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Il ragazzo che fece causa alla Pepsi: “Voglio solo un aereo”

Un sogno è un sogno, e poi quando ricapita l’occasione di poter vincere un aereo? La storia di John Leonard oggi fa sorridere, ma al tempo diede inizio a una causa legale contro la Pepsi.

Pepsi lancia un concorso, la pubblicità mostra un jet

Tutto ebbe inizio nei primi mesi del 1996, nello Stato di Washington. John Leonard ha 21 anni, è uno studente di economia e ha una grande passione: l’aeronautica. Contemporaneamente, Pepsi lancia negli Stati Uniti “Pepsi Stuff”, una delle tante raccolte a punti con cui si possono vincere diversi premi. Per promuoverlo viene anche lanciato uno spot televisivo realizzato dall’agenzia pubblicitaria BBDO.

Sullo schermo appare un ragazzo che veste una t-shirt con il logo Pepsi, sotto la scritta “75 punti”. Nella scena successiva il ragazzo ha una giacca di pelle, 1450 punti; occhiali, 175 punti. La parte divertente è il suo arrivo a scuola: nientemeno che con un jet Harrier, in grado peraltro di decollo e atterraggio in verticale. Sotto si legge “7.000.000 punti” e il protagonista ridacchia: “è di certo meglio dell’autobus”.

John Leonard non rinuncia, “una promessa è una promessa”

La pubblicità è simpatica e alla maggior parte dei telespettatori strappa un sorriso, ma John Leonard non può fare a meno di pensare a quanto sarebbe bello avere il proprio jet personale. E così, nei tre anni successivi mette in atto il suo piano.

Va specificato che le regole del concorso erano molto semplici: comprando prodotti Pepsi si accumulavano punti che, se consegnati entro i termini stabiliti, avrebbero permesso di ottenere alcuni premi. In caso mancassero dei punti, sarebbe stato possibile comprarne per 10 centesimi l’uno. Inutile dire che tra i premi previsti dal regolamento non figurava alcun jet: il premio di maggior valore era una bicicletta, da ottenere con tremila punti.

Leonard però non si schioda. “Una promessa è una promessa” riferisce il Seattle Times. Nell’articolo si apprende che il ragazzo è un appassionato di aerei, che una volta “aveva pilotato un Cessna con un istruttore di volo” e aveva anche preso in considerazione l’ipotesi di diventare pilota.

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Lo studente invia 700mila dollari e chiede di ricevere il jet

Leonard di certo non può arrendersi prima di aver provato ogni via. Leonard inizia dunque a fare qualche calcolo, perché acquistare le 16,8 milioni di lattine necessarie a raggiungere 7 milioni di punti non era particolarmente conveniente. L’alternativa era comprare i punti per un totale di 700mila dollari. D’altronde un jet vale diverse decine di milioni di dollari, pur non avendo il denaro necessario all’acquisto sembra un ottimo investimento.

In passato lo studente aveva lavorato come guida escursionistica ed era entrato in contatto con alcuni clienti facoltosi: sembra incredibile, ma riesce a convincere alcuni di questi a finanziare il suo progetto.

È tutto pronto: il ragazzo invia a Pepsi 15 punti, la soglia minima per partecipare al concorso, e un assegno di poco più di 700mila dollari, richiedendo con gentilezza il jet che gli spetta.

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Pepsi risponde e modifica lo spot

L’azienda risponde qualche settimana dopo sostenendo che la pubblicità fosse “fantasiosa” e che il jet non fosse presente né nel catalogo, né in alcun documento ufficiale. La mail si conclude così:

“Ci scusiamo per ogni incomprensione o confusione che potremmo aver causato e alleghiamo i buoni per alcuni prodotti omaggio”.

A Leonard, ovviamente, i buoni interessano poco. Si fa aiutare da un avvocato e invia una seconda lettera, molto più decisa, in cui si dichiarava pronto a portare Pepsi in tribunale se non avrebbe avuto il suo jet.

E così fece, seguito dai giornali che si erano interessati alla vicenda.

“Non voglio farmi pubblicità o altro, non voglio farne una questione di principio. Non cerco qualche tipo di accordo con Pepsi. Voglio solo un aereo“.

Un portavoce di Pepsi si dichiara sorpreso ai microfoni di CBS News:

“Decine di milioni di statunitensi, così come altre persone nel mondo, hanno visto la pubblicità, hanno capito lo scherzo e hanno riso. Il signor Leonard ha visto la pubblicità, ha assoldato consulenti e avvocati e ha deciso di intraprendere un’azione legale”.

Nel frattempo, Pepsi ritiene più saggio aggiustare il tiro: mentre espande la trasmissione della pubblicità su scala globale, cambia i 7 milioni di punti richiesti in 700 milioni e alla fine dello spot aggiunge la scritta “just kidding”, cioè “è uno scherzo”.

Arriva la sentenza

La storia di John Leonard e del suo – mai ricevuto – jet Harrier si chiude nel 1999 con una sentenza a favore di Pepsi: la pubblicità non ha valore legale ed era chiaro che l’azienda scherzasse. Leonard provò a insistere ma, alla fine, dovette arrendersi e rinunciare al suo sogno. L’assegno da 700mila dollari non era mai stato incassato da Pepsi, per cui lo studente non poteva aggrapparsi nemmeno a quello.

Secondo The Hustle, uno dei tanti giornali che hanno seguito le battaglie del giovane, Leonard si trasferì in Alaska, dove continuò la sua carriera di guida escursionista nel parco nazionale Denali. Oggi, sembra che lavori per l’ente che si occupa dei parchi nazionali della Columbia.

Volete saperne di più? Sulla vicenda uscirà la docuserie “The Jet”.

Fonti: IlPost.

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Laura Stefan

Laura Stefan

Scrittrice di successo dall'83, responsabile sicurezza Google e sempre in movimento tra Bali e New York con il mio jet privato.

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