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Farout: scoperto un nuovo pianeta del sistema solare

Farout: il nostro nuovo vicino di spazio

Si chiama 2018 VG18 nella designazione MPC (Minor Planet Center, un ramo dell’International Astronomical Union), o Farout “per gli amici”, ed è il corpo celeste transnettuniano più lontano scoperto fino a oggi.

La scoperta di questo pianeta nano è avvenuta il 10 novembre scorso, durante la ricerca per il Pianeta Nove che, ipoteticamente, avrebbe una massa di circa dieci volte quella terrestre e un raggio da due a quattro volte quello della Terra. La sua esistenza spiegherebbe le orbite degli oggetti transnettuniani scoperti finora, dunque ci permetterebbe di comprendere quanti e quali corpi esistono nel Sistema Solare.

Il nostro nuovo amico spaziale

Farout è apparso quasi accidentalmente a 120 AU (unità astronomiche, dove 1 AU è pari a 150 milioni di chilometri, equivalenti alla distanza Terra-Sole), ossia a 18 miliardi di chilometri dal Sole. Per determinare la sua posizione è stata necessaria una doppia osservazione tramite il telescopio giapponese Subaru, dell’Osservatorio di Mauna Kea alle Hawaii e i telescopi Magellano all’Osservatorio di Las Campanas in Cile della Carnegie Institution for Science di Washington. I tre astronomi che hanno scoperto 2018 VG18sono Scott Sheppard, David Tholen e Chad Trujillo.

Farout: un puntino nel Sistema Solare

Le uniche informazioni concrete che sono giunte fino a oggi riguardano dimensione, colore e superficie. Farout è un pianeta nano dal diametro di 500 km (o 310 miglia) e dalla superficie coperta da un ghiaccio con alta concentrazione di toline, copolimeri formati da metano – o etano – e azoto molecolare, responsabili del colore rosa.

L’orbita invece è ancora in fase di studio da parte degli scopritori, dunque dovremo attendere ancora un bel po’ di tempo per capire qualcosa in più riguardo Farout. L’unico dato certo a oggi è che ruota molto lentamente e impiega probabilmente più di mille anni per un’orbita completa intorno al Sole.

L’orbita di Farout

Farout non è una sorpresa

La sua scoperta è un passo importante verso la definizione più completa del Sistema Solare, ma non una sorpresa.

We observe at all times of the year and from both the southern and northern hemispheres, so this wasn’t a serendipitous discovery, as it is exactly what we are looking for—solar system objects that are way, way out there, far beyond Pluto.”

In passato, altre scoperte fatte dagli stessi astronomi come 2015 TG387 (The Goblin, 13 ottobre 2015) e 2012 VP113(Biden, 5 novembre 2012) hanno spinto i ricercatori a lavorare maggiormente sul Pianeta Nove. Le loro orbite, specialmente quella del Goblin, ne provano infatti l’esistenza. Una scoperta dopo l’altra, passo dopo passo, magari si giungerà alla sua definizione. Grazie anche al supporto delle nuove tecnologie.

Modern technology is now allowing us to explore the fringes of our solar system far beyond Pluto. The advent of large digital cameras on high-class telescopes means an ability to image the sky like never before. We could not do this project until now.

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Francesco Santin

Studente di Scienze Internazionali e Diplomatiche, ex telecronista di Esports, giocatore semi-professionista e amministratore di diversi siti e community per i quali ho svolto anche l'attività di editor e redattore.