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Spotify: ecco la truffa con cui gli album italiani arrivano in cima alle classifiche mondiali

A chi utilizza spesso Spotify sarà sicuramente capitato di scorrere più di una volta tra le classifiche, anche tra quelle mondiali. In quest’ultime vi sarà spesso capitato di trovare album italiani in cima alla classifica, chiedendovi magari il perché, considerando che la nostra musica per quanto apprezzata anche all’estero, non ha un bacino di utenza così grande. E se in alcuni casi, come ad esempio i Maneskin ciò è dovuto anche al successo internazionale ottenuto tramite eventi come l’Eurovision, in altri come quello di Blanco e Paky (arrivato secondo a livello mondiale con il suo album Salvatore), viene difficile spiegare come ciò sia possibile.

Una possibile soluzione a questo dilemma ce la dà Soundwall, uno dei magazine del settore più seguito in Italia. Secondo una loro indagine infatti, sarebbe in atto una truffa che sfrutta una falla di Spotify e permette di moltiplicare artificialmente il numero di visualizzazioni di un album. A scoprire ciò è stato un hacker italiano che nell’esplorare il codice originale di Spotify, ha riscontrato la presenza di questo errore. Ciò si può applicare solo ai dischi e non ai singoli, il che spiega perchè a finire in cima alle classifiche siano più facilmente gli album e non appunto un singolo brano.

Non si tratta di una novità, in quanto da sempre le case discografiche sfruttano sistemi simili per lanciare determinati artisti, sin dai tempi degli scandali legati alle schedine TOTIP a Sanremo (come svelò anche Pupo qualche tempo fa). La pratica è inoltre utilizzata spesso su tanti social come YouTube e Instagram, dove si possono comprare facilmente follower e visualizzazioni. In questo caso però la situazione è più delicata, in quanto per attivare questa falla (chiamata Cavallo Pazzo nell’ambiente) sia necessario un investimento economico molto importante, motivo per cui viene attivato solo per determinati album.

Spotify

Spotify e il mercato italiano: le parole di Big Fish

Non è la prima volta che si scoprono scandali simili riguardo Spotify, ma è la prima volta che ciò riguarda esclusivamente il mercato italiano. Chi vi lavora ne era in molti casi già al corrente, come si può intuire dalle dichiarazioni del produttore e DJ Big Fish, rilasciate sempre a Soundwall.

Abbiamo dovuto aspettare l’1 aprile 2022 per scoprire quello che, in parte, molti di noi sospettavano. Vabbé. Potevamo arrivarci prima, ma rischiavamo anche di arrivarci dopo. Facciamo finta sia ok così”.

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Matteo Pignagnoli

Matteo Pignagnoli

23 anni, laureato in scienze della comunicazione con l'obiettivo di diventare giornalista. Appassionato sin da piccolo di gaming e sport, mi interesso anche di anime, manga e musica.

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