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Le emoji stanno mettendo in crisi alcuni tribunali

Per i tribunali statunitensi sta diventando una priorità comprendere le emoji e le loro combinazioni. I procuratori, infatti, si trovano di fronte a un numero sempre maggiore di casi dove esse, nelle chat via Whatsapp, Telegram, etc. degli accusati, svolgono un ruolo estremamente importante per la codificazione di messaggi.

Uno degli ultimi episodi, dei quali ha parlato The Verge in un articolo del 18 febbraio, ha visto i procuratori di Bay Area cercare di capire una serie di messaggi privati via Instagram tra l’imputato, accusato di essere un pappone, e una donna contattata da quest’ultimo.

Tra i vari messaggi nella chat, uno in particolare mostrava l’emoji di una corona, seguita da delle scarpe con tacchi a spillo e infine da un sacchetto pieno di denaro. Assieme, un piccolo messaggio con scritto: “Il lavoro di squadra fa il lavoro dei sogni”. Le interpretazioni? I procuratori lo hanno interpretato come l’evidenza di un rapporto di lavoro tra i due. La difesa, invece, lo ha definito semplicemente come una possibile pick-up line per provarci con lei.

Un evento non unico

Questo problema si è manifestato sempre di più negli ultimi anni. Uno studio del professore alla Santa Clara University, Eric Goldman, ha mostrato come tra 2004 e 2018 i riferimenti alle emoji nei tribunali statunitensi siano cresciuti esponenzialmente.

Finora le emoticon non sono state tanto importanti, se non in casi eccezionali, da cambiare radicalmente la direzione di un caso. Ma, nel loro carattere ambiguo, nelle loro diverse interpretazioni e nel loro essere parte del linguaggio comune, a breve potrebbero farsi pericolose.

I casi precedenti

Dal 2004, le sentenze in cui si parla infine della presenza di emoji riguardano maggiormente casi di molestie sessuali. Ma qui si contano solo quei casi in cui sono bastate le parole emoji ed emoticon per ritrovarli nel database. Gli altri, invece, non sono apparsi così facilmente a Eric Goldman durante le sue ricerche.

Vedremo sempre di più le emoji. In tutti i tipi di casi, specialmente quando essi riguardano il dialogo tra più persone.”

Nel corso degli anni le emoji hanno preso sempre più piede, coprendo anche furti e omicidi. Nei primi, a volte spiegano le ragioni del furto, altre volte il metodo; nei secondi, invece, permettono persino di comprendere lo stato psicologico dell’omicida.

Oggi, comunque, è ancora abbastanza raro fondare le sentenze sull’interpretazione delle emoji. Sono una prova, certo, ma spesso non significano niente. In tanti casi, infatti, i giudici decidono di ometterle proprio perché non rilevanti – secondo loro – alla risoluzione del caso.

La natura delle emoji

Esse senza dubbio rimangono una parte cruciale della comunicazione online, a tal punto da dover essere comunque definite di fronte a un giudice – se necessarie per il caso. Vanno lette alla giuria, interpretate. Come ha detto Eric Goldman:

“Immagina una frase con la faccia che fa l’occhiolino di seguito. Capiscila. Poi, prova a togliere quella emoji. Molto probabilmente assumerà un significato diverso. Per questo è strettamente necessario capire l’insieme prima, e poi le parti.”

Il caso Bay Area

Nel caso citato inizialmente, e in generale nei casi di prostituzione, un esperto del “mercato del sesso” viene chiamato a testimoniare. Le emoji delle scarpe e dei soldi sono state così interpretate come “Indossa quei tacchi a spillo per fare un po’ di soldi”. La corona, invece, stava a significare “Il pappone è il re”.

Certo, le interpretazioni sono molteplici e non si sa esattamente quale sia quella corretta. Serve un lavoro di comparazione tra diverse prove, diverse frasi, associate a un contesto.

Le emoji spesso hanno dei dialetti, dei modi di dire personali. Trovano significato nel contesto stesso del fatto. Si può parlare delle emoji come un fenomeno, ma per capirne il significato non si può andare da un esperto in lingue. Si deve contattare una persona parte di quel contesto, di quella comunità. Come in questo caso.”

Così ha dunque concluso lo studio Eric Goldman, affermando inoltre che gli esperti in emoji non esistono, come non esistono regole o guide alla loro interpretazione. I giudici comunque necessitano di un’infarinatura in materia, per rimanere all’erta e dare importanza a questo nuovo fenomeno.

Un modo di comunicare diverso, ormai quotidiano, soggetto a libera interpretazione.

FONTE

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Francesco Santin

Studente di Scienze Internazionali e Diplomatiche, ex telecronista di Esports, giocatore semi-professionista e amministratore di diversi siti e community per i quali ho svolto anche l'attività di editor e redattore.

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