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Chorus recensione

Chorus, la recensione: le dogfight vanno ancora di moda

Deep Silver ci ha dato la possibilità di provare in anteprima Chorus, il nuovo titolo sparatutto su velivoli che ricorda tanto titoli storici come Wing Commander o il ben più recente Star Wars Squadrons. Il titolo ci ha colpito, sia nel bene che nel male, e ve lo racconteremo nel dettaglio nella nostra recensione completa qui di seguito.

Chorus è stato presentato lo scorso anno durante l’Xbox Day 2020, e ha destato subito la curiosità dei giocatori per la sua ambientazione spaziale e i toni cupi e misteriosi. Il titolo però affonda le sue radici nella storia di Fishlabs, che sviluppa shooter galattici da oltre 10 anni, ed i ragazzi del team sono riusciti a raccogliere tutta la loro esperienza per produrre il gioco di cui vi parliamo, e la passione posta in ballo si vede eccome, ma non è tutto oro quello che luccica.

Chorus recensione

L’oro che luccica è il comparto tecnico

Il comparto tecnico di Chorus è davvero sorprendente, almeno a colpo d’occhio. Il freddo e la desolazione dello spazio e delle navi abbandonate sono rappresentati in maniera sublime, e nel complesso non avremmo potuto far altro che promuovere a pieni voti una tecnica così all’avanguardia, no?

Ni, perchè per ogni anfratto finemente dettagliato e per ogni gioco di luce gestito alla perfezione, abbiamo delle texture non proprio all’avanguardia, come quelle presenti esattamente sotto il nostro naso per tutto il tempo: stiamo parlando della nostra navicella. Questo piccolo difettuccio alla fine non è così grave, anche considerando il fatto che l’audio spaziale è gestito molto bene (ha-ha spaziale ndr.) e che tutto sommato non guarderete mai così da vicino la vostra nave.

Insomma, ci troviamo davanti ai primi sintomi della necessità di far uscire un titolo in versione Cross-Gen, perchè siamo sicuri che se Fishlabs e Deep Silver avessero puntato tutto sui nuovi hardware avremmo dato un voto molto più alto alla sezione tecnica, ma purtroppo anche Chorus è vittima della necessità economica di far arrivare i proprio titoli sul maggior numero di piattaforme possibili.

Anche tutto il resto della direzione artistica è creato con cognizione di causa, con nemici che sono ben visibili anche da lontano grazie ai loro colori sgargianti e boss fight al cardiopalma con nemesi giganti da aggirare con la nostra Drift Trance.

Mamma ho perso l’aereo. e il circolo. e i poteri. e il filo del discorso

Del resto però, come dicevamo in apertura, non è tutto oro, e infatti l’incipit di Chorus è abbastanza complicato, perciò restate con noi e seguite attentamente: impersoneremo Nara, una pilota facente parte del “circolo”, un organizzazione spaziale con il solo obiettivo di portare il “Coro” (il Chorus del titolo), dottrina i cui partecipanti vivono in armonia eterna, in tutto l’universo. Guidata dal grande profeta, il capo dell’organizzazione, nara sviluppa un certo sentimento per questa figura, in cui vedrà il padre che non ha mai avuto.

Nara durante la sua permanenza nel circolo diventa la miglior pilota in circolazione, e assieme ad un gruppo di altri élite della guardia, chiamati gli anziani, procede a razziare e distruggere ogni ostacolo che gli si parava davanti, anche grazie all’utilizzo di poteri e abilità segrete chiamate “rituali”. Purtroppo però il profeta cambia le sue prospettive, e costringe nara a sterminare un intero pianeta in un solo colpo, traumatizzandola a vita.

Nara con i suoi poteri non solo distrugge il pianeta, ma elimina tutti i suoi colleghi, amici e perfino suo fratello e decide così di abbandonare il circolo e giura di distruggere ciò che ne rimaneva. (Salvo poi farci prendere il controllo in un tempo non meglio specificato, con Nara che ha perso tutti i suoi poteri e la sua navicella “Forsaken” ndr.)

Chorus naran

Questa spiegazione ci viene fatta letteralmente nei primi 2:35 minuti di gioco, subito dopo aver avviato una nuova partita, e nonostante le difficoltà a ricordare, questa parte è piuttosto chiara rispetto a ciò che arriva successivamente, specialmente dato il modo in cui le informazioni ci vengono fornite.

Durante la nostra esperienza, ci è sembrato che la trama fosse confusa, e questa impressione è data dal fatto che all’interno del titolo ci sono si alcune cutscenes, ma il succo della trama viene raccontato a spizzichi e bocconi attraverso i “ricordi”.

I ricordi nel mondo di gioco sono rappresentati come delle masse di energia azzurre fluttuanti da cercare e avviare come fossero voxafoni di Bioshock Infinite, con la differenza che se nei titoli 2K le informazioni fornite erano triviali e non propedeutiche alla trama, qui ci troviamo praticamente costretti a dover raccogliere questi oggetti per riuscire a collegare gli avvenimenti.

Queste sfere di luce sono sparse per le varie mappe, anche in luoghi nascosti, e si finisce spesso per skipparne qualcuna involontariamente. Questo da vita ad una incredibile confusione nella testa del giocatore e alla fine dei conti si fa prima ad collegare i filmati ad intuito che a raccogliere tutti i ricordi.

Spara spara come non se ne vedevano da tempo

Lo shooting in Chorus è impostato come quello di Star Wars Squadrons, o la missione Notte del Solstizio in Halo Reach, con visuale in terza persona e armi intercambiabili alla bisogna. Il volo è molto rapido e dinamico e c’è la possibilità di utilizzare i cosiddetti “motori sub-luce” che ci permettono di coprire in pochi secondi decine di chilometri.

La mira della navicella è assistita da un leggero auto aim, che ci aiuterà ad essere più precisi soprattutto con le armi a colpo singolo, per le quali ogni hit al bersaglio potrebbe fare la differenza tra la vita e la morte. A proposito di morte, sappiate che per i più temerari è possibile attivare la modalità “morte permanente”, in cui ogni nostro errore fatale si tradurrà in una partita da ricominciare.

Insomma, un gameplay dinamico e divertente, in cui potremo modificare la nostra navicella con bonus e potenziamenti diversi in base al nostro stile di gioco, e muoverci agevolmente nello spazio profondo usando tutta la nostra abilità nella Drift Trance, uno stato in cui la nostra Nara sconfigge le leggi della fisica facendo muovere il velivolo come fosse in una vera e propria “sbandata di potenza”

Volare alto, ma con i piedi per terra

Cosa dire di Chorus, è un gioco che dimostra quanto la fiducia in team emergenti può essere ripagata con il giusto impegno (capito, Grove Street games?). Il titolo di Fishlabs è una piccolo assaggio di ciò che potrà essere la nuova generazione di console, ma siamo consapevoli che va assolutamente limitato il fenomeno del Cross-Gen.

Certo, meno piattaforme vuol dire meno possibilità di vendita, e per un titolo nuovo è sempre un rischio, ma con una base solida come quella creata dai ragazzi del team di sviluppo apprezzeremmo molto un capitolo esclusivamente next gen che possa spremere al massimo le capacità di console e PC di fascia alta.

In conclusione, è consigliato l’acquisto? Certo, se vi piacciono le dogfight e l’ambientazione intergalattica è praticamente il vostro prossimo gioco preferito (se siete consapevoli che per capirci qualcosa della trama dovrete sudare sette camicie), mentre se i giochi “di aerei” non sono il vostro genere, questo probabilmente non sarà il punto di svolta che vi farà cambiare idea.

Chorus

Trama - 6
Tecnica - 8
Gameplay - 8

7.3

Chorus è un videogioco di combattimento spaziale imminente sviluppato da Fishlabs e pubblicato da Deep Silver. Il gioco è disponibile da oggi per Windows, PlayStation 4, Xbox One, Stadia, PlayStation 5 e Xbox Series X e Series S

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Gennaro Lazzizzera

Gennaro Lazzizzera

Nato (quasi) con la prima xbox in mano. il mio primo videogame è stato The Getaway per PS2 ed è stato letteralmente amore a prima vista (mai vista una alfa romeo in un videogioco prima di allora). Appassionato di videogiochi ma anche di Informatica, Tecnologia e Meccanica

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