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Blur e il caso Sdrogo Pop: la polemica che spacca la community italiana

Il mondo del content creation italiano ha appena subito un forte scossone per un lancio commerciale inaspettato, soprattutto per l’utilizzo del nome: gli Sdrogo Pop, cereali al gusto di crema al torrone, nati dalla collaborazione tra lo streamer romano Blur (nome reale Gianmarco Tocco) e il brand di streetwear milanese Dolly Noire.

L’operazione, che si rivolge direttamente alle giovani generazioni attive su Twitch e YouTube, è stata lanciata con un video promozionale che non è passato inosservato, reinterpretando in modo palese l’iconica serie televisiva Breaking Bad. Nello spot, Blur e il collega Francesco Marza Marzano vestono i panni di Walter White e Jesse Pinkman, con un’estetica che, a partire dal packaging stesso dei cereali, rimanda alla celebre produzione di AMC.

Blur, uno dei volti più noti di Twitch Italia e star della Kings League, non è alla sua prima collaborazione con Dolly Noire. Il prodotto è venduto in bundle con una tazza al prezzo di 25 euro nello store digitale di Dolly Noire e presenta vari riferimenti alla cultura pop e personale dello streamer, inclusa la corona, simbolo di Blur stesso, che non a caso è soprannominato “The King”.

Sembra tutto molto tranquillo, una collaborazione divertente con figura principale uno dei più conosciuti sul web in Italia, tuttavia, l’attenzione non si è focalizzata tanto sulla qualità della regia o sulla trovata commerciale ispirata a Breaking Bad, quanto sul nome scelto per i cereali, scatenando quello che al momento viene chiamato “Sdrogo Gate“, una polemica che ha spaccato l’Internet italiano, coinvolgendo direttamente il fandom dei creator.

blur sdrogo pop

Cos’è lo “Sdrogo Gate”: tra Blur e Melagoodo

Al centro della discussione c’è l’utilizzo del termine “sdrogo” da parte di Blur per la commercializzazione del prodotto. Il termine, oggi parte integrante dello slang giovanile, era originariamente un modo di dire condiviso dalla folta community dei Melagoodo, storico gruppo di content creator emerso su YouTube nei primi anni Duemila, di cui faceva parte anche Blur e figure note come Edoardo il Masseo Magro. Il termine nacque e si diffuse per indicare un qualcosa che piaceva intensamente, come una “bella partita ai videogame”, e, importante specificare, non ha nulla a che vedere con la droga o riferimenti illeciti.

Per gran parte della community italiana, soprattutto sotto il post di pubblicizzazione degli Sdrogo Pop su Instagram, la mossa di Blur è stata egoista e irrispettosa nei confronti di un gruppo con cui ha condiviso esperienze per anni. Più che per la trovata commerciale, la rabbia dell’utenza sta nella “caduta di stile” per il suo essersi appropriato di un termine che non gli appartiene, nonostante il suo uso per fini commerciali sia lecito, dato che “sdrogo” non è un marchio registrato.

Le critiche mosse a favore dei Melagoodo, dunque, non sono di natura legale, ma “di natura umana“. L’operazione “Sdrogo Pop” è percepita come una vera e propria appropriazione personale di un termine ormai collettivo, la cui diffusione si deve alla community creata negli anni d’oro del gaming su YouTube con serie come le famosissime “Sdrogo Corse“.

La polemica è stata alimentata anche da frizioni recenti, con Blur che aveva precedentemente criticato alcuni creator di Melagoodo per aver usato il termine in un loro format al quale lui non aveva partecipato. Lo streamer, tuttavia, in seconda sede ha dichiarato che queste polemiche non gli interessano e che non ha più il tempo di starci dietro. L’intera vicenda, con il coinvolgimento diretto dei fandom di entrambe le parti, sta creando una frattura nella community italiana. Nonostante il risvolto polemico, il risultato sul fronte marketing è innegabile, assicurando ai cereali una visibilità massiva e gratuita.

blur spot sdrogo pop

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Andrea Moffa

Andrea Moffa

Eroe numero 50 di Overwatch 2. Appassionato di notizie videoludiche. Esploro e condivido le avventure e le ultime info di questo mondo in continua espansione.

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