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The Division 2, la recensione del brillante looter shooter di Ubisoft

Ecco a voi la recensione di The Division 2! 

Circa 3 anni fa, l’8 marzo 2016, arrivava nei negozi The Division, uno shooter always online pubblicato da Ubisoft ed attesissimo dai tanti fan che rimasero abbagliati dagli splendidi trailer mostrati durante le varie fiere videoludiche. Nonostante però le ottime premesse sia narrative che di gameplay, il titolo deluse i tanti giocatori che riposero la loro fiducia in Massive Entertainment; The Division, appena arrivato sul mercato, risultò infatti essere un gioco vuoto, con un gameplay sì interessante ma non di spessore e con una trama dalle ottime basi -d’altronde è del mondo di Tom Clancy che si parla –  ma mai realmente approfondita. Tuttavia i tanti aggiornamenti pubblicati dagli sviluppatori nel corso degli anni resero The Division un ottimo titolo, apprezzato tuttavia dai pochi che rimasero stregati dall’ambientazione newyorkese e dal discreto endgame. Visto che gli sforzi portarono a risultati discreti dunque, Massive Entertainment ha deciso di riprovarci con The Division 2, arrivato finalmente su PC, PlayStation 4 ed Xbox One il 15 marzo 2019. Dopo esserci persi per ore ed ore in una Washington DC post apocalittica, siamo finalmente pronti a dirvi cosa pensiamo del gioco!

Narrativa non approfondita

The Division 2, nonostante porti ancora nel titolo il nome del compianto Tom Clancy, non brilla particolarmente sul piano della narrativa. Sono passati circa sette mesi dal fatidico Black Friday in cui vi fu la diffusione dell’epidemia causata dall’attacco bioterroristico che mise in ginocchio New York e gli interi Stati Uniti nel primo capitolo. Mentre dunque nel primo The Division abbiamo vissuto i primi momenti successivi all’attacco, in The Division 2 ci ritroveremo a far fronte ai problemi causati dal suddetto in un setting totalmente diverso; la narrazione infatti porta il nostro agente della Divisione – liberamente personalizzabile – a Washington D.C., città ormai falcidiata da bande criminali che hanno approfittato della situazione d’emergenza creatasi e dello spegnimento totale della rete SHADE. Starà a noi ed eventualmente ad altri tre amici riportare l’ordine in una Washington che, all’interno di The Division 2, sembra essere la vera protagonista del gioco. La città statunitense infatti è stata egregiamente riprodotta quantomeno nelle sue zone di maggior interesse e fama, e pur avendo un appeal inferiore rispetto alla Grande Mela, riesce a rappresentare alla perfezione la tragica situazione creatasi in seguito all’attacco bioterroristico. La cura riposta nella ri-creazione di Washington tuttavia non è paragonabile a quella riposta nella creazione della narrativa vera e propria del titolo; i pochi filmati d’intermezzo, seppur ben girati, servono semplicemente a fare da collante tra una missione e l’altra, e le uniche vere fonti di informazioni riguardanti la trama di The Division 2 sono, come nel primo capitolo, riposte all’interno delle descrizioni di alcuni collezionabili sparsi per l’enorme mappa. Un vero peccato, che è possibile perdonare e giustificare solo per la cura che Massive Entertainment ha riposto nei tantissimi altri, ottimi aspetti di The Division 2.

Agenti della Divisione, a rapporto! 

Sotto il profilo del gameplay The Division 2 rappresenta una naturale e ben riuscita evoluzione del primo capitolo. Sin dai primi passi mossi al di fuori della Casa Bianca infatti, il titolo di Massive Entertainment si presenta da subito come mastodontico, mettendo in mostra una mole di contenuti che per certi versi rischia di sopraffare il giocatore. La struttura ludica del gioco resta pressochè identica a quella del suo predecessore; il giocatore infatti, nelle missioni principali, si dovrà occupare della liberazione dei quartieri di Washington presi d’assalto da svariate bande criminali, al fine di ristabilire per quanto possibile l’ordine mediante degli scontri a fuoco divertenti e particolarmente evocativi, dal gunplay eccellente. Una volta terminata la missione il giocatore verrà ricompensato con un loot la cui rarità è proporzionata al livello di difficoltà dell’impresa appena conclusa, oltre che con punti esperienza utili a raggiungere il level cap del gioco, fissato al livello 30. La ripetitività della struttura delle missioni tuttavia non inficia in alcun modo il divertimento che il titolo Massive Entertainment offre al giocatore; infatti la varietà di situazioni presenti negli incarichi principali è parecchia, ed ogni scontro a fuoco sia negli splendidi interni che negli evocativi esterni – che contribuiscono sicuramente all’immedesimazione grazie alla loro ottima realizzazione – sarà diverso dagli altri grazie anche all’ottima intelligenza artificiale nemica, che si adatterà al nostro stile di gioco. Ci preme specificare che a differenza del primo capitolo della saga, in The Division 2 i nemici non sono bullet sponge e non si comportano come tali: una rarità nei looter shooter odierni che tenevamo a sottolineare per dare un’idea della qualità complessiva del gioco. Ovviamente The Division 2 non è fatto di sole missioni principali; infatti, semplicemente andando dal punto A al punto B in qualunque momento, verremo coinvolti in un numero mastodontico di eventi che daranno inizio a delle missioni secondarie o a semplici scontri a fuoco, il cui successo porterà in dote al giocatore nuovo equipaggiamento ed una buona dose di punti esperienza. La struttura delle missioni secondarie è molto simile, se non identica, a quella delle missioni primarie, ma una mole così enorme di contenuto può per certi versi determinare un appiattimento della struttura degli incarichi, soprattutto in un gioco appartenente all’ormai sdoganato genere dei looter shooter. Al compimento di ogni missione potremo utilizzare inoltre i punti esperienza guadagnati per migliorare la salute del nostro personaggio e gli altri bonus passivi denominati Vantaggi, oltre che per acquisire numerose abilità che saranno utilissime in combattimento; vi sono infatti un gran numero di gadget tecnologici come droni e torrette semoventi che il nostro Agente potrà utilizzare in battaglia dopo averle sbloccate presso un apposito NPC situato in uno qualunque degli avamposti della Divisione. Da segnalare inoltre che il livello di difficoltà delle missioni è particolarmente elevato, soprattutto se giocate in singolo, grazie alla già menzionata intelligenza artificiale nemica; sono state tante le volte in cui il nostro Agente è caduto in battaglia perchè bersagliato su più fronti dall’armamentario degli avversari. Per arrivare agevolmente alla missione finale e sbloccare il tanto agognato endgame sarà dunque necessario trovare del buon loot ed equipaggiarsi a dovere. Il loot è come sempre diviso per rarità ed è, almeno per ciò che concerne le armi da fuoco, liberamente ed ampiamente personalizzabile. Appare chiaro dunque come il gameplay di The Division 2 sia una naturale ed ottima evoluzione del suo predecessore; la cura riposta nella creazione di ambienti e missioni ed il gran numero di avvenimenti principali e non sapranno soddisfare il palato di gran parte dei videogiocatori che desidereranno immergersi in questa splendida Washington post apocalittica.

I Black Tusk, un endgame scintillante

Finita la storyline principale  si passa finalmente al vero fiore all’occhiello di The Division 2, l’endgame. Una volta che il nostro personaggio raggiungerà il livello 30 e la main quest sarà portata a termine, Washington vedrà infatti l’arrivo di una nuova banda criminale chiamata Black Tusk; questo vero e proprio esercito possiede una quantità sterminata di armi frutto dell’applicazione di avanzatissime tecnologie militari, e rappresenterà uno degli avversari più complicati da affrontare all’interno del titolo. L’arrivo dei Black Tusk coinciderà inoltre con un aumento della criminalità all’interno di Washington, e con il reset di tutte le attività principali e secondarie, degli insediamenti e delle Roccaforti. Toccherà dunque affrontare nuovi incarichi, la cui difficoltà è ampiamente al di sopra di quelli visti durante la main quest ed in cui il corretto equipaggiamento ed una buona compagnia faranno la differenza tra la vita e la morte. Affrontare le milizie dei Black Tusk da soli e senza il loot adatto significherà andare incontro a morte certa, data l’enorme potenza di questo nuovo gruppo criminale. Inoltre, una volta arrivati in endgame, The Division 2 offrirà un’ulteriore opzione di personalizzazione del personaggio, vale a dire la Specializzazione; vi sono tre tipi di Specializzazioni, ognuna con il suo personale albero delle abilità, che possono essere cambiate in ogni momento. Ogni Specializzazione vi porterà in dote la possibilità di portare con voi un’arma speciale, capace di infliggere ingenti danni ai malcapitati nemici di turno. Da segnalare inoltre la presenza del Gear Score, cioè un punteggio che rappresenta la qualità dell’equipaggiamento indossato, che sarà possibile aumentare grazie al ritrovamento spasmodico di oggetti più forti e più rari, utili a rendere il nostro Agente un degno antagonista dei Black Tusk. In The Division 2 torna anche la Zona Nera, un’area in cui sarà possibile recuperare del loot rarissimo mediante la collaborazione con altri giocatori; tuttavia, una volta recuperato l’equipaggiamento – o anche prima, ma a vostro rischio e pericolo – vi sarà la possibilità di tradire i giocatori con cui state collaborando per ucciderlo e rubare tutto il loot recuperato da questo all’interno della Zona Nera. Tale modalità di gioco tuttavia necessita di un piccolo bilanciamento soprattutto relativo alle mappe, in quanto i combattimenti, svolgendosi in luoghi piuttosto ristretti, possono risultare troppo caotici e poco gratificanti rispetto al resto dell’offerta ludica portata nei negozi da Massive Entertainment ed Ubisoft. Da segnalare la presenza di un’ulteriore modalità di gioco, chiamata Conflitto, che offre un’esperienza PVP più tradizionale e meno caotica rispetto a quanto visto nella Zona Nera. Insomma, a differenza di altri esponenti del genere, anche l’endgame di The Division 2 risulta estremamente curato e divertente, soprattutto se affrontato con dei compagni di squadra; e pensare che siamo solo nel primo mese di vita del titolo..

Buona tecnica, qualche sbavatura

Il comparto tecnico di The Division 2 non brilla, ma non sfigura rispetto a tanti altri titoli presenti su console e PC. Il motore grafico utilizzato è lo SnowDrop Engine, che garantisce una discreta pulizia grafica ed un frame rate, almeno su PlayStation 4 PRO, ancorato ai 30 frame al secondo. Purtroppo abbiamo notato, come nel primo The Division, alcuni ritardi nel caricamento delle texture ed alcune piccole imperfezioni, che tuttavia non minano in alcun modo nè la godibilità del titolo, nè la sua qualità grafica. Il livello di dettaglio degli ambienti sia interni che esterni resta infatti altissimo, e la cura riposta nella ri-creazione di Washington D.C. da parte degli sviluppatori è davvero degna di nota. L’unica pecca, se così può esser definita, del comparto tecnico di The Division 2 è rappresentata dalla confusione dei vari menù, che ci sono risultati davvero macchinosi e poco accessibili, soprattutto per i neofiti che desiderano intraprendere le gesta di un Agente della Divisione a partire proprio da questo titolo. Nonostante qualche sbavatura dunque, non possiamo non promuovere il comparto tecnico di The Division 2, che risulta curato come tutte le recenti produzioni Ubisoft.

In conclusione

The Division 2 è un looter shooter davvero brillante, una naturale evoluzione di un primo capitolo che col tempo è riuscito a dire la sua e ad imporsi in un mercato tempestato da produzioni di questo tipo. La quantità delle missioni è enorme, e l’endgame, a differenza di altri titoli  *coff coff Anthem coff*  è  già pieno di attività ed offre un livello di sfida particolarmente alto e coinvolgente. Nonostante dunque siamo davanti ad una sorta di more of the same, non possiamo fare altro che apprezzare il gran lavoro effettuato da Massive Entertainment ed Ubisoft, che hanno saputo imparare dai propri errori ed hanno corretto tutto ciò -o quasi – che non funzionava nel primo capitolo. The Division 2 è dunque un titolo validissimo, che siamo sicuri saprà imporsi sul mercato e regalare ai giocatori tante ore di divertimento.

 

VOTO: 8.8

 

 

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Carlo D'Alise

Videogiocatore dagli indimenticabili tempi dello SNES. Praticante avvocato nel tempo libero, appassionato in particolare di Action, Soulslike ed RPG, ma in generale del videogioco in (quasi) tutte le sue declinazioni. Sono ad un panino dall'obesità.