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Dipendente pubblico, stretta sui social: guai a chi nuoce al buon nome della pubblica amministrazione

Il dipendente pubblico, di ogni tipologia, dovrà stare molto più attento a ciò che condivide sui social: il Consiglio dei Ministri di giovedì ha approvato un nuovo Codice di comportamento che aggiorna la condotta che gli statali dovranno tenere sui loro profili social. L’adozione del nuovo codice era prevista nel decreto “Pnrr 2” dello scorso aprile.

Nel documento, si legge che il dipendente della pubblica amministrazione deve “astenersi da qualunque intervento o commento che possa nuocere al prestigio, decoro o immagine dell’amministrazione di appartenenza o della pubblica amministrazione in generale”.

A essere sotto osservazione sono non solo i contenuti pubblicati dal dipendente, ma anche quelli di altri utenti all’interno del suo profilo. La condivisione di post, commenti o altro che presenti una posizione considerata inopportuna sarà dunque punibile a livello disciplinare, perché considerata lesiva al buon nome dell’ufficio pubblico.

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Per il dipendente pubblico vietato condividere contenuti fuori dalle righe

Facebook, TikTok, Twitter e Instagram diventano dunque parte integrante del codice di comportamento che i dipendenti statali devono impegnarsi a osservare. Le opinioni e i contenuti propri o di terzi non dovranno essere attribuibili in nessun modo alla pubblica amministrazione. Viene inoltre consigliato di non mettere per iscritto sul proprio profilo alcun riferimento del fatto che il proprio posto di lavoro appartenga alla sfera pubblica. Nemmeno in modo velato: infatti, se le informazioni scritte sugli account sono anche solamente ricavabili, questo può essere una prova utilizzabile in caso sia necessario valutare un’eventuale sanzione disciplinare.

Il ministro della Pubblica Amministrazione, Paolo Zangrillo, spiega questa misura affermando che la Pa sia attualmente in fase di una riforma che vuole basare la propria efficienza sulle persone, e cioè sul capitale umano. Proprio per questo, i dipendenti andranno valorizzati ma anche responsabilizzati. Trovandoci in un’epoca in cui quello che viene scritto sui social costituisce una vera e propria prova dell’immagine ed efficienza delle aziende, un adeguamento del genere risultava doveroso.

C’è da far notare, però, che la reputazione della PA non si regge solamente su ciò che i dipendenti pubblici scrivono o postano. Un aspetto che viene ancora sottovalutato è la formazione in ambito sicurezza informatica: anche permettere ai cyber criminali di condurre attacchi informatici, a causa della mancata formazione o della deliberata scelta d’ignorare le adeguate misure di sicurezza, dovrebbe essere considerato lesivo nei confronti dell’immagine dell’azienda. A questo problema, però, deve innanzitutto rimediare lo stesso datore di lavoro, proponendo e poi pretendendo l’adeguata formazione del dipendente.

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