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Videogioco sulla WW1 mostra Forte Corbin, ira dei gestori: “di pessimo gusto, è danno d’immagine”

Di giochi ambientati nella Seconda Guerra Mondiale, ne abbiamo a bizzeffe, e in quantità minore ma non troppo ridotta la stessa cosa vale per quanto riguarda quelli nella Prima Guerra Mondiale; Isonzo, però, è un gioco che presenta una prospettiva alquanto rara di queste importanti guerre, andando a concentrarsi totalmente sul campo di battaglia italiano.

Questo titolo, pubblicato dagli stessi autori di Verdun e Tannenberg, prende luogo tra le Dolomiti e il Carso, mostrando una panoramica di questo fronte senza limitarsi al versante friuliano. Nonostante esso abbia ricevuto dei pareri piuttosto positivi dalla critica videoludica e dall’utenza che è andata ad acquistare e provare il gioco, c’è qualcuno in tutto ciò che sembra parecchio contrariato dell’ambientazione.

Nello specifico, a lamentarsi sono i gestori di un forte apparso all’interno del titolo videoludico, il Forte Corbin. Si tratta di una struttura ad oggi proprietà privata, posseduta dalla famiglia Panozzo la quale ha effettuato in un’intervista al Giornale di Vicenza le proprie rimostranze sull’utilizzo del Forte per il modo in cui viene usato nel gioco.

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Le lamentele del Forte Corbin contro Isonzo

La famiglia Panozzo ha scoperto di questa comparsa del loro Forte all’interno del videogioco per via dei suoi clienti: alcuni di loro erano incappati in delle immagini del gioco, riconoscendo il Forte Corbin e segnalando così la questione alla famiglia proprietaria. Ma sembra che essa non sia rimasta affatto contenta di questa notizia, affermando come si tratti di una mancanza di rispetto verso i morti della Grande Guerra.

Il forte, dice una dei proprietari, è ad oggi un museo dove lo studio della guerra è finalizzato all’educazione e alla pace: proprio per questo allora non si può né si vuole condividere l’uso che ne viene fatto del gioco, andando contro la loro mentalità e il loro impegno quotidiano. Il realismo del gioco, a quanto pare, cozzerebbe con il messaggio che la famiglia Panozzo cerca di diffondere, anche se il titolo in sé tenta di ricostruire la situazione storica e a rendere i soldati delle “persone”, e non dei soldati fenomeno visibili nei numerosi titoli FPS.

La famiglia dice che, pur riconoscendo l’abilità degli sviluppatori, trovano questa faccenda irrispetosa nei confronti di un luogo e di ciò che esso rappresenta, oltre ad essere assolutamente diseducativo e a costituire un danno d’immagine. In aggiunta, se anche avessero chiesto l’autorizzazione, la famiglia dice che glielo avrebbe sicuramente negato, dissociandosi da questo tipo di attività ludica.

Nel 1942, il Forte Corbin fu venduto dal demanio militare alla famiglia Panozzo, che da oltre quarant’anni si occupa di sistemarlo ed ampliarlo con opere conservative di una grande qualità. Quel “luogo di morte” diventato sito visitabile, volto alla memoria e alla divulgazione culturale e riportare la pace in un luogo “di cruenti battaglie”, non sarebbe quindi adatto ad apparire in un videogioco bellico.

Sulla pagina Facebook ufficiale FORTE CORBIN, viene fatto un post relativo all’articolo pubblicato sul giornale vicentino:

Oggi vi proponiamo questo articolo, appena pubblicato sul Giornale di Vicenza, perchè vogliamo che TUTTI sappiano qual è la nostra posizione in merito al videogame “Isonzo”, dove tra le varie location, a nostra insaputa, è stato inserito il Forte Corbin.
Sui social se ne parla già da qualche giorno, noi siamo sconcertati e avviliti dalla superficialità di chi esalta questo videogame attribuendogli capacità educative – e pubblicitarie – che assolutamente non ha!! La limitatezza del pensiero di queste persone, che si definiscono appassionate della Grande Guerra, ci sbalordisce.

Riteniamo che la tragedia della guerra non vada trattata in questo modo, e di sicuro il Forte Corbin non doveva essere coinvolto, tantomeno senza la nostra autorizzazione, visto che ne deteniamo la proprietà e ne curiamo la valorizzazione a scopo didattico da quarant’anni.
Il Forte Corbin non ha bisogno nè di questo tipo di pubblico, nè di questa pubblicità e noi, indipendentemente dalle opinioni di ciascuno, a prescindere che l’uso del Forte Corbin in questo videogame sia legittimo o meno (cosa che stiamo appurando con i nostri legali), siamo ASSOLUTAMENTE CONTRARI e anzi riteniamo che comporti per il nostro museo un danno d’immagine.

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Marina Flocco

Marina Flocco

Fruitrice seriale di videogiochi, anime, manga, tutto ciò che è traducibile dal giapponese.

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