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Andrew Tate e le motivazioni dietro ai ban dei suoi account sui social media

Andrew Tate è senza ombra di dubbio uno dei personaggi pubblici più discussi delle ultime settimane, capace di spaccare a metà l’opinione di tutti coloro che abbiano seguito le sue vicende nel recente periodo.
Emory Andrew Tate III iniziò a fare i primi passi sotto i riflettori tramite la sua carriera come kickboxer professionale, la quale tuttavia è ormai in secondo piano rispetto alla sua vita da influencer che lo ha fatto spopolare tra i più giovani.

Nato il 14 Dicembre 1986 (35 anni), Tate è diventato un fenomeno del web negli scorsi mesi per aver istituito la “Hustler’s University”, un programma di corsi online che (teoricamente) aiuta chiunque si iscriva a tale piattaforma, alla modica cifra di $49.99 al mese, a fare soldi in maniera rapida, veloce, e costante. Il vanto della HU, secondo quanto scritto dal personale stesso sul sito internet dedicato, sarebbe quello d’instaurare una mentalità intraprendente nei confronti del fare i soldi, ponendo a tutti gli iscritti le armi necessarie per vedere sempre in anticipo tutte le potenziali forme di guadagno che la società moderna può offrire.

L’altra motivazione dietro alla sua impennata di fama è che Andrew Tate in più di un’occasione si è espresso sui propri canali social in maniera estremamente misogina, omofoba e denigratoria nei confronti di parecchie categorie di persone; atteggiamento che lo ha poi portato, negli scorsi giorni, ad essere bannato su Twitter, Facebook, Instagram, Youtube e TikTok.

Andrew Tate e i ban dai social media

Prima di essere bannato, Andrew Tate aveva circa 4.6 milioni di follower su Instagram, oltre 800.000 iscritti su Youtube ed i suoi corti su TikTok superavano costantemente il milione di visualizzazioni. Insomma, l’anglo-americano era un personaggio con un’enorme visibilità e le sue costanti partecipazioni ad interviste e podcast facevano da cassa di risonanza per tutti coloro che ancora non lo conoscessero.

Come dimostrato da questo grafico di Google Trends, la voce “Andrew Tate” ha subito un’impennata di interesse sul motore di ricerca più usato al mondo da inizio Luglio 2022, a dimostrazione di come il suo approccio nei confronti del suo pubblico e dei social media stesse dando i propri frutti a livello quantitativo.
Il rovescio della medaglia, tuttavia, è che in quanto influencer, la sovraesposizione mediatica può essere spesso usata contro l’individuo stesso, soprattutto quando egli si esprime in maniera controversa.

Quando il processo di eliminazione dei suoi account era ormai divenuto evidente, Andrew Tate pubblicò un video (il quale è stato eliminato e successivamente ricaricato da account terzi) chiamato “Final Message” all’interno del quale si descrive come “la persona più famosa al mondo”, la quale è stata presa di mira dalla censura dell’opinione pubblica.
Egli, inoltre, nel video sostiene che tutti gli spezzoni che lo hanno reso famigerato sul web sarebbero tutti presi fuori contesto e mirati solo a danneggiare la sua immagine in quanto farebbero parte di interviste e podcast di diversi anni fa, quando la sensibilizzazione verso certi tipi di problematiche sociali non esisteva.

Andrew Tate tra le più svariate dichiarazioni nel corso della sua carriera da influencer, giusto per citarne alcune, ha sostenuto a più riprese che le donne vittime di stupro sono parzialmente responsabili degli attacchi che subiscono, che nella società moderna delle pari opportunità non si farebbe alcuno scrupolo a colpire una donna se necessario, che la depressione non esiste, che il Covid-19 sia un complotto da parte dei poteri forti per impedire a coloro che hanno “rotto la matrice” di avere successo, che le donne sono di proprietà dei propri uomini nel momento stesso in cui decidono di mettercisi insieme e via discorrendo.

Tutte queste prese di posizione sono senza ombra di dubbio dei temi scottanti nella società moderna ed esprimerle attraverso i canali social non può far altro che infrangere le linee guida di differenti community, soprattutto quando quel tipo di ideologia, rapportato ai numeri che gli account di Andrew Tate riscontravano, rischia di creare un pubblico fomentato da una mentalità denigratoria.

Facebook, Instagram, Twitter, Youtube e TikTok, difatti, nel momento dei ban dei rispettivi account dell’influencer hanno motivato la presa di posizione come “violazione delle politiche”.

  • Meta, che possiede Facebook e Instagram, venerdì ha rimosso i suoi account ufficiali, affermando che violavano le sue politiche.
  • YouTube ha rimosso diversi canali affiliati a Mr.Tate per “molteplici violazioni delle nostre Linee guida della community e dei Termini di servizio, comprese le nostre norme sull’incitamento all’odio”.
  • Un portavoce di Twitter ha affermato che l’account ufficiale di Andrew Tate è stato definitivamente cancellato dal sito Web per aver violato le sue regole, ma senza specificare quando o quali.

TikTok invece si è espresso in maniera più aperta:

La misoginia è un’ideologia terribile che non è tollerata su TikTok. La nostra indagine su questi contenuti è sempre in corso, poiché continuiamo a rimuovere account e video e ad adottare misure per rafforzare la nostra applicazione, compresi i nostri modelli di rilevamento, contro questo tipo di contenuti.

Fonte: NYTimes


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Matteo Comin

Matteo Comin

Sono Matteo, scrivo da Desenzano (BS), Studio Scienze della comunicazione e lavoro in un cinema multisala. Sono appassionato, come tutti voi, di tutto ciò che riguarda la cultura nerd, in particolar modo di anime e manga.

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