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Anime & Manga Approfondimento

One Punch Man 2: Commento episodio 11

Botte, botte e ancora botte. Così potremmo riassumere l’undicesimo episodio di One Punch Man 2. Sin dalla scorsa settimana avevamo fiutato l’arrivo di una pesante dose d’azione nel breve termine, e c’avevamo preso in pieno. Il dubbio, però, riguardava più che altro la capacità di JC Staff di riuscire a gestire una tale ondata d’azione. Le aspettative per un disastroso fallimento erano alte… ed è bello vederle ribaltate. Non è certo la prima volta che lo staff si trova col fiato sul collo, e a dare una mano questa volta arriva l’episode director Katsushi Sakurabi, uno dei registi più importanti dello studio. Il suo stile non ha sicuramente avuto fin troppo spazio per brillare però la sua enorme esperienza ha senza dubbio alleggerito il peso sulle spalle dello staff e aggiunto qualche spunto interessante.

Ma non importa quanto esperto e talentuoso possa essere Sakurabi, ci sarà sempre bisogno di una mano. Ed ecco che quindi tornano gli stessi eroi dell’ottavo episodio: la webgen dello Studio LAN. Già in passato avevamo menzionato come il loro sia un aiuto che viene prestato alle produzioni anime più disperate, e purtroppo quella di One Punch Man 2 rientra perfettamente in questa definizione. Il loro però non è di certo l’unico ritorno importante. Con il suo importante contributo nel terzo episodio ha reso lo scontro tra Garō e Tank Top Master più epico che mai, e vedere Yuji Takagi tornare in scena è davvero emozionante.

L’ottimo lavoro di Kenichiro Aoki e del già menzionato Yuji Takagi è senza dubbio da sottolineare, però purtroppo a supportarlo ci sono sempre delle scelte infelici. L’epicità del contesto è stata in parte sgonfiata dal reparto sonoro, e quei flashback interrompono l’azione soltanto per mostrare in modo rapido e approssimativo la storia dei personaggi. Non è affatto raro negli anime scoprire il passato di un personaggio secondario in questo modo, però ciò non vuol dire che sia il migliore. Certo, in quest’anime trova la sua spiegazione nella gestione del materiale originale, compattato fin troppo per essere raccontato a dovere, però è una scelta che non aggiunge molto e finisce col togliere troppo.

A caratterizzare il reparto tecnico, però, sono dei piccoli dettagli che passano inosservati ai più. Dettagli che, guarda caso, avevano fatto la loro prima comparsa in concomitanza con l’arrivo dello Studio LAN nell’ottavo episodio. Molto spesso la vistosità delle scene d’azione finisce per far distrarre lo spettatore da altri importanti scelte che contribuiscono enormemente alla resa finale di un episodio, e questo è proprio il caso per questa puntata. Gli storyboard sono un minimo più audaci del solito, e i primi e primissimi piani enfatizzano le minuziose correzioni dei disegni degli animation directors. Il risultato? Frame come questi qui sotto, capaci di parlare da soli; di riassumere perfettamente ciò che sta succedendo.

Ciò che però è ancora più affascinante di questi scontri è l’enorme numero di informazioni che ci forniscono sui personaggi. L’Associazione degli Eroi è palesemente in crisi, e questo dovrebbe essere il miglior momento per restare compatti, giusto? No, perché Death Gatling fa un po’ come gli pare. Si nasconde dietro dei finti ideali per mascherare il proprio egoismo, da priorità al suo profitto personale rispetto al bene comune. Ed è ironico come sia proprio un villain a dargli una bella lezione, a mostrargli come lui più di tutti sia ossessionato con la classifica che tanto dice di disprezzare. Per quanto possa non condividere le sue scelte, però, non mi sento neanche di biasimarlo. In fin dei conti Death Gatling è vittima di un sistema affatto meritocratico, corrotto e stressante. Un sistema controproducente che nel lungo termine rischia di contribuire al collasso della società degli eroi.

L’undicesimo episodio di One Punch Man sembra proprio a tema “ritorni epici”, e a questi dovremmo aggiungere senza dubbio quello di Genos. La dura sconfitta che ha subito contro Goketsu l’ha traumatizzato non poco, però il personaggio sembra tutto fuorché rassegnato. E ripensandoci Genos è un po’ questo, una sorta di simbolo di come gli errori siano fondamentali per crescere. Non importa quante volte viene messo al tappeto, il robottone torna sempre più forte di prima. E attenzione, non mi riferisco soltanto ai pezzi del suo corpo metallico. In quanto robot può sicuramente permettersi di fare più errori, specialmente se sicuro di venir sempre riassemblato, però se c’è un qualcosa su cui nessuno eccetto lui ha il controllo è la sua determinazione. Quello è il punto chiave del personaggio. Venir steso così tante volte non l’ha mai fatto esitare, e da ciò possiamo solo imparare.

Ma tornando al punto: Genos arriva sul campo di battaglia e si fa valere. I miglioramenti effettuati al suo corpo sembrano averlo reso ancora più forte, e la sua prontezza mentale è ancora maggiore. Non che sia l’unico, però. Anche Garō continua a stupirci con la sua incredibile resistenza fisica, ma è nel momento in cui emula lo stile di Mastino Man che dimostra tutto il suo talento. E a proposito di Garō, è davvero interessante notare come la situazione in cui è finito rispecchi quella del suo flashback. In fin dei conti, quello è il pretesto perfetto per farci empatizzare con il villain. Tutto d’un tratto Garō bambino siamo noi, quel Garō che si chiede come mai nessuno riconosca lo sforzo dei cattivi. Quel Garō che spera nella loro vittoria.

Oltre ad interrogarci sul futuro di Bang e Garō dovremmo anche chiederci cosa succederà invece con Saitama. In fin dei conti il nostro protagonista rappresenta l’ostacolo più grande al sogno di Garō. Dove quest’ultimo vuole sconfiggere ogni eroe per dimostrarsi superiore, la presenza di un eroe apparentemente indistruttibile è fin troppo scomoda. Insomma, già abbiamo fatto parecchi paralleli interessanti tra i due personaggi…però tra tutti questo è sicuramente quello più concreto. Quello che li porterà a scontrarsi.


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L'autore

Matteo Mellino

Matteo Mellino, sul web Mr. Gozaemon.
Tormenta continuamente amici e familiari parlando dell'argomento che più lo affascina e al quale dedica tutto il suo tempo libero: l'animazione giapponese.
Più pigro di Spike, testardo quanto Naruto ma sempre positivo come Gon.

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