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The Punisher – Quando la guerra arriva sul piccolo schermo

Dopo aver conquistato il cinema con il suo MCU la Marvel ha pensato bene di piantare radici anche nel mondo del piccolo schermo e, complice anche il successo delle serie broadcast ha puntato ai servizi di streaming. L’accordo con Netflix ha portato alla creazione dei Difensori, nell’ambito dei quali prende vita la storia di Frank Castle. Introdotto nella seconda stagione dedicata alle avventure del Diavolo di Hell’s Kitchen, la storia del Punitore viene ripresa e ampliata in questa serie a lui dedicata, frutto della magistrale interpretazione di Jon Bernthal e del feedback ricevuto dagli utenti.

La narrazione, dopo un breve flashback in cui Castle si dedica alla risoluzione di alcune faccende lasciate in sospeso, inizia 6 mesi dopo le vicende di Daredevil 2 e ci presenta un Punitore che sembra si sia autoinflitto una punizione: altra vita, altro nome, altro look, tutto volto a mascherare le atrocità che ha subito e commesso. Non è più un vigilante, non è più un antierore, ma veste i panni di un operaio di cantiere desideroso di lasciarsi il passato alle spalle.

La vita però ci insegna che spesso le cose non vanno come vogliamo ed è proprio il passato che torna a fare visita al nostro ex marine riscopertosi muratore che ora si fa chiamare Pete Castiglione.

 

“Qualsiasi cosa tu stia cercando sono la persona sbagliata.”

 

Questo è il nome che il nostro Punitore decide di adottare per la sua nuova vita e conviene soffermarsi un attimo su questo alias. È un nome che non passerà di certo inosservato agli occhi dei fan di vecchia data del personaggio; chi ha un minimo di dimestichezza con il background fumettistico ricorderà infatti che questo è il vero cognome del nostro eroe, all’anagrafe Francis Castiglione, che ha cambiato per poter partecipare illegalmente ad una terza missione in Vietnam con i Marines.

Nonostante la sua nuova vita, Frank fatica ad andare avanti. I volti e le voci della sua scomparsa famiglia sono ancora vivi nella sua testa ed è chiaro che nonostante abbia provato a lasciarsi quel mondo alle spalle, tra gruppi di sostegno per veterani e una morbosa alienazione nel lavoro manuale, quel mondo non è ancora pronto a lasciare lui.

In questo sfondo di inquietudine dell’anima, in cui vengono sviluppate le solite dinamica del Disturbo da Stress Post Traumatico tanto care ai war movies da cui la serie prende spunto, si sviluppano diverse sottotrame che in un modo o nell’altro si ricollegano al passato e al presente di Castle.

 

“Io so solo che ho combattuto per un Paese che ora non trova più posto per me.”

 

Tra queste trame quella maggiormente sviluppata nel pilot è quella relativa a Donny Chavez, un giovane manovale appena arrivato al cantiere dove lavora il nostro Punitore in incognito. La sua è una figura per certi versi speculare a quella di Castle. Frank è un ex Marine senza moglie e figlia, Donny è figlio di un ex Marine rimasto orfano di entrambi i genitori. Entrambi hanno vissuto a modo loro la guerra, entrambi sono soli. Forse per questo, quando Donny si trova in una situazione più grande di lui, l’istinto di Castle prende il sopravvento.

Un’epifania inaspettata ma perfettamente coerente con il personaggio. Probabilmente nemmeno lui credeva di potersi lasciare quel mondo alle spalle. E dopo mesi di repressione, di non violenza, tutta la rabbia accumulata sfocia in un massacro che è una gioia per gli occhi. Regia, fotografia e colonna sonora sono sapientemente gestiti in pieno stile Marvel (i due piani sequenza di Daredevil 2 resteranno alla storia) e quello che ne risulta è uno spettacolo per le nostre pupille.

Parlavamo prima di passato e presente che si mischiano, ed è questo il caso di un’altra delle trame che ci porteremo avanti nel corso della stagione: quella relativa a Dinah Madani. Agente della Homeland Security di stanza in Afghanistan, Dinah ritorna a New York seguendo le tracce di Castle per far luce sulla morte del suo partner, rimasto ucciso mentre indagava su un traffico di droga da parte di soldati statunitensi.

Quello di Castle è un personaggio molto caro ai fan di vecchia data dell’universo Marvel e, complice anche un’infelice trasposizione cinematografica, in molti guardavano con fiducia a questa serie, vedendola come la possibilità di riscattare un personaggio tanto complesso quanto amato.

 

“Ora l’unica persona che stai punendo sei tu.”

 

Jon Bernthal è perfetto nel ruolo, sia come Frank Castle sia come Punisher, una forma smagliante anche superiore a quella a cui ci aveva abituato nelle sue precedenti apparizioni. Chi pensava infatti di aver visto tutto sul suo passato si ricrederà e si troverà davanti ai tormenti interiori di un uomo a cui la guerra ha tolto tutto.

 

Non è però tutto oro quel che luccica.

 

Come nelle altre serie Marvel c’è il rischio che un eccessivo minutaggio possa minare la qualità compessiva della serie. Seguire l’esempio di Defenders e scegliere 8 invece di 13 episodi sarebbe stata una scelta più saggia anche per permettere agli autori di concentrarsi meglio sulla storyline principale. Per quanto la trama dell’agente Madani è destinata ad intrecciarsi con le vicende del Punitore rimane il dubbio che un numero minore di episodi, forte anche l’esperienza con serie come Jessica Jones e Luke Cage, sarebbe stato più auspicabile al fine di ridurre al minimo tediosi punti morti e probabili side story che di certo non minano la qualità complessiva, ma che rendono il prodotto meno godibile.

 

Nel complesso le prime impressioni sono però più che positive e le tinte dark la fanno da padrone, presentandoci un prodotto destinato ad un pubblico adulto e che, se ben sviluppato, potrà anche trattare temi molto cari al pubblico di riferimento che come già detto, oltre ad essere quello dei fan Marvel, è anche quello degli appassionati di film bellici.

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  • 7.5/10
    Voto - 7.5/10
7.5/10

Considerazioni finali

“The Punisher” non è una origin story, ma affonda le sue radici nel passato per raccontare a pieno un personaggio così complesso che meritava sicuramente di più dell’essere relegato a semplice comprimario in un’altra serie. Solo il tempo ci dirà se la fiducia riposta darà i suoi frutti, ma per adesso possiamo goderci un prodotto maturo (forte anche dell’esperienza maturata in passato), sicuramente non esente da imperfezioni ma in grado di intrattenere a dovere.

Gabriele Pati

Cresciuto con libri di cibernetica, insalate di matematica e una massiccia dose di cinema e tv, nel tempo libero studia ingegneria, pratica sport e cerca nuovi modi per conquistare il mondo.

Vanta il poco invidiabile record di essere stato uno dei primi con un account Netflix attivo alla mezzanotte del 22 ottobre 2015.