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La Fortuna di Nikuko: il regista risponde alle domande di Dynit e del pubblico

In arrivo nei cinema il 16, 17 e 18 maggio, La Fortuna di Nikuko è la nuova opera di Ayumu Watanabe, regista che nel 2019 ha rilasciato il lungometraggio I Figli del Mare prima di gettarsi nella creazione di questo nuovo film. Accompagnato nuovamente da Satomi Ooshima alla sceneggiatura, e da Kenichi Konishi per il character design e la direzione dell’animazione, con La Fortuna di Nikuko viene riproposta un film dall’ambientazione acquatica, adattando quello che è il pluripremiato romanzo di Nishi Kanako.

La storia parla di Kikuko, ragazzina undicenne che vive insieme alla madre Nikuko su una barca nel porto di una piccola cittadina. Quest’ultima, una donna sulla soglia dei quaranta, ha una personalità molto esuberante, allegra e accompagnata da una forte passione per il cibo. La donna, inoltre, ha un gran problema: innamorarsi sempre della persona sbagliata. Vive secondo il motto personale “Essere ordinari è la cosa migliore”, ma il suo comportamento spesso audace e fuori luogo non fa che imbarazzare Kikuko, desiderosa di diventare grande ma allo stesso tempo di rimanere bambina.

In una diretta streaming sul proprio canale YouTube, Dynit ha avuto la possibilità d’intervistare il noto regista giapponese, consentendo al pubblico di porre delle domande alla quale Ayumu Watanabe ha poi proceduto a rispondere, svelando interessanti retroscena sulle modalità di produzione del film e altri dettagli curiosi riguardo la scelta stilistica e visiva.

la fortuna di nikuko

Le domande al regista de La Fortuna di Nikuko da Dynit

La prima parte della diretta viene riservata ad alcune domande poste da Dynit. La prima riguarda le differenze che si sono presentate nella creazione tra I Figli del Mare e La Fortuna di Nikuko: Watanabe risponde che il primo è tratto da un manga, e quindi la premessa principale è che c’era un elemento visivo già esistente a cui fare riferimento. Per Nikuko, ci si basa su un romanzo; il testo evoca delle immagini, ma non sono così precise.

La porta d’ingresso era quindi differente, e l’elemento visivo dell’opera partiva da zero. La cosa che invece non cambia tra le opere è lo staff che ci ha lavorato: dopo I Figli del Mare lo staff ha iniziato a lavorare su Nikuko, quindi è stato facile spostarsi sul progetto. Inoltre, c’è sempre stata la volontà di rispettare l’opera di riferimento in entrambi i lavori.

Come seconda domanda, viene chiesto cosa il regista pensi dell’attuale scenario, visto il modo in cui internet abbia aperto molte porte al mercato dell’animazione giapponese. Watanabe afferma come Internet offra la possibilità di raggiungere tantissimi spettatori in tempo reale, quasi in contemporanea, e abbia moltiplicato le possibilità dell’animazione giapponese. Inoltre si può accedere a un archivio molto vasto di opere passate, cosa impossibile un tempo. Dover creare opere nuove in un contesto del genere è stimolante in senso positivo, e permette a chi lavora nell’animazione di fare ricerca ed informarsi.

Anche tra le domande del pubblico rivolte al regista si possono trovare spunti interessanti. Quando gli viene domandato quanto tempo sia stato necessario per realizzare il film, Watanabe afferma come sia stato minore rispetto a I Figli del Mare, calcolando circa quattro anni, e ritenendoli comunque un tempo forse troppo lungo.

I motivi sono diversi: ha impiegato molto a trasportare la sceneggiatura alle sequenze di storyboard. Il testo scritto va trasformato in uno storyboard dove vengono stabilite le inquadrature, la lunghezza delle scene e l’impostazione dei dialoghi, ed egli spiega come si tratti di un’operazione che richiede del tempo.

Considerato come Watanabe stesse lavorando anche ad altre produzioni nel periodo di creazione de La Fortuna di Nikuko (come Summer Time Rendering) gli viene chiesto in che modo egli abbia fatto a conciliare la sovrapposizione di più prodotti.

Watanabe spiega come ovviamente non sia lui a fare tutto, venendo aiutato da molte altre persone “straordinarie”. Lo staff lo ha assistito parecchie volte, trattandosi di un lavoro d’idee e di condivisione delle stesse. Si ritiene fortunato di avere delle persone che rendono possibile tutto ciò.

Altra domanda interessante è quella che riguarda il modo in cui cambia in generale il suo approccio dai film alle serie TV, e dove sente di poter esprimere al meglio il suo potenziale. Watanabe sostiene che per lui non cambia molto, poiché gli piace e si diverte a fare animazione. Le serie TV richiedono un lavoro della durata di sei mesi o un anno, con diversi episodi per realizzare un titolo intero; sono più episodi che permettono di approfondire l’opera.

Per i lungometraggi per il cinema invece si devono concentrare in un tempo limitato una grande mole d’informazioni, e l’opera deve raggiungere un determinato grado di completezza. Il fattore che cambia è quindi la durata effettiva, e da essa varia anche l’approccio. Che si tratti di film per il cinema o serie TV, Watanabe dice di lavorare pensando a ciò che deve realizzare, quindi il riuscire ad esprimere appieno il suo potenziale non dipende dal mezzo, ma da sé stesso.

Se invece dovesse scegliere per forza tra uno dei due, allora la questione verte su chi lavorerà con lui; se ci saranno Konishi o Kimura, per il regista va bene qualunque tipo di produzione. Per rispondere invece in modo personale, egli confessa che la sua natura è più incline ai lungometraggi.

Viene chiesto se le ambientazioni correlate al mare e all’acqua nei suoi ultimi lavori siano una coincidenza o volontà di lavorarci, ma apparentemente si tratta della prima: quando si lavora nell’animazione l’acqua è un elemento che si tenta di evitare come la peste e mentre lui dice di apprezzarla come elemento, teme che ben presto il suo staff possa non mostrare più molta simpatia verso i suoi confronti.

Parlando della sua fase preferita nella creazione di un progetto animato, Watanabe apprezza particolarmente quando i personaggi prendono vita, provando dei sentimenti, crescendo, apendo nuovi mondi. Ci sono dei momenti in cui ciò avviene, ed è il punto che apprezza di più e dove cerca di focalizzarsi maggiormente.

Si passa poi ad una domanda più che rilevante di questi tempi, riguardo la sfida che le produzioni originali si trovano ad affrontare contro quelle prese da opere già esistenti. Viene chiesto come mai sia difficile realizzare progetti interamente originali, che non si costruiscano su progetti già esistenti come manga, videogiochi, franchise, e Watanabe si dice quasi commosso nello scoprire che questo problema sia riconosciuto anche in Occidente. Innanzitutto, spiega, è un motivo di budget: le produzioni che ottengono un grande budget sono le hit assicurate, con nomi già sulle spalle, e in Giappone adesso quasi nessuno investe in qualcosa d’ignoto.

Questo non significa che non ci siano produzioni originali, solo che sono a basso budget che ricevono poco la luce dei riflettori. Questo fattore è ancora più rilevante quando si tratta di produzioni televisive: ci sono legami tra licenziatari ed emittenti televisive, per cui se c’è un fumetto che stravende è naturale che l’emittente decida d’impegnarsi su una serie animata, piuttosto che prendere in considerazione un progetto di uno studio indipendente.

Watanabe aggiunge come egli stesso lavori a produzioni derivanti da altri prodotti; il problema è che poi molte creazioni tendono ad essere molto simili tra loro, quando è importante invece lavorare per offrire varietà in un mare di produzioni omologhe.

Nel caso si abbia avuto modo di vedere il primo trailer de La Fortuna di Nikuko, si può vedere abbastanza facilmente come il design di Nikuko ricordi Doraemon e la madre di Gian, la signora Goda: una domanda riguardo la presenza di possibili influenze del brand ha portato Watanabe a complimentarsi con gli spettatori per aver colto il collegamento, riconoscendo anche come in Italia Doraemon sia estremamente popolare. Oltretutto, confessa come egli abbia avuto dei battibecchi con Konishi per la scelta del design, ma entrambi volevano creare un senso di nostalgia, finendo così con il fare riferimento a Fujiko Fujio.

Come ultima domanda, viene chiesto se ci sia qualcosa su cui il regista vorrebbe che lo spettatore si concentrasse durante la visione del film: Watanabe risponde di concentrarsi su ciò che Nikuko mangia, poiché dei piatti potrebbero colpire lo spettatore (e oltre a ciò, ci sono dei piatti che hanno a che vedere con l’Italia).

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Marina Flocco

Marina Flocco

Fruitrice seriale di videogiochi, anime, manga, tutto ciò che è traducibile dal giapponese.

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