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Pezzotto TV, il box Android illegale odiato da SKY, DAZN e Serie A

I fenomeni illegali relativi allo streaming gratuito di eventi sportivi normalmente trasmessi a pagamento sono ben noti. Dal classico e ormai quasi obsoleto Rojadirecta, alla più complessa visione dei canali tramite Kodi. Un nuovo fenomeno sociale però è sorto in Italia ultimamente, altrimenti noto come “Pezzotto” TV.

Cos’è Pezzotto TV?

Questo box Android da 60/100 euro ha fatto il boom negli ultimi mesi, e non piace per niente – ovviamente – a Lega Serie A, SKY e DAZN. Con Pezzotto TV, infatti, è possibile abbonarsi a quasi tutte le piattaforme a pagamento italiane, comprese quelle precedentemente citate e anche Netflix, al costo di 10 euro al mese. Una grossa differenza rispetto alla spesa lecita di più di cento euro al mese.

Ma Pezzotto TV è anche un chiaro segno della debolezza dei controlli delle reti. Leggendo i flussi dei telespettatori, questo decoder IPTV ha due milioni di utenti, più di Mediaset Premium l’anno scorso (1,5 milioni). Un danno, soltanto per la visione pirata della Serie A, di circa 200 milioni di euro all’anno.

Chi è il colpevole?

Le reti interessate e la Lega Serie A hanno subito chiesto spiegazioni a Vodafone, Fastweb, Wind, Tiscali e TIM – tra l’altro, main sponsor della Serie A -, ossia ai maggiori provider italiani. Questi, secondo la Lega, sarebbero colpevoli di avere dei tempi di disattivazione dei canali pirata troppo lunghi, in ritardo di 90 minuti (dunque una partita intera) rispetto alla segnalazione.

Le Telco si sono giustificate spiegando c’è carenza di personale durante i weekend, ossia quando si svolge la maggior parte degli eventi sportivi. TIM sarebbe l’unica a salvarsi, almeno in parte, con reazione di spegnimento entro i 50 minuti. Ma ciò non è bastato a SKY, DAZN e Lega Serie A che, infine, si sono appellate al tribunale.

Le varie sentenze hanno semplicemente ribadito le richieste di entrambe le parti coinvolte nel caso. È sì giunta l’imposizione di spegnere immediatamente le reti, con penale in caso di mancato adempimento, ma le Telco hanno spiegato nuovamente che vi sono impedimenti tecnici, organizzativi ed economici. Per chiudere subito i canali pirata servirebbe un team di 3 persone: una per la ricezione e verifica delle richieste, una per la disabilitazione degli indirizzi IP e un’altra per la disabilitazione dei DNS. Spesa complessiva? Più di un milione di euro.

Una soluzione fin troppo complessa per le aziende di telecomunicazione che, ora, si trovano nel limbo tra i risarcimenti alle parti lese e l’enorme spesa per adeguare i metodi d’intervento alle loro richieste.

FONTE

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Francesco Santin

Studente di Scienze Internazionali e Diplomatiche, ex telecronista di Esports, giocatore semi-professionista e amministratore di diversi siti e community per i quali ho svolto anche l'attività di editor e redattore.