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Ecco la prima foto di un buco nero nella storia dell’astrofisica

Oggi l’Event Horizon Telescope ha mostrato per la prima volta in assoluto la foto di un buco nero. L’EHT, progetto internazionale di studio astronomico, consiste in una rete di radiotelescopi collegati tramite VLBI (Interferometria a Base Molto Ampia), sincronizzati nell’intento di ottenere e combinare tra loro i dati provenienti da ogni singola stazione.

Cosa riguardano questi dati?

Prima della trasmissione in diretta, il dubbio era relativo al soggetto della foto. Quali erano i candidati? Il buco nero supermassiccio situato al centro della Via Lattea, denominato Sagittarius A e distante 26mila anni luce, e quello al centro della galassia M87 o Virgo A, distante 54 milioni di anni luce.

Lo studio è stato molto difficile in entrambi i casi a causa delle nubi di polveri e gas che circondano i buchi neri. Ma con questo sforzo coordinato, è stato possibile ottenere un’immagine (non estremamente dettagliata, ovviamente) delle dimensioni di questo corpo celeste estremo.

In particolare, i dati vogliono mostrarci l’”orizzonte degli eventi”, ossia quella superficie che delimita il buco nero stesso. Qui spazio e tempo sono molto distorti, a tal punto che la radiazione emessa dalla materia “inghiottita” dal corpo celeste cambia natura. Osservare ciò che avviene attorno a questa superficie – luogo chiamato anche ombra del buco nero – è arduo. Per svolgere questa ricerca, è risultato strettamente necessario il lavoro dell’EHT.

La foto del secolo

Otto radiotelescopi, situati in USA, Antartide, Spagna, Messico, Hawaii, persino nelle Ande cilene. Formando una grande parabola grande quasi come il pianeta Terra, essi hanno elaborato migliaia di terabyte di dati. E questa foto ne è il risultato, ottenuto dopo due anni dall’osservazione grazie al lavoro dei supercomputer dell’MIT, nel Massachussets, e del Max Planck Institut für Radioastronomie, a Bonn, che hanno unito i vari pezzi del puzzle per ottenere l’immagine finale.

Una foto scattata usando le frequenze delle onde radio che, per fortuna, riescono a eludere la cortina/barriera di gas. La risposta effettiva alla teoria della Relatività generale di Einstein, la dimostrazione della deformazione dello spaziotempo attorno a un oggetto così massiccio. Insomma, il sogno di ogni astrofisico, che potrebbe separare di netto il passato e il futuro della disciplina.

Questo è il buco nero al centro della galassia M87. Il suo diametro è di centinaia di miliardi di chilometri, la dimensione è pari a sei milioni e mezzo di volte il Sole della Via Lattea. Ciò che si vede attorno a esso è l’anello che circonda il buco nero, ossia il tanto ricercato orizzonte degli eventi. Un risultato tanto atteso, frutto di anni di lavoro intenso, che davvero potrebbe rivoluzionare la ricerca scientifica.

Per gli interessati che non hanno potuto assistere alla diretta streaming e su Focus TV, quest’ultimo canale televisivo manderà in onda la replica alle 23:15.

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Francesco Santin

Studente di Scienze Internazionali e Diplomatiche, ex telecronista di Esports, giocatore semi-professionista e amministratore di diversi siti e community per i quali ho svolto anche l'attività di editor e redattore.