Il colosso dello streaming di anime, Crunchyroll, si trova nuovamente ad affrontare una tempesta legale negli Stati Uniti. Una recente class action accusa la piattaforma di aver condiviso dati sensibili dei propri abbonati con un’azienda di terze parti, Braze, senza aver prima ottenuto il consenso esplicito degli utenti. Le informazioni trasmesse includerebbero l’indirizzo email dell’account, l’ID univoco del dispositivo e, dato ancor più sensibile, la cronologia dettagliata dei video e degli anime visualizzati. Secondo l’accusa, riportata da AnimeCorner, questa pratica violerebbe apertamente il Video Privacy Protection Act (VPPA), una legge federale nata per proteggere la riservatezza delle scelte di consumo audiovisivo dei cittadini.
Braze è un servizio ampiamente utilizzato nel marketing digitale per la gestione di notifiche push, messaggi in-app e campagne email personalizzate. Tuttavia, la denuncia sostiene che la collaborazione tra le due aziende sia andata ben oltre la semplice automazione dei messaggi. “Le informazioni trasmesse consentono a Braze di identificare esattamente quali contenuti video sta guardando ogni singolo abbonato“, si legge nel testo della causa. Questo flusso costante di dati permetterebbe la creazione di profili comportamentali estremamente precisi e invasivi, monitorando le sessioni di visione nel tempo e catalogando i gusti personali di milioni di appassionati di animazione giapponese senza che questi ne siano consapevoli.

Risarcimenti milionari: le richieste dei querelanti e il futuro della piattaforma
Le conseguenze finanziarie per Crunchyroll potrebbero essere pesantissime. I querelanti hanno richiesto un risarcimento danni pari a 2.500 dollari per ogni singola violazione accertata del VPPA. Considerando l’enorme base di utenti attivi negli Stati Uniti, la cifra totale potrebbe raggiungere somme astronomiche. Oltre all’indennizzo economico, la class action mira a ottenere il rimborso delle spese legali, provvedimenti ingiuntivi per bloccare immediatamente il trasferimento dei dati e danni punitivi che una giuria dovrà quantificare, con l’obiettivo dichiarato di impedire che la società ripeta comportamenti simili in futuro.
Non è la prima volta che aziende di streaming finiscono nel mirino per l’integrazione di strumenti di analisi di terze parti che “comunicano” troppo con l’esterno. Il fulcro della questione legale risiede nella natura identificabile dei dati: il VPPA proibisce ai fornitori di video di divulgare informazioni che colleghino una persona specifica a specifici materiali video. Se la giuria dovesse confermare che l’accoppiata tra email e cronologia di visione costituisce una violazione, Crunchyroll potrebbe essere costretta a rivedere radicalmente la propria infrastruttura di marketing e le proprie policy sulla privacy, segnando un precedente importante per tutto il settore dell’intrattenimento digitale nel 2026.
