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I 7 anime e manga più influenti del decennio

Nell’ultimo decennio gli anime e i manga sono andati incontro a una crescita esponenziale. Le opere giapponesi cartacee hanno trovato il loro posto sugli scaffali di tutte le librerie, mentre quelle animate sono sempre più comuni anche nei cinema, dove la loro presenza porta in sala milioni di persone ogni anno.

Questo decennio ci ha permesso di incontrare nuove storie che, in un modo o nell’altro, hanno influenzato o influenzeranno il futuro del settore. Alcuni di questi manga hanno già ricevuto il loro adattamento animato, che le hanno rese ulteriormente famose agli occhi del grande pubblico e hanno alzato ancora il livello dell’animazione.

Per quanto sia stata una scelta complicata, abbiamo selezionato 7 anime e manga che nell’ultima decade (all’incirca) si sono distinti dalla grande quantità di uscite portando qualcosa di nuovo, dando il via a nuove mode, rendendo popolari generi di nicchia.

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Demon Slayer

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Demon Slayer, l’opera di Koyoharu Gotouge, si è affermato con decisione in questo decennio diventando in poco tempo una delle serie moderne più apprezzate. Quando il primo capitolo fu pubblicato nel 2016, nessuno si sarebbe aspettato un tale successo mondiale. Eppure, il manga ha conquistato milioni di fan, venduto 150 milioni di copie e l’adattamento animato sta facendo faville.

Le ragioni del suo successo sono molteplici. Il manga, che vede come protagonista l’ammazza demoni Tanjiro Kamado, porta per mano il lettore attraverso lo sviluppo dei suoi personaggi. Tutti i volti di Demon Slayer sono ben distinti, ognuno col proprio carattere e facile da comprendere.

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L’epoca scelta come ambientazione è piuttosto chiara e affascinante per i lettori e gli appassionati di opere giapponesi. L’era Taisho, del Giappone tra il 1912 e il 1925, ci porta indietro nel tempo in un passato alimentato da grandi cambiamenti ma ancora ben fisso nei tradizionalismi.

L’anime non ha fatto che rimarcare ulteriormente il fascino di questa serie: Ufotable ha alzato enormemente l’asticella della qualità che ormai gli spettatori si aspettano di ricevere da un adattamento animato. Le battaglie, condotte attraverso poteri particolari e impressionanti, sono rappresentate in modo visivamente sorprendente e non lasciano mai delusi gli spettatori.

Demon Slayer è l’esempio perfetto di ciò che cercano gli appassionati in quest’epoca: originalità, coerenza, sviluppo dei personaggi, qualità delle animazioni e dei bei combattimenti mozzafiato.

One Punch Man

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One Punch Man, l’opera creata da ONE e ora disegnata da Yusuke Murata, è iniziata in realtà nel 2009 come web comic. Solo nel 2012 è cominciata in modo ufficiale la sua serializzazione, che l’ha portato a diventare velocemente una delle storie più apprezzate di questo decennio.

Quello che One Punch Man fa decisamente bene tra le opere dell’ultima decade, è porre il lettore e lo spettatore davanti a dinamiche familiari, ma in modo completamente diverso attraverso una grande ironia e comicità.

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L’opera insegna agli autori di questa generazione che anche le trame più semplici e comuni possono distinguersi se si investe in modo adeguato sul carisma dei personaggi.

I volti e i nomi presenti in One Punch Man sono seri, ma non si prendono sul serio. Le vicende assurde che affrontano a ogni capitolo e a ogni episodio, combinate all’umorismo della serie e all’azione dei combattimenti, creano un mix che semplicemente non può non piacere.

L’Attacco dei Giganti

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L’Attacco dei Giganti è sbarcato sul piccolo schermo nel 2013. A quel punto, il manga esisteva già da 4 anni e il suo autore Hajime Isayama aveva iniziato a ottenere un discreto successo. Sarà però l’anime a consacrare ufficialmente la sua opera come una delle più riconoscibili di questo decennio.

L’umanità è costretta a vivere sotto il giogo dei giganti, al riparo dietro a delle mura con l’illusione che queste siano sicure e inattaccabili. Coloro che escono lo fanno di propria volontà: vanno in cerca della verità riguardo questi giganti e molto spesso non fanno ritorno.

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Lo scenario in cui ci porta Isayama è estremamente tragico, crudo e pieno zeppo di colpi di scena. Sebbene la trama sia tipica degli shonen, con un protagonista che con la sua volontà riesce a superare tutti gli ostacoli che lo trattengono dal proprio obiettivo di entrare a far parte della Squadra di Ricerca, il manga si evolve in qualcosa di molto di più e l’esecuzione non è affatto così semplicistica. Anche il finale sorprende e va ben oltre le aspettative.

I personaggi di Isayama vivono in un mondo difficile e imprevedibile, fatto di traumi e incertezze. L’opera fa scuola quando si tratta di creare dubbi e suspence, e l’autore non ha paura di sacrificare i suoi protagonisti se ciò fa parte della visione della storia. L’Attacco dei Giganti dimostra che gli autori non devono aver paura di esporre i lettori alla crudeltà del mondo reale, né di fare scelte difficili.

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Oltre alla trama, ad aver coinvolto enormemente gli spettatori è stata sicuramente la grande capacità prima di WIT e poi di MAPPA di trasporre perfettamente il manga in versione animata, in modo enormemente fedele. La colonna sonora che si adatta perfettamente ai vari contesti è stata poi la ciliegina sulla torta, che ha portato alcune scene dell’anime a divenire a dir poco iconiche.

My Hero Academia

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My Hero Academia, l’opera di Kohei Horikoshi, è sicuramente tra le serie più popolari degli ultimi anni. La sua serializzazione è iniziata nel 2014, affermandosi in breve tempo tra gli appassionati dello shonen.

Sebbene la serie oggi possa contare su una duplice reputazione, tra chi la ama e chi invece la mal sopporta a prescindere, non c’è dubbio che sia una delle opere che più ha influito sul panorama degli anime e manga di questo decennio. My Hero Academia, infatti, è lo shonen per eccellenza.

Ricco di combattimenti e azione, situato in un setting scolastico e con un protagonista che sembra non avere nulla di speciale, ma che conquista il suo posto nel mondo con le unghie e con i denti attraverso un duro allenamento e impegnandosi al massimo.

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In generale, Horikoshi riesce a sviluppare piuttosto bene la trama e a dare un senso alla marea di personaggi che abbiamo modo di conoscere leggendo la serie o guardando l’anime. Non è mai facile riuscire a caratterizzare ogni personaggio in una serie, specialmente se sono così tanti, ma questa è certamente una delle cose che My Hero Academia fa meglio.

Inoltre, con la marea di personaggi presenti all’interno della storia, il lettore riesce per forza a trovarsi in sintonia con almeno uno di essi. My Hero Academia ha avuto il talento di riuscire a entrare nei cuori di coloro che cercavano una storia shonen ben scritta e coerente con numerosi valori.

Chainsaw Man

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Il primo capitolo di Chainsaw Man risale al 2018. È solo pochi anni fa che il manga di Tatsuki Fujimoto ha fatto la sua comparsa, ottenendo subito grande popolarità e portando qualcosa di nuovo in un settore sempre più saturo.

Solamente l’anno scorso l’opera è finalmente arrivata come anime sul piccolo schermo. Ma a cosa è dovuto allora il grande successo ottenuto già in versione cartacea? La risposta più semplice: risiede nella sua diversità.

Chainsaw Man entra subito nel vivo dell’azione, mostrandoci senza filtri brutalità e temi piuttosto maturi sin dalla presentazione di Denji, il nostro protagonista. Sebbene non sia l’unica opera a proporre una simile narrazione, il talento di Fujimoto è proprio la grande freschezza con cui tutti gli eventi del manga si uniscono e si sviluppano.

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In modo simile a L’Attacco dei Giganti, Fujimoto non ha paura di disegnare le cose in modo realistico, né di mostrare le emozioni reali dei propri personaggi, né tantomeno ha paura di liberarsi di loro quando ritiene che abbiano fatto il loro corso. Inutile dire che questa mancanza del cosiddetto Plot Armour riesce a lasciare i lettori sempre con l’incertezza in merito al destino del loro personaggio preferito

A proposito di personaggi: anche questi sono il punto di forza della storia. Da Power a Makima, dai secondari a quelli principali, ogni volto che vediamo all’interno della serie ha un qualche tipo di ambizione all’interno della storia. Invece, per il nostro protagonista è tutto il contrario: egli cerca solamente la sua normalità. È questa la sua lotta.

Bloom Into You

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Bloom Into You, la serie di Nio Nakatani, a volte è considerata quasi una mosca bianca del genere yuri. Mentre di solito le opere che rientrano in questo genere non finiscono mai bene (relegando la relazione delle protagoniste a una semplice amicizia o facendo fare una brutta fine a una delle due), Bloom Into You ha dimostrato che per il genere yuri è possibile, letteralmente, fiorire.

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Ed è quello che questa serie fa con i suoi personaggi: capitolo dopo capitolo, episodio dopo episodio, Yuu e Touko crescono e riescono ad affrontare insieme i propri dubbi, problemi e incertezze. L’opera di Nakatani è riuscita ad avvicinare al genere molti nuovi lettori, proprio grazie alla sua posizione più realistica sulla questione dell’identità sessuale.

Sword Art Online

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Nominare Sword Art Online in pubblico porta sempre risultati divisivi. Tra chi non lo sopporta e chi invece lo trova intrattenente, non c’è invece alcun dubbio che quest’opera nata dalle light novel di Reki Kawahara e poi trasposta in anime nel 2012 (2014 in Italia) sia stata la scintilla che ha portato il genere isekai alla ribalta.

La premessa di SAO è stata ciò che l’ha reso popolare: tuffarsi in una realtà virtuale in cui tutte le fantasie diventano realtà era il sogno di ogni appassionato di anime e manga. L’idea sarebbe potuta essere eseguita meglio di com’è poi finita, ma bisogna riconoscergli il merito di aver influenzato molto il genere isekai, che oggi è divenuto estremamente popolare.

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Camilla Flocco

Camilla Flocco

Dragon Ball, One Piece e tutto ciò che ama il web.

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