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Berserk: l’anime del 1997 è un buon adattamento?

Cerchiamo di dare un’opinione onesta sul primo adattamento animato di Berserk, capolavoro di Kentaro Miura.

Tempo fa abbiamo parlato dell’adattamento di Berserk che senza troppi problemi definirei “neutrale”. Non c’è modo migliore per definire i tre film che traspongono l’epoca d’oro: non sono fatti né troppo bene, né troppo male.

Berserk, in trent’anni di pubblicazioni, non vanta però solo di una trilogia cinematografica e delle due serie che la seguono (e delle quali parleremo prossimamente). Il primo tentativo di adattare il capolavoro di Kentaro Miura risale infatti al 1997 ed è anche, può sembrare strano, il miglior lavoro fatto in questi anni.

Se qualcuno mi chiedesse quale adattamento consiglio risponderei mille volte questo qui perché nonostante le scene di combattimento sembrino invecchiate male e grafica e character design siano sicuramente meno accattivanti rispetto ai tre film usciti dal 2014 in avanti, almeno in questo caso siamo di fronte ad una trasposizione fedele e che cerca di non trascurare nessun elemento.

Berserk

La pecca della trilogia dell’Epoca D’Oro era proprio questa: tagliare per motivi di tempo dinamiche, scene e interi capitoli essenziali, senza i quali è impossibile conoscere i protagonisti. Anzi, a voler essere precisi molti personaggi non vengono neppure mai presentati.

La serie del 1997 dà la giusta importanza più o meno a tutto e, nei limiti di ciò che poteva essere mostrato in televisione, si propone come la trasposizione più fedele ad oggi realizzata dei primi 13 volumi di Berserk. Ma andiamo con ordine.

Prima dell’Epoca D’Oro: l’unica pecca dell’adattamento?

L’unico elemento sul quale Berserk 1997 sorvola completamente sono i primi tre volumi. Un peccato, anche se nulla rispetto al disastro degli adattamenti del 2016-2017 e dei tagli della trilogia.

La premessa fondamentale quando parliamo di adattamenti di Berserk è che nessuno può essere sostituito alla lettura del manga nella sua interezza: è tropo bello, troppo ricco e significativo, narrativamente e stilisticamente parlando, per essere rimpiazzato. Vi consiglio di leggere il manga a prescindere, che sia prima o dopo la visione di una trasposizione, perché nessun adattamento è di fatto all’altezza del capolavoro di Kentaro Miura.

Tagliare i primi tre volumi è sicuramente una grande mancanza narrativamente parlando.

Nel manga i volumi che precedono l’Epoca D’Oro, ambientati nel “presente” di Gatsu, servono a farci vedere cosa lui e Grifis inevitabilmente diventeranno. Conosciamo cioè prima il Guerriero Nero e solo dopo scopriamo ciò che ha passato nella prima parte della sua vita che lo ha portato qui dove è ora.  

I primi volumi del manga sono fondamentali perché leggere l’Epoca D’Oro sapendo chi Gatsu diventerà, che odierà Grifis e desidererà distruggerlo con tutto se stesso un giorno produce tutto un altro effetto e ci aiuta a guardare al sogno di Grifis tenendo i piedi per terra, perché abbiamo un’idea di ciò che in futuro potrebbe diventare e fare, anche se non sappiamo come o perché.

Letta in retrospettiva, inoltre, questa breve saga presenta numerose analogie con la storia di Grifis e Gatsu: il desiderio di vendetta di uno, l’ambizione degenerata in disperazione dell’altro… Sembra quasi un modo di Miura per mostrarci che, fin dall’inizio, quella di Berserk è la storia di un fato che si ripete similmente, a spirale.

Il problema di presentare male il protagonista

Purtroppo col taglio dei primi tre volumi scompaiono anche i primi accenni alla caratterizzazione di Gatsu, già presentato molto bene da Miura nei suoi tratti fondamentali.

Gatsu è un viaggiatore cupo, solitario e che allontana chiunque gli si avvicini, conscio del fatto che una terribile sorte spetterà a chi gli tenderà una mano d’aiuto.

“Lasciami perdere, lo dico per il tuo bene. Sono perseguitato da una legione di spiriti maligni.”

I primi capitoli ci forniscono una prima introspezione di Gatsu che verrà poi arricchita dai suoi flashback e dalle saghe successive.

Berserk

Il nostro protagonista è introdotto come qualcuno all’apparenza scontroso, ma che forse si comporta così solo per scappare di fronte alle tragedie che lo perseguitano da tutta la vita. Letto col senno di poi, il suo atteggiamento è causato del senso di colpa di essere l’unico sopravvissuto della sua squadra. Tutto questo nell’anime, purtroppo, non è reso affatto bene.

È, allo stesso tempo, un personaggio indipendente e che pensa che l’importante nella vita sia andare avanti e “morire combattendo le nostre battaglie”. Anche questo è dovuto a ciò che passa durante l’Epoca D’Oro e alla presenza di Grifis.

Gli stessi ricordi di Grifis e della Squadra sono anche la linfa che lo rende tanto forte. Gatsu va avanti perché si aggrappa all’odio, alla rabbia e al desiderio di vendetta che prova nei confronti di Grifis. Pak, introdotto nel primo volume e assente nell’anime del 1997, percepisce spesso sentimenti negativi e violenti provenire dal Guerriero Nero e li paragona ad un magma incandescente, travolgente. Non è un personaggio completamente positivo e questo è subito reso evidente da Miura.

Vediamo quindi il mondo di Gatsu. Solo dopo Miura ci mostra la sua storia, le cause che lo hanno portato a vivere così.

L’Epoca D’Oro

Il primo episodio della serie, come abbiamo detto, non traspone nulla di ciò che ci viene mostrato nei primi tre volumi e mezzo della storia. Tutta la prima saga ambientata nel presente viene saltata e sostituita da una storia senza infamia e senza lode che inizia e finisce col primo episodio.

Questo primo episodio non ha praticamente nulla di fedele ai primi volumi e ci dice ben poco di Gatsu, a differenza del manga. Alla fine del primo episodio parte l’adattamento vero e proprio che va da circa metà del quarto volume fino al volume 14, coprendo quasi interamente l’Epoca D’Oro.

A causa dei tagli piuttosto importanti presenti anche in questo adattamento il mio consiglio è sempre quello di leggere prima il manga e solo in un secondo momento approcciarsi alle trasposizioni, consci del fatto che sono, appunto, trasposizioni, e che purtroppo non saranno mai in grado di fornire l’esperienza completa del manga.

Detto questo, la trasposizione di Berserk del 1997 è sicuramente più fedele della trilogia cinematografica. Molte scene e tematiche fondamentali erano totalmente assenti in quest’ultima, primi tra tutti i complotti di corte, essenziali perché Berserk non è solo un manga che parla di guerra o un fantasy medievale. È anche e soprattutto, in questa prima parte, una storia che parla di potere, di ciò che gli uomini sono disposti a fare – e a sacrificare – per ottenerlo.

Altro elemento molto importante e che purtroppo viene spesso trascurato dai film è la caratterizzazione dei personaggi, che invece nella serie del 1997 è delineata decisamente meglio nonostante i tagli dei quali abbiamo parlato.

La trasposizione perfetta?

Berserk del 1997 è la trasposizione migliore che abbiamo ma, diciamolo onestamente, è ben lontana dall’essere perfetta.

Il vantaggio della trilogia cinematografica era che, nonostante i tagli, poteva permettersi di mostrare tutta la violenza e le scene più spinte presenti in Berserk, viceversa, l’anime del 1997 è molto spesso costretto a sorvolare o affievolire tutto questo e il risultato è una serie dai toni decisamente più “lievi” rispetto a quelli crudi del manga, che quindi in un certo senso tradisce le sue atmosfere e vocazioni fondamentali.

Berserk sembra un fantasy qualunque, insomma, con qualche complotto in più e personaggi molto ben delineati e approfonditi. Altra pecca abbastanza grave: l’anime riassume in circa mezzo episodio (il 4, per la precisione) la prima parte del passato di Gatsu, dedicato al suo vissuto con Gambino, e purtroppo è difficile capire certi aspetti della personalità del protagonista senza quella parte del suo passato.

Partorito da una donna morta impiccata, vede morire la madre adottiva a soli tre anni e a sei viene venduto dal padre per una notte in cambio di tre monete d’oro. Vive la propria adolescenza sentendosi continuamente ripetere che sarebbe stato meglio fosse morto.

Dopo la violenza subita, Gatsu abbraccia per la prima volta una spada, conscio che attorno a lui c’è solo odio e rancore. Quella spada rappresenta la sua sola ancora di salvezza, l’unica via d’uscita da una realtà che gli appare fin troppo ingiusta.

Tutti aspetti del personaggio tagliati o ridotti a pochi accenni che portano quindi lo spettatore a crearsi una una visione parziale di Gatsu, incompleta, perché non consente di capire i traumi che il nostro protagonista porta con sé e che influenzano il suo modo di vivere e di rapportarsi con gli altri.

Non mi sento di criticare completamente i tagli, comunque, effettivamente le scene erano troppo violente e pesanti, non potevano certo essere mostrate in televisione alla fine degli anni ’90. Sempre meglio di saltarli completamente come nei film, in ogni caso.

Altra grave mancanza è il Cavaliere del Teschio, personaggio essenziale anche per questa prima parte della storia e ignorato per 25 episodi, chissà perché poi.

Se ai tagli e alle animazioni poco fluide che caratterizzano l’adattamento ci aggiungiamo il fatto che ha un terribile finale aperto, è chiaro perché poco fa ho detto che Berserk del 1997 è una serie lontana dalla perfezione.

Una buona trasposizione, ma…

In conclusione, Berserk del 1997 è una buona serie che però non è assolutamente esente da difetti. Ciò che mi spinge a consigliarla è che si tratta effettivamente del migliore adattamento disponibile del capolavoro di Kentaro Miura, se messa a confronto con gli altri adattamenti realizzati.

È una serie che, in 25 episodi, fa il possibile per ricreare le vicende e le atmosfere della serie originale. A volte ci riesce, altre no, ma complessivamente è un buon lavoro che, in definitiva, consiglio a chi è già fan dell’opera.

A impreziosire il tutto ci sono le OST di Susumu Hirasawa, che crea delle musiche a dir poco iconiche, epiche e perfettamente contestualizzate nel mondo di Berserk. Il compositore verrà poi consacrato all’Olimpo dei compositori giapponesi lavorando al comparto sonoro di diverse opere di Satoshi Kon come Paprika e Paranoia Agent, e verrà inoltre richiamato per lavorare ad ARIA, la theme song con cui si aprono i film della trilogia cinematografica di Berserk, e ad alcune OST dell’adattamento del 2016.

Ho detto che la consiglio a chi ha già letto il manga, perché nonostante questo anime sia realizzato tutto sommato bene non è comunque un buon punto di partenza. Le mancanze e i tagli sono ancora troppi, oltre al fatto che come abbiamo detto non sempre riesce nell’intento di ricreare le giuste atmosfere.

La visione, in definitiva, merita? Sì, ma solo agli appassionati e a chi si è già approcciato a Berserk tramite il manga.

Nessun adattamento può sostituire la lettura del capolavoro di Kentaro Miura, e pertanto il consiglio è di partire sempre dal manga, perché nonostante l’incompletezza e la pubblicazione irregolare è e rimarrà sempre un capolavoro.

Gli adattamenti, sia questa serie sia la trilogia cinematografica, sono delle buone trasposizioni da guardare se conoscete già l’opera, ma purtroppo nessun anime ad oggi è riuscito a ricreare fedelmente l’anima di Berserk

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Daniela Reina

Daniela Reina

Studentessa, nel tempo libero viaggia attraverso tempo, spazio e mondi di fantasia in compagnia di qualche buona lettura o serie. Il suo manga preferito è Berserk, l'anime Neon Genesis Evangelion.

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