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Stray – Recensione: l’avventura felina targata Annapurna Interactive

Sin dal suo annuncio, Stray è stato capace di catturare l’attenzione del pubblico di videogiocatori grazie ad un concept insolito, che ci mette nei panni di un gatto in terza persona intento ad esplorare un’ambientazione urbana al neon e decadente. BlueTwelve Studio e Annapurna Interactive (brillante publisher che recentemente ha pubblicato un altro titolo degno di nota: Neon White) confezionano un titolo particolare come pochi sul mercato, offrendo un gioco d’avventura tridimensionale che porterà il giocatore ad addentrarsi all’interno delle rovine di una civiltà umana ormai estinta, tra enigmi da risolvere, fughe al cardiopalma ed esplorazione perlopiù lineare, contestualizzando le azioni del protagonista felino ad una narrativa intrigante, colma di dettagli sul mondo che fu e il vissuto attuale di una popolazione fatta di robot.

Abbiamo passato un discreto quantitativo di ore nei panni di un gatto arancione per portare a compimento il suo viaggio peculiare, e siamo pronti a parlarvi nel concreto di uno dei titoli indie più attesi e curiosi dell’anno nella nostra recensione.

Una gatta da pelare

L’avventura felina di Stray avrà inizio in una piccola apertura di una struttura scavata nella pietra, dove il nostro protagonista, insieme ad altri tre gatti, riposerà in attesa della fine di un temporale in corso, poiché è risaputo che felini comuni e acqua non vanno particolarmente d’accordo. Successivamente il gruppo si metterà in viaggio, attraversando delle rovine fatiscenti, che porteranno il gatto di colore arancione a separarsi dagli altri dopo un salto finito male che sancirà l’inizio del viaggio, portando il felino in un luogo non meglio identificato in prima battuta.

L’esperienza felina proposta da Stray comincia proprio da qui, soli in un posto cupo e derelitto che nella sua linearità richiama con decisione la nostra attenzione. Procedendo verso l’ignoto avremo sempre più la sensazione di essere finiti in un posto dimenticato da molto tempo e, muovendoci tra anguste strade, interni di edifici e tetti di un complesso urbano lugubre e apparentemente abbandonato, ci imbatteremo in una prima figura amica, un piccolo drone robot chiamato B-12, che nonostante un’amnesia ci sarà vitale nella progressione in quanto dispone di funzioni piacevolmente variegate, tra cui la capacità di immagazzinare oggetti, fornire luce, hackerare terminali e tradurre la lingua degli abitanti attuali dei bassifondi.

Stray protagonist b12

Infatti, presto apprenderemo di non essere totalmente soli in questo territorio misterioso, abitato principalmente da robot senzienti con portamento umano e piccole creature organiche ostili chiamate Zurk, da cui essi si difendono. Guidati dalla placida razza robotica e soprattutto forti della possibilità di perlustrazione più libera data dalle zone più ampie a disposizione, apprenderemo gli eventi del passato, decidendo di aiutare principalmente alcuni degli abitanti, gli Oltreggiosi, desiderosi di rivedere la luce oltre i bassifondi tentando il raggiungimento dell’Oltre, la superficie da dove proviene il protagonista felino di Stray.

La trama del titolo viene raccontata attraverso rare sequenze filmate e, soprattutto, esplorazione ambientale, evocativa e perlopiù silenziosa, che lascia all’immagine il ruolo di veicolo di messaggi di una certa importanza e utili per comprendere il passato e il presente dell’ambiente in cui il felino muoverà i suoi passi, imbattendosi in diversi dettagli visivi caratteristici e segreti del mondo che lo circonda.

Stray Zurk

I diversi NPC con cui interagiremo possono aprire a segmenti secondari di narrazione grazie ad incarichi opzionali che consigliamo caldamente di portare a compimento se si vuole godere appieno dell’esperienza di Stray, che attesta la sua durata a circa 6-7 ore se si punta dritti alla conclusione, che possono anche estendersi se si opta per il completismo, tra commissioni secondarie, trofei e ricerca dei Ricordi disseminati in ogni area di gioco, i quali accresceranno la conoscenza del pianeta passato.

È semplice notare quanta passione il team di sviluppo francese ha impiegato nella produzione di Stray, soprattutto nella realizzazione dei controlli felini del randagio, che mostrano una certa fedeltà riproduttiva. Nei panni del gatto arancione potremo muoverci, correre, miagolare – utile per attirare attenzioni – e saltare sulle superfici predefinite con dinamicità. Non mancano delle azioni più particolari e caratteristiche del micio, come quella di grattare apposite superfici con gli artigli o dissetarsi da specifici specchi d’acqua, oppure usare la zampa per far cadere degli oggetti dall’alto, oppure ancora addormentarsi in appositi giacigli.

Stray bar

Se alcune di queste azioni in Stray possono sembrare fini a se stesse, ci saranno occasioni dove potranno tornare utili, come ad esempio graffiare una porta può permettere di farsi aprire, o far cadere un oggetto può attirare l’attenzione di qualcuno al fine di innescare un evento. Insomma, è interessante constatare che le abitudini realistiche dei gatti siano state trasposte ludicamente per tornare utili in un impianto di gioco costruito appositamente intorno alle usanze feline che saremo noi a controllare a nostro piacimento, per un game design davvero ben pensato e convincente, dove il senso della scoperta – tenendo a mente che la curiosità fa innatamente parte dei felini – rappresenta il nucleo dell’esperienza giocata di Stray.

Un rischio a cui il progetto avrebbe potuto andare incontro riguarda il potenziale straniamento del giocatore, trovandosi spaesato nel fruire un titolo basato sul controllo di un comune gatto in un contesto diverso dalla realtà, che su schermo dimostra uno spiccato intelletto e una volontà d’azione tali che possono non combaciare con l’attitudine del felino tipico. Fortunatamente non si avverte mai questa sensazione di straniamento, bensì si rimane coerenti con la natura dell’animale controllato nonostante le azioni di tipo avanzato previste dal design in un mondo tecnologico e decadente, un aspetto che non era per nulla scontato e che poteva scadere nel perturbante se animato da ulteriore fantasia.

Stray slums

Non dire gatto…

Giocare a Stray restituisce diverse sensazioni, ma quella più presente è la linearità del gameplay, dove solo in pochi frangenti ci sentiremo davvero liberi nel compiere azioni all’interno del mondo di gioco. Ad esempio, i salti sono possibili esclusivamente se appare l’icona dedicata sulla superficie di approdo, eliminando ogni tentativo possibile di esplorazione totalmente libera e di fatto ogni errore nei salti, predisponendo dei binari che possono non incontrare il favore di chi si aspettava un’esperienza davvero platforming a 360 gradi. Il tutto rende la scena molto bella e pulita da vedere, specialmente grazie alle animazioni fluide e credibili del micio, con l’assenza di un hud a schermo a contribuire a ciò, lasciando solo un gatto e il paesaggio urbano pieno di luci al neon davanti agli occhi del giocatore, fatta eccezione di quando si richiama il menù dedicato all’inventario.

Risulta un piacere esplorare i diversi ambienti creati dal team, che oltre a offrire una cura certosina nell’estetica e nel level design, ha saputo giocare con la varietà ambientale, tra sezioni lineari e aree più aperte, amalgamate da una direzione artistica lodevole, non annoiandoci mai per tutta la durata della sessione.

Stray pool

Su PS5, Stray si è comportato bene, pur non offrendo un dettaglio grafico e una conta poligonale importanti o una realizzazione tecnica da urlo, ma mantenendo uno stile sempre bello da vedere e coerente, con a supporto una fluidità assoluta attestabile a 60 fps granitici, senza la presenza di caricamenti tra le varie zone, presenti solo tra una morte e l’altra e non proprio rapidissimi come ci si aspetterebbe dall’SSD montato nell’ammiraglia Sony.

I controlli del protagonista funzionano molto bene in uno schema di comandi assai basilare ma efficace, in relazione ad una telecamera altresì ben impostata e mai d’impaccio, sebbene Stray non sia esente da piccoli bug di diversa natura, che non compromettono l’avventura. Anche il supporto al DualSense trova il suo spazio nell’economia di gioco, con una vibrazione aptica coerente e ben sfruttata quando chiamata in causa (come nel caso delle fusa) e i grilletti adattivi che entrano in scena quando si devono usare gli artigli, simulandone l’uso sulle superfici.

Stray Neon

Insomma, tra puzzle ambientali in cui aguzzare l’ingegno, fughe tattiche in cui evitare e seminare i pericolosi Zurk, e sezioni prettamente stealth, oltre che incarichi contestuali di varia natura, BlueTwelve Studio confeziona un prodotto originale e coraggioso, con una discreta varietà di situazioni tutte da giocare. Una prova pregevole dell’utilizzo di Unreal Engine 4, che vede passare una piccola gemma indipendente tra le sue schiere, la quale utilizza un sistema d’illuminazione globale interessante capace di regalare qualche scorcio che non ha niente a che invidiare a produzioni più blasonate. Chiude il cerchio un comparto sonoro di buona qualità che abbiamo trovato sempre all’altezza quando chiamato in causa, particolarmente evocativo in alcune fasi, e un adattamento dei testi in italiano di buon livello, non esente da qualche refuso qua e là.

Conclusioni

Stray si conferma essere una piccola gemma dell’industria, originale e ben pensato, con un’esecuzione non scontata. Parliamo di un gioco adventure d’impostazione lineare e non complesso, che può essere portato a termine in poche ore, pur soddisfacendo nella sua gradevole proposta, colma di passione avvertita già in sede di presentazione. Un piccolo viaggio dal grande significato che sa tenere incollati allo schermo dall’inizio alla fine, con un level design ben congegnato che supporta una scena pulita ed evocativa.

In termini di gameplay il tutto funziona, ponendoci dinanzi ad un prodotto indubbiamente originale, non per tutti i palati, forse un po’ troppo lineare e guidato in alcune fasi, ma risultando un’esperienza da vivere tutta d’un fiato e nella sua interezza, dove il senso della scoperta rappresenta il fulcro del viaggio felino voluto dal team francese. Per il suo quantitativo di ore e contenuti è un adventure game che sa rapire se affrontato con il giusto spirito, configurandosi come uno degli indie più interessanti da qualche anno a questa parte. Un altro punto messo a segno da Annapurna Interactive.

Stray

Voto - 7.8

7.8

Stray è un gioco di avventura a cura di BlueTwelve Studio e Annapurna Interactive che ci mette nei panni di un gatto randagio, disponibile su PS4, PS5 e PC.

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Mirko Proietti

Mirko Proietti

Videogiocatore dal 1999, all'età di 3 anni la prima esperienza con Mega Drive e PlayStation in contemporanea. Predilige il genere Platform, ma da sempre mantiene una visione a 360 gradi del panorama videoludico. Laureato in comunicazione e orientato allo sviluppo tecnologico, cerca la completezza nella produzione del videogioco, che tende a considerare un'arte vera e propria.

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