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Approfondimento Film/Serie Tv

L’ultimo episodio di GoT era veramente troppo scuro?

Avengers Endgame e GoT, gli ultimi giorni hanno visto l’apice delle opere pop del momento. In entrambi i casi, però, le critiche non hanno tardato ad arrivare.

L’ultimo episodio de Il trono di spade ha letteralmente diviso i fan a metà: da una parte abbiamo chi si ritiene complessivamente soddisfatto dallo svolgimento; dall’altra, invece, c’è chi boccia completamente lo storytelling adottato dagli sceneggiatori. Su una cosa, però, quasi tutti sembrano esser d’accordo. Stiamo ovviamente parlando della fotografia, da tanti definita “troppo scura”.

Sotto un certo aspetto, è vero. Bisognerebbe però spezzare una lancia a favore di Fabian Wagner, quel povero direttore della fotografia che sui social ha ingiustamente ricevuto le peggiori angherie del mondo.

Ovviamente l’articolo contiene molti spoiler, dunque se siete arrivati fino a qui indenni siete ancora in tempo per salvarvi.

Parliamoci subito chiaro: l’ultimo episodio di GoT non ha una brutta fotografia, anzi. L’intento di Wagner è chiaro e non deve ovviamente passare come errore. il cosiddetto “scuro” qui è una scelta stilistica, non di certo uno scivolone o una forma di risparmio (anche se di fatto lo è stata).

Non stiamo parlando de Il Signore degli Anelli, la serie ha da sempre avuto un approccio al fantasy ben distante da quello classico. Era chiaro quindi che ci fosse la necessità di emulare luci naturali e drammatiche. Infatti ad illuminare i protagonisti vi sarà solo un fiacco chiaro di luna (per poco tempo) insieme alla combustione dei tizzoni ardenti.

Rivisto ad una qualità che gli rende la giustizia che merita, il risultato è sicuramente diverso

Momenti di tenebra usati per costruire man mano la tensione e il mistero nei confronti dell’armata dei non morti. Una cultura dell’immagine che volutamente ci nasconde quella che sicuramente è la minaccia più temuta di tutte. Un gioco di luce e ombra che trova la sua massima espressività sui volti disperati dei protagonisti terrorizzati dalla morte dinnanzi a loro.

La situazione di vedo e non vedo culminerà poi nel primo, vero contatto contro gli immacolati.
Con la sua regia Sapochnik ci getta così immediatamente nella mischia più brutale. Tagli veloci sulla più terribile delle situazioni: di li a poco la scena sarà letteralmente colorata dai tanto amati draghi.

Da molti definiti quasi inutili sotto l’aspetto narrativo, di certo non lo sono stati sotto quello estetico. I figli di Daenerys hanno letteralmente acceso il campo di battaglia, dando un volume sensazionale ad alcune delle immagini più belle dell’episodio.

Chiaro e scuro. Fuoco e ghiaccio. Wagner è intenzionato a restituirci una rappresentazione illuminotecnica dello spazio il più credibile possibile; riesumando dunque una forma estetica oggi poco usata persino al cinema.

Il contrasto fra le due forze viene così sfruttato al massimo, con l’obiettivo di immergere lo spettatore nel vivo dello scontro.

Quando le cose inizieranno a farsi nuovamente troppo scure (in tutti i sensi) e i draghi si faranno desiderare più di ogni altra cosa al mondo, sarà poi Melisandre ad illuminare nuovamente la scena bruciando le trincee.
Il ruolo della donna rossa è qui essenziale e servirà poi a contestualizzare quel suggestivo controluce creato durante l’assedio dei non morti a Grande Inverno.
I tizzoni continuano a bruciare mentre il nemico avanza imperterrito senza fatica sulle mura del castello. Si assiste dunque a delle quasi-silhouette combattere (o sopravvivere) su uno sfondo rossastro dal retrogusto di morte.

La fotografia adottata dal 2 volte candidato agli Emmy Awards Fabian Wagner dunque rinuncia alla leggibilità completa della scena per cercare di puntare sull’impatto emotivo dello spettatore. La luce è quindi completamente al servizio della narrazione, enfatizzando proprio quei momenti di conflitto fra il fuoco e l’oscurità.

E il fosso di Helm?

Ora passiamo alla parte clou.
Su internet ormai non si parla d’altro, il paragone nei confronti della Battaglia del Fosso di Helm online è letteralmente esploso (forse sono state travisate le parole del regista? Non lo sapremo mai). Ora non si vuole di certo accostare le due situazioni, quanto rimarcare (se ancora non si era capito) la differenza stilistica che le separa profondamente.
Come già ribadito, Il signore degli anelli è un capolavoro del fantasy classico e, come tale, ha un approccio alla luce totalmente diverso. Non c’era modo e ragione di contestualizzare in GoT una luce lunare tanto suggestiva quanto irrealistica.

Fondamentalmente stiamo parlando di un prodotto coerente con se stesso, che di certo non è stato valorizzato da una serie di situazioni indipendenti dal direttore della fotografia e i suoi colleghi.

Insomma… qual è il problema?

Ovviamente il problema in tutto questo c’è ed è lampante: noi. O meglio, i nostri schermi.
Come avrete ben notato, ormai da qualche stagione quelli de Il trono di spade hanno deciso di fare le cose in grande. Le puntate dell’acclamatissimo show sono praticamente pensate e prodotte come fossero veri e propri film. Luce inclusa, ovviamente.

Si parla sostanzialmente di quello che è un prodotto più adatto per il cinema piuttosto che per il piccolo schermo. I motivi del disastroso risultato dell’altra sera, dunque, sono moltissimi.
Prima di tutto c’è sicuramente un discorso legato ai nostri televisori e alle nostre abitudini. Anche le più semplici impostazioni di contrasto e toni automatici potrebbero aver inciso negativamente sulla fruizione del tanto chiacchierato episodio. Senza contare il fatto che ogni schermo ha un suo modo di riprodurre i colori (uno schermo OLED qui era sicuramente il più indicato).
Era poi imperativo gustarsi la puntata all’interno di un ambiente consono e buio, proprio come una sala cinematografica.

Altro gigantesco problema (forse il più grande) è stato quello della compressione televisiva. Per la messa in onda, la HBO è ovviamente costretta a comprimere l’episodio minandone irrimediabilmente la qualità. Un’operazione che compromette proprio i neri più di ogni altra cosa. In alcune zone di buio più totale era infatti possibile notare veri e propri buchi, cioè porzioni di spazio dove ogni informazione è andata perduta (problema particolarmente segnalato dagli utenti che hanno visto l’episodio su NowTv)

Si poteva evitare? Sicuramente si. Gli addetti ai lavori forse avrebbero dovuto considerare con più coscienza le piattaforme raggiunte dallo show. D’altro canto il prodotto ne sarebbe però uscito compromesso dalla visione finale di chi ci ha lavorato dietro. C’è dunque da comprendere che qui il problema è scaturito da una serie di eventi che comprensibilmente sono andati fuori controllo.
Già alla seconda occhiata in alta definizione si può osservare come il risultato sia diverso da quello della prima messa in onda. L’unica cosa certa è che per effettuare un giudizio più approfondito bisognerà aspettare l’uscita dell’episodio in home video.

l’audacia non è stata premiata

Non c’è dubbio che negli ultimi anni lo show abbia preso una piega narrativa dallo svolgimento rivolto ad un pubblico più generalista. Il lato tecnico, invece, è quello che forse continua a stupire sotto diversi aspetti.
Criticare senza cogliere tutte le sfaccettature di una produzione che ha osato tanto portando letteralmente il cinema sul piccolo schermo è sicuramente superficiale. È vero che la fruizione finale della prima messa in onda è andata come tutti sappiamo, ma non si deve individuare la totalità delle colpe in una fotografia che non è scadente di certo.

Certo, è altrettanto sacrosanto che una fotografia simile combinata ai ritmi frenetici del montaggio e la volontà del bravissimo Sapchonik di buttare continuamente lo spettatore nella mischia come precedentemente dimostrato nella bellissima (e inarrivabile) battaglia dei bastardi, alla lunga potrebbero sfiancare anche l’occhio più tenace. Sicuramente l’ultimo episodio di GoT non ne esce illeso sotto ogni fronte, ma resta comunque di un’elevatissima qualità audiovisiva. 

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Lorenzo Marcoaldi

Cinefilo e videogiocatore incallito, non perdo mai l'occasione di andare al cinema.
Appassionato del cinema riflessivo di Villeneuve e quello parodistico di Edgar Wright, considero la trilogia del cornetto un monito da contemplare saltuariamente.