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Oddworld: Soulstorm, la recensione del ritorno di Abe

Oddworld Soulstorm, copertina

Oddworld: Soulstorm ci riporta dall’amato Abe, tra innovazione e aderenza al passato

Sono passati pochi giorni dall’uscita del nuovo Oddworld: Soulstorm. Il titolo frutto del lavoro di Oddworld: Inhabitants ci riporta ancora una volta nei panni dell’amato Mudokon Abe, in quello che è allo stesso tempo reboot dell’originale Oddworld: Abe’s Exoddus e sequel del titolo uscito nel 2014, Oddworld: New ‘n’ Tasty!
Dopo aver testato approfonditamente la sua versione PS5, siamo pronti per raccontarvi le nostre impressioni. Cominciamo!

Un mondo vasto per una storia adulta

La narrazione di Oddworld: Soulstorm riprende da dove ci eravamo lasciati. Dopo la fuga dalla fabbrica, Abe e gli altri Mudokon hanno trovato rifugio nel sottosuolo di Oddworld. Ma la battaglia non è finita. Anzi, è solo l’inizio.

Dopo essere stati trovati e attaccati dai Glukkon, i Mudokon fuggono dando inizio così al viaggio del nostro Abe per salvare ancora una volta i suoi simili. Ma non solo. Il nostro eroe azzurro dovrà anche indagare su una misteriora bevanda, la Soulstorm, e risvegliare la voce dei Mudokon.

La narrazione di questo nuovo capitolo procede dunque in modo molto più maturo e serio rispetto agli standard a cui eravamo abituati negli altri capitoli. Abe si trasforma in un eroe che porta sulle spalle il peso della propria impresa. Non più un cavaliere infallibile in sella al suo cavallo.
Ma se siete fan di vecchia data, state tranquilli. Il black humour tipico della serie non mancherà e anzi, in un contesto più serio come questo risulterà anche più spiazzante e d’impatto.

La durata del titolo si attesta attorno alle venti ore (dipenderà molto dalla vostra bravura nel superare i livelli). Senza contare che il gioco offre ben quattro finali diversi, a seconda di quanti Mudokon riuscirete a salvare nel corso dell’avventura.

Infine, la narrazione e lo sviluppo della storia hanno giovato decisamente del cambio di setting. Non più l’ambiente ristretto della fabbrica, ma l’intero Oddworld. Cambiamento di cui ha giovato anche il gameplay.

Molte più possibilità

Oddworld: Soulstorm trova la sua forza nel level design. Gli sviluppatori sono riusciti a regalarci un prodotto incredibilmente vario. Durante tutta la nostra avventura, non abbiamo mai sentito il peso del “già visto”. Questo perché rispetto al capitolo precedente, i livelli sono stati pensati in forme molto diverse rispetto al passato.

Oltre ai soliti Mudokon salvabili strada facendo, da raccattare anche in aree ben nascoste, avremo l’orda di 300 Mudokon fuggiti con noi nel primo capitolo a cui badare, e che, in certi livelli, dovremo difendere dalle armi nemiche mentre attraversano diversi passaggi. Queste fasi ci sono piaciute davvero tanto, perché richiedono al giocatore una certa inventiva strategica, facendosi aiutare anche dai Mudokon recuperati lungo il percorso.

Essi potranno infatti essere equipaggiati con degli oggetti. E questo ci porta alla novità principale del titolo: il crafting.
In Oddworld: Soulstorm il nostro Abe potrà contare su un arsenale di oggetti decisamente vario. Raccogliendo risorse lungo il percorso, ci sarà possibile costruire diversi tipi di oggetti come mine, caramelle bouncy e anche esplosivi.
Un’aggiunta che ci ha convinto poiché ha permesso agli sviluppatori di concepire in modo totalmente diverso i livelli, offrendo ai giocatori molteplici possibilità di risoluzione.

Altro elemento fondamentale per l’evoluzione del level design è l’introduzione del doppio salto. La cosa ha permesso una concezione molto più verticale degli scenari, garantendo anche un controllo migliore del giocatore sui movimenti.

Ma tranquilli, la difficoltà tipica della serie non è andata perduta. I livelli sono davvero complessi e richiederanno l’uso del cervello per essere superati, soprattutto se vorrete salvare tutti i Mudokon e collezionare le medaglie, nuova aggiunta che offrirà obiettivi secondari come “costruire tot. oggetti” o “trovare determinate quantità di materiali”.

Controlli fedeli al passato, purtroppo

Ma arriviamo ora all’elemento critico di questo titolo. Ciò che impedisce a Oddworld: Soulstorm di raggiungere l’eccellenza: i controlli
La serie è sempre stata nota per una legnosità di fondo e imprecisione nei movimenti. Arrivati a questo nuovo capitolo su next-gen, però, si poteva e doveva fare di meglio.

In un titolo che offre già di suo una difficoltà stimolante, ritrovarsi a ripetere ancora e ancora sezioni di livello perché il nostro Abe non si aggrappa a una sporgenza, non salta o scivola misteriosamente, è un fastidio importante, che mina l’esperienza in toto.
Prima abbiamo detto di come il doppio salto avesse dato controllo maggiore al giocatore. Ed è così, poiché in certi casi sopperisce a carenze di questa natura, evitando circostanze spiacevoli come quelle citate.

A questa legnosità va aggiunta l’IA dei Mudokon da salvare. Se come supporto contro i nemici riescono ad essere abbastanza efficaci, essi risultano una vera spina nel fianco quando si tratta di muoversi di soppiatto. Potrete stare super attenti, ma un Mudokon che si lancia verso i nemici senza apparente motivo è un’eventualità da tenere in conto, tutt’altro che infrequente.

Seppur i problemi non si presentino letteralmente in ogni momento, questi sono sempre in agguato, ponendo il giocatore nella condizione di non potersi godere pienamente il già elogiato gameplay offerto dal titolo.

Fortunatamente almeno a livello grafico il titolo si dimostra eccellente nella sua versione PS5, sia per quanto riguarda i modelli che, soprattutto, gli ambienti. Dal punto di vista del framerate abbiamo riscontrato un’eccellente stabilità generale, con rarissimi crolli di pochi istanti. Nulla di irrisolvibile con una patch, comunque.

Chiudiamo parlando di come sono state sfruttate le funzionalità del DualSense. Onestamente ci aspettavamo molto di più. L’unica funzione usata in buona dose è il feedback aptico, che ci permetterà di percepire battito, respiro e passi di Abe. I grilletti adattivi invece, per quanto entrino in funzione, sembrano farlo senza una reale utilità, risultando solo fastidiosi.
Non dimentichiamo in ogni caso che Oddworld: Soulstorm è uscito anche su PS4 e PC, cosa che potrebbe aver limitato un uso più studiato e funzionale delle peculiarità del controller PS5.

Oddworld come non lo abbiamo mai visto

Concludiamo parlando della direzione artistica del titolo, capace di convincerci pienamente.
L’essere usciti dall’ambiente ristretto della fabbrica, non ha giovato solamente al level design, ma anche alle possibilità sceniche. La varietà degli ambienti che andremo a visitare è, ribadiamo, eccellente. Tutti i setting sono distinti tra loro, con atmosfere e colori che rappresentano un tripudio di diversità.

Anche sul piano del sound design è stato svolto un ottimo lavoro. Le musiche sono poco presenti, preferendo lasciare spazio più ai suoni ambientali, per regalare maggiore coinvolgimento. Una scelta che abbiamo gradito particolarmente.

Conclusioni

Oddworld: Soulstorm è un ottimo titolo. Capace di migliorare in praticamente tutti gli aspetti il suo predecessore. Anche se il gioco è in regalo per tutti gli utenti PS Plus su PS5, non deve far pensare ad una produzione di minor valore. La longevità è eccellente e la varietà di gameplay e ambienti è perfetta
Come già detto, solo una scarsa cura nel sistema di controllo impedisce al titolo di elevarsi ad eccellenza. Se siete amanti della serie, non potrete che apprezzare questo nuovo capitolo. Per i nuovi arrivati, invece, chiedetevi se questo genere di platform rientra nelle vostre corde. Rimane un titolo non per tutti i gusti, dunque valutate attentamente.

VOTO: 8

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L'autore

Samuel Bianchi

Videogiocatore svezzato dalle sapienti mani della prima Playstation e dal Sega Mega Drive, nel tempo ha sviluppato un interesse particolare per i giochi di ruolo. Cresciuto vivendo il videogioco in solitaria, ora ha un forte desiderio di analizzare il mondo videoludico con gli altri appassionati, approfondendone le capacità aggregative e comunicative, tipiche della grande arte.

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