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Anime & Manga Approfondimento

Berserk: come lo guardo? pt 1

Berserk, ne abbiamo già parlato, è un manga dalla cadenza estremamente irregolare. Da diversi anni ormai una dei più grandi interrogativi della vita sembra essere “ma questo mese esce il capitolo di Berserk?”

Se la sua pubblicazione è un caso editoriale, un altro caso molto particolare riguarda i suoi adattamenti animati. È un manga estremamente famoso, molto apprezzato sia in Giappone sia all’estero, sicuramente avrà delle buona trasposizioni, direte voi.

Molto spesso infatti sento chiedere se ci siano degli adattamenti animati di Berserk da guardare per evitare di recuperare tutti i volumi del manga.

Esistono? Sì.

Li consiglio? Più no che sì.

Questo articolo, insieme ai due che seguiranno nei prossimi mesi, nasce proprio per analizzare e fare chiarezza sugli anime/film tratti dal manga.

Oggi in particolare parleremo dei tre film usciti tra il 2012 e il 2013 e che coprono l’intero arco narrativo dell’Epoca d’Oro, quindi dal terzo al quattordicesimo volume circa.

I film fanno parte di un progetto più ampio che nacque col proposito di adattare l’intero manga. Una buona notizia per i fan, che non ne vedevano una trasposizione dal 1997, anno in cui uscì la prima serie animata (della quale parlerò in futuro).

Il lavoro viene affidato allo Studio 4°C, già noto per film come Steamboy o il tanto atteso Children of the Sea, che in due anni, senza ritardi, riesce a portare nelle sale giapponesi tutti e tre i film.

Subito dopo i film sono uscite altre due serie animate, rispettivamente nel 2016 e nel 2017, che avrebbero dovuto adattare le saghe successive, fino al volume 35 circa.

Ora, mettiamo da parte le buone intenzioni dei produttori, vi renderete conto che sei ore circa sono pochissime per coprire dieci volumi circa di storia, ma procediamo con ordine.

I titoli dei tre film sono: L’Uovo del Re Dominatore, La Conquista di Doldrey e L’Avvento. Il secondo e il terzo, in particolare, lasciano intendere allo spettatore non completamente asciutto a riguardo di cosa si tratta. Il primo film è un film prettamente introduttivo, che serve a “presentarci” i personaggi e a mostrare, seppure in maniera sommaria, il loro rapporto, fino ai primi successi della Squadra dei Falchi. Col secondo e il terzo si entra nel vivo dell’azione.

Ho detto in maniera sommaria, e questo è proprio uno dei difetti principali della trilogia: è troppo breve e con più tagli di quanti se ne possano tollerare.

E non sto parlando di tagli esclusivamente legati all’approfondimento dei rapporti tra i personaggi (come se questi non fossero gravi), ma addirittura vengono tolti alcuni dei monologhi più profondi dell’opera o scene intere. Il passato di Gatsu, al quale nel manga è dedicato quasi un volume, è totalmente rimosso, relegato a qualche immagine confusa che vediamo all’inizio del film, incomprensibile a chi si approccia per la prima volta alla serie.

Sicuramente questo potrà essere un difetto trascurabile per uno spettatore che Berserk lo ha già letto, ma per i neofiti è una mancanza enorme.

Il passato di Gatsu non è il solo ad essere ignorato: anche Grifis subisce più o meno lo stesso destino, e vengono tagliate numerose scene che, nell’opera, sono fondamentali per approfondirne la psicologia e le motivazioni.

Caska, dei tre, è l’unica salvabile: il flashback del suo primo incontro con Grifis è presente, così come il racconto dei suoi sentimenti per Grifis e dei suoi desideri.

Gli altri membri della Squadra dei Falchi? Non pervenuti. Dico sul serio!

Fino al secondo film lo spettatore non sa neanche chi sia Pipin. Judo ha un po’ più di screentime, ma neanche lui è approfondito come meriterebbe. Stessa sorte tocca a Kolcas, nonostante questi siano due dei personaggi migliori dell’Epoca d’Oro.

Menzione d’onore anche a Rickert che, nonostante non spicchi particolarmente in questa prima saga, è molto presente nel manga, dall’Epoca d’Oro fino ai più recenti volumi della Saga del Falco Millenario.

In breve, i film adattano in linea di massima ciò che si propongono di adattare, ma il prodotto finale non ha la stessa forza o profondità dell’opera originale.

I dialoghi, i confronti, i discorsi filosofeggianti, l’approfondita psicologia dei personaggi, gli elementi che hanno fatto innamorare di questo manga i lettori sono assenti.

Questi tre adattamenti tradiscono il cuore stesso di Berserk, e lo fanno apparire come un semplice fumetto di guerra e con degli elementi fantasy, pur sempre sopra la media, si intende.

Per quanto riguarda le animazioni non c’è molto da dire: lo Studio 4°C riesce ad amalgamare bene animazioni 2D, CGI ed elementi 3D, e il risultato è un film buono a livello visivo, anche se avrei fatto volentieri a meno del 3D. E, personalmente, per Berserk mi sarei aspettata molto di più.

Ad eccellere nel film sono invece le musiche. Le OST Shiro Sagisu sono ottime e si adattano perfettamente all’opera, così come ARIA, la sigla di apertura di Hirasawa Susumu.

Se consideriamo quindi un lavoro di trasposizione sufficiente e delle animazioni buone ma che non eccellono, questa trilogia è un lavoro al quale sicuramente darei più che la sufficienza, ma che allo stesso tempo mi ha lasciata insoddisfatta per la superficialità con cui sono state affrontate (o non affrontate) certe parti del manga.

Ci tengo a sottolineare che, nonostante tutto, gli adattamenti sono più che godibili per un lettore di Berserk, ma dopo la visione lasciano quel senso di “sono stati bravi ma non si sono impegnati abbastanza”. Mai la frase “è meglio il manga” fu più vera.

Da qui in poi farà qualche esempio per parlare più nel dettaglio dei film e di alcune delle scelte che più mi hanno fatto storcere il naso, quindi ci saranno spoiler.

I tagli più gravi (sezione spoiler)

Il film inizia saltando totalmente la prima parte dell’Epoca d’Oro, dedicata all’infanzia di Gatsu. Questa, in Berserk, è fondamentale per la caratterizzazione del protagonista: permette al lettore di capire i suoi traumi, il motivo per cui tende sempre a distanziarsi da tutti, perché non vuole che gli altri lo tocchino o lo seguano. Gatsu è nato da una donna morta impiccata, è stato adottato e addestrato a fare il mercenario sin da piccolo; dopo la morte della madre, rimane solo col padre adottivo, Gambino, che una notte lo vende a un mercenario.

Il bambino lo ucciderà così come, quando scopre che è stato proprio Gambino a causargli quel trauma, gli riserverà la stessa sorte e scapperà dall’accampamento mentre i suoi ex compagni lo inseguono.

Crescerà profondamente segnato da questi eventi, col pensiero che forse è davvero perseguitato dalla sfortuna, che tutti quelli che gli si avvicinano, prima o poi, subiranno una sorte orribile, verranno colpiti dalla sua stessa “maledizione”. Nel film tutto questo è assente, e lo spettatore non riesce a capire perché Gatsu sia così chiuso in se stesso e restio ai rapporti con la Squadra dei Falchi.

Non si prova la minima empatia nei confronti del protagonista, che viene ridotto al classico protagonista burbero, solitario ed egoista. Tutto ciò che non è questo personaggio.

Anche la scena della violenza sessuale in sé subita dal piccolo Gatsu è fondamentale per gli eventi successivi: nel manga viene rievocata in una scena simile tra il protagonista e Caska e rende drammatico il momento. Nel film è invece priva di drammaticità o introspezione.

Anche tutte le scene di dialogo tra Gatsu e i membri della Squadra sono assenti.

Gatsu, con i Falchi, trova finalmente un posto nel quale restare, degli amici e dei compagni d’armi al fianco dei quali combattere, da proteggere e sui quali potere contare, ma la trilogia non rende minimamente tutto questo. Non trasmette il senso di disperazione di un Gatsu bambino, appena scappato, che aveva perso tutto e non sapeva quale fosse il suo posto nel mondo. Non riesce a far capire allo spettatore quanto, a poco a poco, Gatsu inizi a sentirsi a casa nella Squadra, o diventi altruista e responsabile.

Riguardo Grifis, nel secondo film molte scene sono tagliate, e vorrei ricordarne due in particolare.

La prima, una scena nella quale trova un bambino morto sul campo di battaglia, e riflette sulla sua morte, sul significato e sul valore del proprio sogno (che poi sarà fondamentale per l’Eclissi), e un dialogo con Caska avvenuto il giorno dopo avere donato il proprio corpo a un vecchio nobile per soldi.

Entrambe le scene sono importantissime per approfondire il personaggio e le sue motivazioni. Sottolineano, cosa che nel film non avviene, come Grifis all’inizio non fosse un uomo senza cuore, interessato solo al proprio obiettivo. Era, invece, una persona tormentata dal senso di colpa, dal rimpianto, ma che allo stesso tempo stava già imparando a camminare sui cadaveri dei “sacrifici” per raggiungere il suo sogno.

“Forse… è stato il mio sogno a ucciderlo.”

Grifis si sente profondamente sporco, è tormentato dal dubbio, si chiede se davvero valga la pena che tutte quelle persone muoiano per un suo capriccio. E, prima di tutto, odia se stesso, nonostante stia solo inseguendo l’agognato castello in tutti i modi possibili, odia se stesso per i metodi che sta utilizzando, per quanto sta sporcando il proprio corpo e la propria moralità.

Questi sono alcune delle mancanze che reputo più gravi, perché compromettono la percezione che lo spettatore ha dei protagonisti e delle loro emozioni, dei loro vissuti e della psicologia stessa. Avrei preferito tagliassero o diminuissero qualche scena di guerra, onestamente, piuttosto che vedere rimosse in questo modo alcune delle scene più belle presenti nel manga.

Riassumendo, come ho detto prima, il film non è pessimo, ma non è neanche buono. Ci sono troppi tagli, troppe superficialità nel trasporre quella che probabilmente è la saga più bella di Berserk. I personaggi non esistono, la profonda caratterizzazione che hanno nel manga qui è assente, e lascia allo spettatore l’amaro in bocca per ciò che sarebbe potuto essere questa trilogia, ma che non sono stati in grado di realizzare.

Non è il miglior adattamento possibile, e neppure il peggiore. Di quelli che reputo il migliore e il peggiore parleremo in futuro.

 

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