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La Mia Fuga Alcolica | Recensione del One-Shot di Kabi Nagata edito da J-Pop

La mia fuga alcolica – Scappando dalla realtà è l’ultimo one shot di Kabi Nagata portato in Italia da J-Pop. Dopo La mia prima volta – My lesbian experience with loneliness e Lettere a me stessa, ci si trova di nuovo davanti a un watakushi no manga, un fumetto autobiografico in cui l’autrice rivela ai lettori le sue debolezze, puntando sia a creare empatia nei confronti della propria storia che a dare un insegnamento.

Ne La mia fuga alcolica – Scappando dalla realtà Kabi Nagata ci racconta di aver contratto la pancreatite acuta in seguito ad un periodo prolungato in cui aveva fatto abuso di alcol. Lo stress della vita quotidiana era divenuto insormontabile per la giovane autrice, che cercava di ricaricarsi attraverso il consumo non moderato di liquore. Il suo corpo non ha retto a lungo un simile stile di vita, e la permanenza in ospedale, così come il periodo immediatamente successivo, vengono narrati al lettore con il classico stile dell’autrice.

L’uso sfrenato dei balloon è il primo tratto caratteristico del fumetto: a volte sembra di leggere un vero e proprio romanzo, ma ciò non vuol dire che le immagini non svolgano bene il loro compito. Infatti, la loro funzione sembra quella di trasmettere lo stato d’animo dell’autrice, piuttosto che raccontare i fatti, attraverso una sorta di metafore visive. E ci riescono deliziosamente, oscillando continuamente tra il tragico e il comico, mentre i testi spiegano nel dettaglio gli avvenimenti.

Ciò che stupirà maggiormente il lettore, soprattutto se si tratta della prima opera di Kabi Nagata a cui si approccia, è la singolare sensibilità dell’autrice, che davanti a scelte quotidiane alle quali chiunque è sottoposto ogni giorno, dimostra onestamente tutte le sue insicurezze e le sue paure. Stare bene non è soltanto una condizione, ma il risultato di un lavoro in cui ogni essere umano si deve impegnare quotidianamente.

Il successo de La mia prima volta non ha salvato la mangaka dai sensi di colpa di aver raccontato una condizione in cui i suoi familiari erano in qualche modo coinvolti. Come possono i genitori approvare un racconto del genere? Un giudizio positivo della critica non cancella il disagio a loro inferto, ma l’alcol può ridurre di sicuro il peso di colpe tanto gravi. Ciò che in passato era stato motivo di serenità, diviene col tempo una delle cause della sua angoscia.

Il periodo in ospedale è dunque una sorta di espiazione, durante la quale il senso di inadeguatezza di Kabi Nagata emerge senza filtri. L’idea dell’autrice di essere una paziente “peggiore” di altri non è mai comunicata esplicitamente, eppure il continuo confronto con personaggi che non sono nemmeno presenti nella storia spiega alla perfezione le sue insicurezze. Il senso di gratitudine nei confronti dei genitori emerge più che mai come una vera e propria prigione: sono gli unici ad essere presenti, persino in queste circostanze, nonostante il dolore arrecato loro con i racconti autobiografici.

I sensi di colpa dell’autrice sfociano quasi nella paranoia, alla quale il lettore è avvicinato anche grazie alla scelta stilistica del “terzo colore”. Infatti, così come nelle altre opere di Kabi Nagata, oltre al bianco e al nero, è utilizzato anche un altro colore. Ne La mia fuga alcolica, si tratta dell’arancione, la cui presenza costante è quasi un promemoria, un modo per l’autrice di mantenere l’attenzione viva, di concentrarsi e non farsi sorprendere, poiché le delusioni e gli errori sono sempre dietro l’angolo.

La scelta dell’arancione rispetto ad altri colori potrebbe però indicare un risvolto importante: Kabi Nagata, senza rendersene conto, sta diventando più vitale, sta imparando ad andare avanti nonostante il bagaglio di insicurezze che si porta dietro ogni giorno. D’altronde, nessun essere umano può davvero essere il centro dell’universo di un altro essere umano, e l’imbarazzo arrecato ai suoi genitori non li può bloccare allo stesso modo in cui il senso di colpa blocca lei stessa.

Durante la lettura de La mia fuga alcolica, mentre si crederà di leggere l’autrice, si finirà spesso per leggere se stessi. In fin dei conti, pur se in contesti non necessariamente simili, capita a tutti di sentirsi indecisi, non adatti o non all’altezza, e nulla può farci empatizzare con qualcuno come un’opera sincera dal sapore tragicomico, capace di non abbattere chi decide di analizzarsi, strappando spesso un sorriso, ma soprattutto, la maggior parte delle volte, un’onesta riflessione su se stessi. Le metafore visive utilizzate dall’autrice sono l’arma in più che conferisce alle immagini una potenza emotiva capace di abbattere le barriere dell’apparenza e scrutarci per ciò che siamo davvero.

La mia fuga alcolica è consigliato?

La mia fuga alcolica è un manga consigliato a chiunque voglia riflettere un po’ su se stesso. Di sicuro chi ha avuto problemi con l’alcol potrà prendere coraggio dall’autrice, che ritiene il dolore un insegnamento e il primo passo verso la guarigione. Chi non ama la presenza eccessiva di ballon, potrebbe trovarlo un po’ pesante, ma se riuscisse a superare questa difficoltà, rimarrebbe impressionato dall’efficacia delle immagini nel descrivere gli stati d’animo.

La mia fuga alcolica – Scappando dalla realtà, al prezzo di 12 euro, è dotato di sovracoperta, e sta benissimo in libreria, insieme alle altre opere di Kabi Nagata.

Link all’acquisto de La mia fuga alcolica | Account Twitter di Kabi Nagata

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Giovanni Parisi

Giovanni Parisi

Laureato in Ingegneria Chimica, aspirante professore alla Great Teacher Onizuka, esploratore di universi di fantasia, illuso sognatore, idealista, cinico a tratti. Ma ho anche dei pregi.

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