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USA: Huawei resta bloccata, seguono altre 58 aziende cinesi

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Biden segue le orme di Trump: Huawei resta fuori

L’amministrazione Biden continua la politica di messa al bando delle aziende cinesi ritenute più pericolose per la sicurezza pubblica statunitense, proseguendo quindi la strategia iniziata da Trump e dai repubblicani nel 2019.

L’ex presidente statunitense infatti vietò alle imprese americane di commerciare con determinate aziende cinesi, tra cui la celebre Huawei (che per sopravvivere si è messa in ”proprio”, almeno sul lato software).

Adesso il divieto, che entrerà in vigore il 2 agosto sotto forma di un ordine esecutivo firmato dallo stesso Biden con il supporto del Congresso, si estenderà anche su determinate aziende cinesi che trattano di comunicazioni, difesa e tecnologia costringendo tutti gli americani che hanno investito in esse a rivendere le proprie quote azionarie entro 1 anno dall’emanazione del decreto.

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Le altre aziende “marchiate” dagli USA

Tra le aziende che verranno bandite da Biden, oltre naturalmente a Huawei, troviamo nomi già noti, come i principali operatori telefonici attivi nel mercato cinese: China Mobile, China Unicom e China Telecommunications.

Continuano ad essere confinate anche le imprese che si occupano di difesa, tra cui troviamo Aviation Industry Corp, China North Industries Group, China Aerospace Science and Industry Corporation e China Shipbuilding Industry.

Si aggiungono infine anche nuove aziende alla blacklist statunitense, le più importanti delle quali sono la Zhonghang Electronic Measuring Instruments e la Jiangxi Hongdu Aviation Industry.

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La lotta alle discriminazioni tra i motivi delle sanzioni

Rientra nella lista anche Hivision, nota azienda che si occupa di videosorveglianza che, secondo gli USA, sarebbe legata agli episodi di violenza e repressione contro la minoranza musulmana degli uiguri, nella regione cinese Xinjiang.

Lo stesso Biden si è espresso sull’argomento, dichiarando:

“Trovo che l’uso della tecnologia di sorveglianza cinese al di fuori della RPC (Repubblica popolare cinese) e lo sviluppo o l’uso della tecnologia di sorveglianza cinese per facilitare la repressione o gravi violazioni dei diritti umani costituiscano minacce insolite e straordinarie”.

Infine l’amministrazione americana non esclude in un futuro prossimo la possibilità di espandere la blacklist, andando a includere varie aziende che potrebbero essere incriminate più avanti.

Cosa ne pensate di questo blocco da parte di Biden verso tutte queste aziende cinesi? Fatecelo sapere con un commento!

Fonti: The Wall Street Journal.

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