In oltre venticinque anni di serializzazione, One Piece ha introdotto centinaia di personaggi. Alcuni sono diventati iconici, altri sono spariti nel tempo. Ma pochi sono riusciti a lasciare un segno emotivo profondo quanto Portgas D. Ace.
A distanza di 26 anni dalla sua prima apparizione e 16 dalla sua morte, Ace continua infatti a essere uno dei personaggi più amati dell’intera opera. Lo dimostra anche il nuovo sondaggio globale WT100, dove è riuscito a piazzarsi addirittura al settimo posto, superando personaggi centrali e amatissimi ancora oggi presenti nella storia.
Ace non era solo il fratello di Luffy in One Piece
Quando Ace venne introdotto durante la saga di Alabasta, conquistò subito i fan grazie al suo carattere spontaneo, il suo carisma e quella sensazione costante di libertà che trasmetteva. Ma il personaggio funzionava soprattutto per ciò che nascondeva dietro il sorriso.

Ace viveva con un peso enorme: essere il figlio di Gol D. Roger. Una condanna più che un’eredità. Per tutta la vita si è chiesto se meritasse davvero di esistere, crescendo con la paura di essere odiato solo per il sangue che portava dentro. Ed è probabilmente questo che lo rende ancora oggi così umano agli occhi dei fan.
La morte di Ace ha cambiato completamente One Piece
L’episodio della sua morte durante Marineford non è stato soltanto uno dei momenti più traumatici dell’anime, ma il vero punto di svolta dell’intera serie. Fino a quel momento Monkey D. Luffy aveva affrontato il mondo seguendo il proprio istinto, convinto che volontà e determinazione bastassero sempre. La perdita di Ace gli ha mostrato brutalmente il contrario.
Per la prima volta Luffy ha capito di essere troppo debole per proteggere le persone che ama. Ed è proprio da quel trauma che nasce il timeskip, uno dei cambiamenti più importanti nella struttura narrativa di One Piece, come leggiamo su Comic Book.
Oda aveva pianificato tutto fin dall’inizio

Uno degli aspetti più incredibili è che Eiichiro Oda avrebbe sempre avuto intenzione di portare Ace verso quel destino. Secondo diversi retroscena editoriali, alcuni volevano che il personaggio sopravvivesse, soprattutto dopo l’enorme popolarità raggiunta. Ma Oda non cambiò idea.
Per lui, la morte di Ace era necessaria per far crescere Luffy e portare la storia a un livello più maturo. E col senno di poi, è difficile dargli torto.
Il motivo per cui Ace continua a essere speciale

Anche dopo la sua morte, Ace non è mai davvero sparito dalla storia. Wano ha approfondito ulteriormente il suo passato, il suo rapporto con Yamato e il modo in cui abbia influenzato il mondo persino dopo la sua scomparsa. Ma soprattutto, Ace rappresenta uno dei temi più forti di One Piece: il bisogno di essere accettati.
Le sue ultime parole, quel ringraziamento disperato rivolto a chi lo aveva amato, restano ancora oggi uno dei momenti più devastanti dell’intera opera. Non perché parlino di morte, ma perché parlano finalmente di pace.
Ace muore sorridendo non perché abbia vinto, ma perché capisce di non essere mai stato solo. Ed è forse proprio questo il motivo per cui, dopo tutti questi anni, i fan continuano a portarlo nel cuore come pochi altri personaggi anime.