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Telegram bandito per le autorità del governo Iraniano

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“Basta Telegram” per il governo Iraniano

Il governo Iraniano adotta misure contro Telegram: via all’istituzione del bando di Telegram dagli organi ufficiali Iraniani. Telegram è una app di messaggistica criptata, utilizzata anche da famosi notiziari per diffondere le proprie notizie, attraverso l’apposita funzione dei “canali”. Pochi giorni dopo la Russia, che ha deciso di vietarne l’utilizzo sul proprio territorio per legittime motivazioni, l’Iran sembra voler portare a compimento un’azione iniziata all’inizio dell’anno.

L’intervento di Dicembre 2017

Dal 30 Dicembre del 2017, al 13 Gennaio di quest’anno, Telegram ed Instagram sono stati temporaneamente vietati sul suolo iraniano. In tutto il paese, 50 milioni di persone hanno accesso alla rete, e 40 milioni di esse utilizza frequentemente Telegram, non solo come strumento per comunicare, ma anche come raccoglitore di notizie. Telegram è stato, fino ad oggi, utilizzato anche dal governo locale, il quale ne ha compreso il presunto “monopolio di fatto” e sta intraprendendo un’azione per contrastarlo.

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L’annuncio di Ayatollah Khamenei

Nella giornata di Mercoledì 18 Aprile 2018, Ayatollah Khamenei ha annunciato che non userà più Telegram, al fine di contenerne il “monopolio” della comunicazione. Sono stati inoltre inviati comunicati ai vari organi di governo, con l’invito a fare lo stesso. Parimenti ha deciso di fare il Vice Presidente Eshaq Jahangiri, il quale abbandonerà la piattaforma.

Ricordiamo che il Ministro della Tecnologia Iraniano ha personalmente raggiunto il fondatore di Telegram, Pavel Durov, durante il periodo di ban avvenuto a cavallo il 2017 ed il 2018, al fine di chiedere il blocco di precisi canali, i quali “diffondevano violenza e disinformazione”. Come riportato dal Guardian, l’annuncio di Ayatollah Khamenei dice inoltre che la mossa fa parte dei piani delle autorità, le quali hanno deciso di abbandonare la piattaforma in favore di applicazioni social locali.

“This move comes ahead of plans by the authorities to block Telegram and is aimed at supporting domestic social media apps.”

Quanto detto non significa che è in vista un blocco nazionale, come suggerisce Mahsa Alimardani, ricercatrice per il portale Article19 e dottoranda alla Oxford University. Alimardani studia la realtà iraniana di internet, ed afferma che non è ci sono motivazioni chiare per le quali il governo Iraniano dovrebbe chiudere l’accesso a Telegram.

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Mahsa Alimardani, ricercatrice di Arcticle19.

Salvaguardia di realtà locali, non un divieto totale

Secondo le analisi della ricercatrice, in passato ci sono state avvisaglie di possibili divieti, che però non si sono concretizzate in nulla. Mahsa Alimardani segue la situazione da anni, ed afferma che iniziative prese dal governo nel 2015, ancora non sono state attuate.

“The [Rouhani administration] was elected on promises of more freedoms and access online, and the greatest achievement of this moderate administration was keeping Telegram unfiltered,”

Così afferma Alimardani, la quale sostiene che ad oggi il tentativo del governo Iraniano non è quello di imporre divieti, ma di migrare persone verso piattaforme locali – come iGap, Gam e Soroush. Insomma, in quanto avvenuto c’è il chiaro intento di salvaguardare le iniziative locali. Non è dato in alcun modo sapere se la situazione si evolverà in un’azione più ampia- come avvenuto in Russia – dunque rimaniamo in attesa per possibili sviluppi.

 

 

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Samuele Sanesi

Giocatore da sempre, Game Designer come stile di vita. Caporedattore nel tempo libero (a volte anche in quello occupato). Mangio salutare e bevo tanta acqua, perché i videogiochi tra settanta anni non si giocheranno da soli. Ho predilezione per ogni forma di intrattenimento ludico. Amo la mia città, le tradizioni Italiane e la mia famiglia. Uno dei miei hobby è la critica del Tiramisù. Ho visto navi da combattimento in fiamme al largo dei bastioni di Orione.