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Cult of the Lamb – Recensione: l’irriverente gestionale travestito da roguelite

Il fanatismo religioso è un tema caro a diverse produzioni videoludiche, che spesso hanno esasperato l’elemento dell’adorazione di un culto al fine di creare gruppi di antagonisti tanto coesi quanto accattivanti. Cult of the Lamb rappresenta una sorta di eccezione in questo senso.

Avremo sì a che fare con dei fanatici pronti a farci la pelliccia, ma d’altra parte nel nuovo titolo di Massive Monster e Devolver Digital diverremo l’araldo di un antico dio per creare una fede in suo nome. Ha inizio quindi un viaggio fatto di fatica, sangue e sacrifici (e non solo in senso figurato!) in cui il giocatore è tenuto a ribaltare un culto per farne risplendere uno del tutto nuovo.

La profezia

Fin dai primi istanti Cult of the Lamb ci porta dinnanzi alla cruda e violenta realtà che permea tutta la produzione. Nei panni di un tenero e innocente agnellino, dovremo percorrere la sua ultima angosciante camminata prima che venga giustiziato come tutti i suoi simili. Il massacro è stato perpetrato dai Bishop, quattro figure paragonabili a divinità, con l’intento di fermare un’antica profezia che tiene legato in catene un essere a dir loro eretico. Sebbene al protagonista venga quindi tolta la vita, la storia della lanosa bestiolina ha invece un nuovo inizio. L’agnello si ritrova catapultato in un’altra dimensione, nella quale avviene il primo incontro con The One Who Waits (Colui Che Attende).

Egli non è altri che l’eretico tanto temuto dai Bishop, reso innocuo da quattro catene realizzate da loro stessi apposta per imprigionarlo. Nonostante la situazione, il dio appare soddisfatto. La morte dell’agnello ha permesso di compiere i primi passi per l’avverarsi della profezia. Il piccolino potrà riavere la sua vita ma a un prezzo: portare avanti un culto in onore del dio incatenato. Quasi a voler porre una critica malcelata ai principi dietro al fanatismo religioso, gli sviluppatori danno la possibilità di rispondere alla proposta di The One Who Waits solamente con due opzioni: “Yes” (Sì) e “Absolutely” (Certamente). Il destino dell’animaletto è oramai segnato e verterà alla totale devozione verso il suo salvatore.

Agnellino alla riscossa

Creare un culto da zero non è di certo un compito facile. Dopo aver appoggiato le fondamenta del vostro accampamento in un campo sicuro, è ora di mettersi in cammino verso i pericolosi sentieri della foresta. Poco fuori dalla vostra base si pareranno davanti a voi quattro portoni che conducono alle dimore dei Bishop. Chiaramente i vostri antagonisti faranno di tutto per fermarvi, ma in Cult of the Lamb sarà sufficiente la vostra abilità con armi e maledizioni e un po’ di riflessi per indovinare correttamente i tempi della schivata – che a livello Normale garantisce un intervallo di immortalità decisamente utile da sfruttare – per portare a termine il vostro compito.

A questo punto è difficile non notare alcune delle caratteristiche dei roguelite più blasonati, e nonostante il sistema di combattimento di Cult of the Lamb sia ridotto piuttosto all’essenziale, rientra in piena regola nel genere. Gli scontri bene o male sono sempre molto frenetici e disporrete di una vasta gamma di armi e maledizioni sempre più potenti e caratteristiche a seconda di quanto sarà avanzato il livello del vostro culto.

A inizio dungeon potremo raccogliere un’arma e una maledizione casuale. Imparerete in poco tempo le vostre preferite che meglio si adattano al vostro stile di lotta. Anche le maledizioni, che potrete lanciare grazie al fervore, risorsa recuperabile eliminando nemici, sono parecchio variegate e starà sempre a voi scegliere in che misura usarne. Tuttavia, spesso vi sembrerà molto più semplice ricorrere alla brutalità per avanzare.

Ogni dungeon in Cult of the Lamb viene creato proceduralmente, così ogni riquadro, ricompensa e pure i nemici saranno casuali a ogni vostra visita. Ciononostante alcuni elementi trovano sempre spazio durante le vostre crociate. Talvolta sarà possibile infatti imbattersi in radure abitate da strani individui pronti a offrirci i loro servigi. Faremo così la conoscenza del Cartomante, che ci permetterà di scegliere un carta dei tarocchi tra due per ricevere gratuitamente un potenziamento, e dell’Armaiolo, dove potremo recuperare armi o magie di livello superiore al nostro.

Un altro degli scopi delle vostre incursioni nel bosco è la raccolta di risorse. Distruggendo senza pietà l’ambientazione che vi circonda, avrete modo di raccogliere materiali preziosi per la crescita del vostro covo. A seconda del bioma che attraverserete, ne troverete alcuni più caratteristici rispetto al solito legno o la pietra. Persino le ossa dei vostri nemici rappresentano un elemento centrale, considerato che servono a far funzionare i vostri rituali. Qualora cadiate in battaglia, nessuna paura, dal momento che una parte del bottino resterà sempre con voi, rendendo il vostro fare scorte in Cult of the Lamb un compito relativamente semplice.

La foresta non sarà solo un covo di mostri pronti ad attentare alla vostra vita. Avremo infatti modo di fare diversi incontri, sia NPC legati a missioni secondarie, sia dei poveri animaletti prigionieri dei cultisti. Proprio da quest’ultimi potrete finalmente dare il via al vostro personalissimo culto, giungendo in loro aiuto come dei salvatori mandati per volere divino.

Il liberatore

Che culto sarebbe senza un fedele gruppo di seguaci pronti a seguirvi? In Cult of the Lamb, quando incontrerete gli animaletti spauriti nel bosco – spesso soggiogati da un branco di sanguinari cultisti – apparirete come il liberatore pronto a cambiare loro la vita. In effetti proprio questo accadrà: una volta di ritorno al vostro covo, ritroverete il prigioniero portato in salvo ad attendervi in ginocchio, pronto a ricevere la vostra benedizione.

Non solo quindi lo vestirete dei colori del culto, ma gli assegnerete una mansione che contribuirà alla crescita della vostra comunità. Poco prima della conversione, noterete delle caratteristiche – bonus e malus – che influenzeranno il più delle volte l’indice di devozione a voi e alla vostra causa e talvolta persino il comportamento. Malgrado questi tratti distintivi siano rappresentati da un valore numerico, in genere si ha la sensazione di riuscire ugualmente a portare avanti la baracca, qualunque sia la vostra decisione in merito al futuro del vostro seguace.

Potete mandarlo a produrre risorse oppure farlo pregare dinnanzi alla statua dell’agnello. Quest’ultima attività è fondamentale per il progresso tecnologico. La Divine Inspiration che si accumulerà all’interno della scultura vi consentirà di sbloccare edifici e strumenti di volta in volta più avanzati. Quali sbloccare per prima starà soltanto a voi e al vostro buon senso.

Sebbene il lato gestionale di Cult of the Lamb sia ben definito in molte sue parti, a causa di quest’ultimo aspetto siamo davanti a un’occasione un po’ sprecata, poiché se bilanciato meglio avrebbe potuto rendere più profondo e intrigante questo lato più pacato e ingegnoso del gioco. D’altra parte non è da escludere che questa decisione sia stata presa al fine di rendere questo aspetto meno tedioso a coloro meno avvezzi al genere.

Ci sono diverse cose da tenere in conto, ma difficilmente avrete problemi se terrete la situazione regolarmente sotto controllo alla fine di ogni vostra crociata. I vostri seguaci sono individui molto devoti ma se sparirete dalla circolazione per troppo tempo potreste incappare in più di qualche pecorella smarrita, pronta a mettere in dubbio i precetti del culto a causa della devozione oramai molto bassa. Anche questo però è facilmente risolvibile.

Devozione (quasi) incondizionata

Abbiamo già parlato di risorse precedentemente, ma ancora non abbiamo approfondito quella più importante. In Cult of the Lamb sarà l’indice di devozione dei vostri cultisti ad aiutarvi a rendere florido il vostro credo. Non sarà quindi sufficiente fare solo del banale proselitismo, ma dovrete prendervi cura di ognuno dei vostri fedeli. Parlate con loro, aiutateli nelle mansioni, fate regali, questo e molto altro ancora vi permetterà di accrescere il loro livello di devozione.

Rappresentata da una barra bianca, la devozione è importantissima poiché una volta portata al massimo, il vostro seguace salirà di livello e vi donerà un pezzo di tavola per ricostruire una dottrina. Le dottrine in Cult of the Lamb non sono altro che dei perk per il culto, suddivisi per diversi aspetti della vita di ogni giorno: Afterlife (Aldilà), Work & Worship (Lavoro e Adorazione), Possessions (Averi), Law & Order (Legge e Ordine), Sustenance (Nutrimento). Questi non solo vi garantiranno dei bonus ma, qualora li scegliate, potreste apprendere persino dei rituali per mantenere il controllo sui vostri seguaci.

Come potrete intuire, gran parte della routine in Cult of the Lamb parte dalla chiesa. Sarà vostra premura intrattenere i credenti con un sermone. In cambio questi vi doneranno parte della loro energia che, se accumulata in quantità, darà all’agnellino numerosi potenziamenti che torneranno utili per il combattimento. Potrete così aumentare la scelta delle vostre armi e ingrandire il bacino del vostro fervore, fino a ottenere maledizioni sempre più potenti.

Nonostante il vostro impegno, a volte potrebbe capitare che la fede di qualcuno dei vostri seguaci possa vacillare. I dissidenti sono pronti ad attaccare a gran voce gli insegnamenti del culto e cercheranno in ogni modo di far valere la loro ragione con gli altri cultisti. Alcuni sono di natura invulnerabili a questo tipo di eventi, altri potrebbero essere invece meno tenaci. Esistono però delle soluzioni al problema, alcune anche piuttosto immediate.

Quando un fedele diventa un dissidente avrà sempre gli occhi iniettati di sangue e il volto accigliatissimo, inoltre sbloccherà una nuova opzione per il leader: Rieduca. Questo è un processo lento e sarà possibile compierlo solo una volta al giorno. Se temete che il seguace se ne possa andare o continuare a fare danni, potrete sempre trattenerlo in prigione. Altrimenti, se sbloccate le giuste dottrine, potreste persino pensare di sacrificarlo, ottenendo l’approvazione di tutti i membri del culto. Non esiste un modo giusto o sbagliato per affrontare questa avventura. L’approccio che deciderete, che sia esso benevolo o malvagio, non influenzerà in alcun modo lo sviluppo del vostro gruppo di fedeli.

Un culto vivo

Uno degli aspetti più interessanti di Cult of the Lamb è vedere da vicino le vicissitudini dei seguaci. L’IA del gioco è realizzata in modo piuttosto attendibile, tanto da rendere gli animaletti cultisti quanto più vivi possibile. Essi infatti non si limitano a lavorare, ma sono proprio degli esseri senzienti, mossi da sentimenti e sensazioni. Non sarà raro vederli simpatizzare per qualche confratello o, tutt’altro, spingervi a fare del male a chi odiano. O ancora potrebbero vomitare alla sconvolgente vista di un cadavere.

I seguaci del culto, come in ogni gestionale che si rispetti, sono mossi da bisogni primari come il mangiare, l’andare in bagno e il dormire. Fate il possibile per accontentarli e mantenere alto il loro attaccamento alla causa e a voi. In questo senso i ragazzi di Massive Monster pare abbiano studiato bene per rendere il mondo di Cult of the Lamb credibile. Non mancano infatti riferimenti alla demonologia nei nomi dei mini boss che affronterete.

Attenzione rivolta anche alla scelta della colonna sonora, che in Cult of the Lamb è azzeccata – anche se non molto memorabile – e complementare a ogni ambiente presentato. Un grande plauso va rivolto alla direzione artistica, che presenta uno stile cartoon, quasi deformed, sfruttando ottimamente il cel shading, e creando un efficace contrasto tra lo stile carino dei personaggi e i temi macabri del titolo.

In linea di massima Cult of the Lamb è una delle piccole perle di quest’estate. Dalla durata variabile tra la decina di ore e le venti, dimostra un tasso di rigiocabilità piuttosto buono, soprattutto in virtù delle miriadi di decorazioni sbloccabili e grazie alla difficoltà aumentata dei mostri quando deciderete di riaffrontare uno dei livelli da voi già completati. Da notare qualche calo di frame su Switch Lite e un paio di bug grafici, ma nulla che minasse l’efficacia dell’esperienza. Cult of the Lamb è disponibile su PC, Nintendo Switch, console Xbox e PlayStation.

Cult of the Lamb

Gameplay - 7.5
Colonna Sonora - 7.5
Direzione Artistica - 9

8

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Margherita Pelliccetti

Margherita Pelliccetti

Videogiocatrice e avida lettrice da quando ho memoria. Amante del fantasy in ogni sua forma, dei pirati e dei ninja. Rovinata dall'avvento dei multiplayer online (sigh).

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