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Earwig e la Strega | Recensione del film di Studio Ghibli a cura di Goro Miyazaki

earwig e la strega

Finalmente è arrivato in Italia Earwig e la Strega, l’ultimo film dello Studio Ghibli, diretto da Goro Miyazaki.

Earwig e la Strega, di Goro Miyazaki, è finalmente approdato anche nei cinema italiani, seppur con un mese di ritardo rispetto alla data inizialmente prevista. Il lungometraggio targato Ghibli si basa sull’omonimo romanzo della scrittrice inglese Diana Wynne Jones, autrice anche del più famoso Il Castello errante di Howl, che ha ricevuto un adattamento animato dal celebre Hayao Miyazaki, padre di Goro.

La madre di Earwig è una strega, costretta ad abbandonarla ancora neonata dinanzi le porte di un orfanotrofio, perché in fuga da qualcosa di terribile. La bambina cresce senza sapere nulla delle sue origini, sebbene inconsapevolmente si circondi di un’aura magica: i suoi modi gentili e un po’ adulatori spingono le persone a fare ciò che Earwig desidera. La sua vita viene sconvolta quando Bella Yaga, una strana donna che si rivela poi essere una strega, accompagnata da Mandragora, uno spilungone ancor più bizzarro, decidono di adottarla.

La piccola protagonista si ritrova ad essere l’assistente della strega, e vittima delle sue continue angherie. Insieme a Thomas, un simpatico gattino, Earwig vivrà una nuova quotidianità, ricca di stranezze e avvenimenti inspiegabili, ma anche di fatica e lavori insopportabili. Una sola regola vige nella loro abitazione: non bisogna disturbare Mandragora, per nessun motivo. Il mistero attorno al personaggio sarà uno dei motivi di maggiore curiosità per lo spettatore, così come l’evoluzione del suo rapporto con la protagonista.

L’obiettivo del film non è di certo quello di raccontare una storia con una trama molto articolata. Miyazaki vuol invece mostrare un mondo magico, ben nascosto in mezzo alle persone comuni. Il regista dipinge un’atmosfera davvero suggestiva, con elementi che si sposano alla perfezione agli eventi a cui assistiamo. L’antro di Bella Yaga è disordinato, sporco, pieno di ingredienti disgustosi, perfetti per la preparazione di intrugli magici. Il suo famiglio è un gatto nero, che teme le sue crudeli punizioni.

Nonostante Earwig rischi più volte di essere punita dalla strega, il clima che si avverte non è mai pesante, perché il film contiene numerose gag che smorzano la tensione dello spettatore, senza però spegnerne l’attenzione, grazie al contributo della colonna sonora. Le musiche rock rendono le scene alquanto movimentate e frenetiche, sebbene celino uno spirito più cupo e misterioso, che sembra quasi appartenere ad un periodo lontano.

La vivacità è ulteriormente amplificata dall’imprevedibilità della magia, che ben si sposa alla personalità decisamente intraprendente di Earwig: la ragazzina è continuamente stimolata da bizzarre novità che la spingono a sperimentare ed indagare, finendo poi per mettersi nei guai. Anche lo spettatore esplora insieme a lei quel contesto sconosciuto, e così si chiede come facciano le porte delle stanze a scomparire o perché dovrebbe esistere un incantesimo che permetta di vincere un’esposizione canina.

Il tipo di magia che permea l’opera ricorda quella de Il Castello errante di Howl, sebbene i toni siano molto meno solenni. La drammaticità che Goro Miyazaki aveva mostrato nel suo celebre La Collina dei Papaveri, in Earwig e la Strega trova spazio solo in pochi flashback riguardanti la madre della protagonista, che offrono indizi sulle motivazioni delle sue scelte. In tal senso, il regista avrebbe potuto puntare un po’ di più su questa sua abilità di caricare la pellicola di dramma, ma probabilmente non era quello il suo intento.

Nonostante lo scetticismo riguardo al primo film Ghibli in computer grafica, manifestato da molti fan prima dell’uscita, la tecnica adoperata non ha costituito un intralcio a quello che l’opera voleva comunicare al pubblico: una storia allegra, movimentata, che non si prende troppo sul serio, e che ci introduce in un mondo pieno di magia e stranezze. Earwig è un personaggio perfetto in questo contesto, poiché manifesta una capacità di adattamento che bilancia la voglia di inseguire i propri desideri e un’attenta osservazione di ciò che la circonda.

Se siete fan dei film Ghibli o delle storie con un’ambientazione fantastica simile a quella osservata ne Il Castello errante di Howl, allora apprezzerete di sicuro Earwig e La Strega. La vivacità, le musiche e le numerose gag lo rendono adatto per grandi e piccini. Nonostante non sia in linea con i toni a cui ci aveva abituati Goro Miyazaki, la visione del film è assolutamente consigliata.

L'autore

Giovanni Parisi

Laureato in Ingegneria Chimica, aspirante professore alla Great Teacher Onizuka, esploratore di universi di fantasia, illuso sognatore, idealista, cinico a tratti. Ma ho anche dei pregi.

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