la sua assistente, che Monsieur Oscar dovrà partecipare a nove incontri. Per andare ad ognuno di essi il protagonista si servirà di una limousine bianca.

La bellezza del gesto

Questi nove incontri sono degli appuntamenti in cui Oscar interpreta ogni volta un ruolo differente. L’opera quindi si decostruisce in 9 film separati di diverso registro. Passiamo infatti da una danza sensuale fatta per delle riprese motion capture a una scena dove il disgustoso Merde rapisce una modella (Eva Mendes) per poi proseguire in un dialogo fra una donna e un uomo in un punto di morte o una discussione fra padre e figlia fino a raggiungere un incontro fra due attori che recitano (?) o forse no. Ogni tappa ha in comune con l’altra Oscar come interprete e la limousine come mezzo di trasporto. La limousine è infatti un vero e proprio dietro le quinte della recita, in cui il personaggio interpretato magistralmente da Denis Lavant si prepara l’appuntamento e muta.

Ogni evento rappresenta una critica al cinema post-moderno. L’episodio del motion capture, visivamente mozzafiato, esprime un concetto fondamentale: la continua ricerca a voler trasformare il corpo dell’attore in altro, qui la rappresentazione digitale, è forse troppo ossessiva in quanto l’attore ha ancora molto dare. Ci stiamo spingendo oltre? La recente diatriba sul caso di rappresentare James Dean digitalmente in un film ne è un esempio. Così come l’episodio con protagonista Merde esprime una critica all’intero sistema cinematografico. Merde profana figuratamente delle tombe le cui lapidi recitano “Visitez mon site web.” E’ più importante essere ricordati sul web che come autore. Non vi è più impatto emotivo ma conta solo quello sull’industria. Ma allora perché si continua a fare cinema? In Holy Motors è spiegato tramite un dialogo fra Oscar e “Il boss delle telecamere digitali” (Michel Piccoli).

“Cos’è che vi fa continuare?” “La bellezza del gesto.”

Rinascita

Se il cinema è diventato o diventerà una macchina, in cui lo spettatore è passivo di uno spettacolo pensato esclusivamente per i soldi, che cosa ci può salvare? Leos Carax ci da la risposta nel finale. Infatti una volta finita la giornata lavorativa Oscar ritorna a casa come per concludere un ciclo. Ad accoglierlo però non vi sono persone ma primati, forse un simbolo per comunicarci che per rinascere dobbiamo ripartire dalle origini? Dalla bellezza del gesto? Oscar durante il suo viaggio percorre varie tappe ed ognuna rappresenta un genere per poi alla fine giungere all’ultima, forse anch’essa una tappa, che rappresenta la semplicità. Ripartire dall’uomo e dall’autore lasciando perdere tutto ciò che distrae.

E voi avete visto Holy Motors? Sapete che potete recuperarlo su Prime Video? Se lo avete visto scriveteci nei commenti cosa ne pensate.

 

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