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El Camino: a Breaking Bad Movie – La nostra recensione

“Pinkman è come una moneta falsa: prima o poi torna in circolazione.”

Quando il 25 agosto è stato rilasciato il teaser trailer del film sequel sulla serie cult Breaking Bad, il pubblico si è diviso in due. Chi diceva che era un operazione inutile e chi invece sognava ad occhi aperti. Dopo aver visionato El Camino posso assicurarvi che ne è valsa la pena.

Il film ci trasporta nuovamente ad Albuquerque e dopo un paio di minuti abbiamo subito la sensazione di non essercene mai andati da quel posto. E’ strabiliante il fatto che nonostante siano passati 6 anni dall’ultimo episodio, le atmosfere siano rimaste le stesse.

La chiusura di un cerchio

El Camino prosegue il finale aperto di Felina  fino ad una naturale chiusura di un cerchio, ma lo fa prendendosi il suo tempo. Già nelle prime inquadrature capiamo cosa il film vuole trasmetterci, ovvero ricordi su ciò che sono stati i personaggi di Breaking bad e su ciò che ne sarà di Jesse Pinkman. Infatti dopo essere sfuggito a bordo dell’auto di Todd, una Chevrolet El Camino, Pinkman raggiunge la casa dei suoi due unici amici, ovvero Skinny e Badger che lo accolgono come un fratello. Da questo momento in poi, la vita dell’ormai ex-socio di Heisenberg sarà un continuo susseguirsi di eventi che lo porteranno fino ad un bellissimo finale.

Un film con due binari

Ma El Camino si sviluppa su due piani, su uno vediamo ciò che succede a Jesse dopo la disperata fuga e dell’altro vediamo ciò che è stato per lui la prigionia in mano alla banda di Zio Jack. E questa parte è terribile, in senso buono. In senso buono perché come viene messinscena è da brividi, con molte inquadrature su dettagli che solo a Gilligan possono venire in mente, terribile invece per ciò che ci viene mostrato. Jesse è trattato come una bestia, vive in una gabbia, è sporco e malnutrito, spesso usato come divertimento da Zio Jack e la sua banda. Nell’unico momento che esce, ovvero per fare un favore a Todd, be’ quel “piacere” è il peggiore che si possa chiedere ad una persona. Come se ciò non bastasse, Pinkman sembra rassegnato, e ciò lo capiamo in un momento specifico, in cui la tensione è al massimo. Il personaggio interpretato magistralmente da Aaron Paul è distrutto psicologicamente e fisicamente.

Personaggi immortali

Come detto prima però El Camino non è solo il racconto di una storia, ma è anche un continuo revival di personaggi e sensazioni di una delle serie più belle di sempre. Ci vengono mostrati flashback in cui appaiono le figure che sono state di formazione per Jesse, ognuna con un preciso scopo, ognuna per farci venire un magone nello stomaco che difficilmente se ne andrà. Spesso quando mi viene chiesto il perché Breaking Bad è considerata una delle migliori storie di sempre, io non rispondo mai per la storia ma bensì per i personaggi. Ed El Camino ne è la conferma. Se per far rivivere allo spettatore un’ intera serie, un’ intera story-line, basta una inquadratura di pochi secondi su un carattere specifico, be’ vuol dire che quel personaggio ti è rimasto nel cuore.

“Una persona cattiva”

Infine c’è lui, Jesse Pinkman, ovvero uno dei migliori personaggi televisivi mai apparsi su schermo. Aaron Paul e Vince Gilligan hanno creato un protagonista immortale, tanto quanto la sua figura paterna, Walter White. Jesse potrebbe essere uno di noi, un ragazzo semplice, di buona famiglia che per via di scelte sbagliate si è ritrovato in un tunnel di sangue e droga senza precedenti.

Pinkman è come una moneta falsa: prima o poi ritorna in circolazione.”  Queste sono le parole di Saul Goodman all’interno di Breaking Bad, e per fortuna è tornato, anche se dopo quel meraviglioso finale, vorrei non rivederlo più.

Voi cosa ne pensate del sequel di Breaking Bad? Era necessario? Fatecelo sapere nei commenti.

 

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