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Aborto: Microsoft, Apple, Disney e altri colossi americani pagheranno il viaggio ai loro dipendenti

Venerdì 24 giugno la Corte Suprema americana ha deciso di annullare la storica sentenza Roe v. Wade, che da ormai 50 anni proteggeva costituzionalmente e federalmente il diritto all’aborto negli Stati Uniti.  

Tale decisione implica che, da ora, saranno i singoli stati americani a decidere come regolamentare l’interruzione di gravidanza, e sono già molti gli stati che hanno promulgato nuove dure restrizioni alla libertà di scelta.

Milioni di persone dovranno perciò non solo affrontare le spese per l’aborto, che di per sé in America è un servizio sanitario già molto costoso, ma anche le spese di viaggio per raggiungere uno stato che permetta loro di praticarlo. Alcune aziende americane, pressate dall’influenza degli investitori e dell’opinione pubblica, hanno dunque deciso d’includere nei benefit contrattuali del lavoratore un ulteriore supporto finanziario per affrontare queste spese. 

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Aborto, quali aziende si sono adoperate in supporto e in che modo

Sono molte le aziende americane che in queste ore hanno annunciato di voler modificare i benefit in modo da aiutare i propri dipendenti, qui di seguito alcune con le loro decisioni:

Microsoft

L’azienda di Bill Gates ha di fatto esteso il suo supporto finanziario che, nei benefit sanitari di cui usufruiscono i lavoratori, includeva già sia l’aborto che il percorso medico per l’affermazione di genere. In particolare, Microsoft ha deciso di aggiungere la copertura delle spese di viaggio che verranno effettuate dal dipendente per usufruire dei servizi compresi nell’assistenza sanitaria.

Uber

La compagnia di rideshare ha fatto sapere che rimborserà le spese legali che i suoi driver nello Stato dell’Oklahoma potrebbero ritrovarsi ad affrontare per aver infranto la legge dello stato. Difatti, l’Oklahoma ha intenzione di applicare la stessa legge del Texas sulla questione, per la quale verranno punite le persone che aiuteranno nel processo di ottenimento dell’aborto, categoria in cui sono ascrivibili anche i driver che accettano di accompagnare il paziente in una clinica per ottenere tale servizio. Uber attualmente offre già ai dipendenti, nei suoi piani assicurativi, benefit sanitari che includono l’aborto e le spese di viaggio per l’accesso ai servizi del piano sanitario.

Sony

Il piano sanitario aziendale dei dipendenti americani di Sony include i servizi di assistenza sanitaria riproduttiva, per questo Sony rimborserà le spese di viaggio a coloro che saranno costretti ad andare in altri stati per poter usufruire del benefit aziendale.

Meta

Il gigante della tecnologia, ex Facebook, si renderà disponibile a rimborsare le spese di viaggio compiute dai dipendenti per ottenere assistenza sanitaria, ma “entro i limiti di ciò che è permesso dalla legge”. Un portavoce di Meta ha specificato, infatti, che l’azienda starebbe studiando le complessità legali coinvolte nella questione: alcuni stati stanno cercando modi per impedire legalmente alle persone di viaggiare con il fine di abortire.

Disney

Il portavoce del colosso dell’intrattenimento ha detto che fornirà ai dipendenti una copertura che gli permetterà, se impossibilitati ad ottenere l’aborto nel loro stato, di avere accesso allo stesso servizio in un altro luogo. I benefit dell’azienda includono già sia le decisioni riguardanti le gravidanze che la pianificazione familiare. 

Netflix

L’azienda ha detto di offrire già un rimborso delle spese di viaggio per i dipendenti full-time americani e per quei dipendenti che hanno necessità di spostarsi per riuscire ad ottenere i servizi di assistenza sanitaria, incluso l’aborto e i servizi per l’affermazione di genere. Nel dettaglio, Netflix ha detto che i suoi dipendenti hanno a disposizione fino a 10.000 dollari di rimborso per le spese di viaggio affrontate per la cura del cancro, per i trapianti, per l’aborto e per l’affermazione di genere.

Apple

L’azienda ha fatto sapere di avere già coperta nei suoi benefit aziendali la possibilità, per i dipendenti, di viaggiare in altri stati per ottenere un servizio sanitario se questo non è disponibile nel proprio stato di residenza.

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Ad aver preso provvedimenti simili sono state anche molte altre aziende americane: Nike, Starbucks, Goldman Sachs, Levi Strauss, Bumble, Match Group, Comcast-NBC-Universal, Warner Bros Discovery, JPMorgan Chase, Yelp e altri ancora.

Oltre a ciò, numerose celebrità, politici e persone influenti in tutto il mondo si sono espresse contro la decisione della Corte Suprema: Danny de Vito, Billie Eilish, Pearl Jam, Seth MacFarlane, Mariah Carey e la lista è ancora molto lunga.

Sono in molti ad essere rimasti delusi e arrabbiati per la decisione della Corte, come dimostrano le proteste che stanno avvenendo in queste ore in tutta l’America.

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