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NeuN: la verità è nel sangue | Recensione del 1° volume del manga

Abbiamo letto NeuN, il nuovo thriller storico di JPop ambientato nella Germania nazista

Dal 3 marzo è ufficialmente disponibile il primo volume di NeuN, manga del 2017 di Tsutomu Takahashi arrivato in Italia grazie a J-Pop, che lo ha pubblicato in una splendida edizione decisamente fedele a quella Giapponese.

Germania nazista, anni ‘40. Lo spasmo della guerra si avverte in ogni pagina, è un rumore costante che a volte si fa più violento sovrastando le voci dei personaggi, altre invece risuona grazie ai loro silenzi, fatti di respiri trattenuti ed altri mancati.

È morte inattesa che si alterna a quella annunciata.
È vita che si spegne rapida come se il grilletto di un fucile non fosse diverso da un interruttore della luce; altre invece è vita che fugge lentamente, ancorata al peso del corpo, della carne o meglio del sangue.

Morte commissionata, morte obbligata, morte richiesta, morte evitata e morte agognata.

Le tavole trasudano non solo sangue, ma ansia, angoscia, freddo e fame.

NeuN si presenta così nel suo primo volume, e una volta iniziato non possiamo che seguire la scia di sangue lasciata dai suoi protagonisti.

Nel sangue c’è la risposta. Sì, perché le premesse di questa storia affondano le loro radici in un esperimento che ha avuto inizio anni prima. Il sangue del Führer scorre nelle vene di 13 bambini che le SS hanno il compito di eliminare. I 13 bambini sono stati cresciuti tutti separatamente senza conoscere le proprie origini e ovviamente ignorando il loro destino, fino a quando l’ordine di eliminarli diventa missione delle SS.

Quest’operazione di epurazione ha l’obiettivo di eliminare la progenie del nostro Früher. Non sono ammessi errori.”

Queste le parole di Heinrich Himmler, Reichsführer (Comandante) delle SS pronunciate all’interno del Castello Wewelsburg, che all’epoca era la sede principale della “scuola dell’ideologia nazista per SS”. A rispondere all’ordine è il comandante Gert Klausen, personaggio fittizio come il secondo luogo citato nell’opera, il Villaggio di Brausteppe.

Nelle prime pagine troviamo, quindi, un luogo e un personaggio reali ai quali seguono un personaggio e un luogo inventati dalla penna dell’autore, i quali preannunciano quella che sarà una storia di finzione narrativa e realtà storica.

Operazione 12 feld 

La storia si apre quindi con l’ordine delle SS e l’arrivo di queste in un villaggio meridionale della Germania, nel quale il piccolo Franz Neun è cresciuto, ignaro delle proprie origini e nella tacita protezione della campagna.

La missione dei genitori adottivi, che lo hanno preso in custodia sotto ordine del partito è compiuta e possono quindi essere congedati, ma in guerra si sa che il congedo spesse volte coincide con la morte; così i genitori adottivi di Neun vengono uccisi assieme a chiunque sia a conoscenza dell’esistenza di Neun. L’ordine è chiaro, le tracce dell’esistenza di questi bambini vanno coperte con il sangue, che siano i luoghi dove sono cresciuti o quelli dove sono semplicemente passati.

Ma la protezione di questi bambini non è certo compito dei genitori adottivi, fa il suo ingresso in scena Theo Becker con una missione che sembra essere in contrasto con quella delle SS, proteggere Neun.

Non è chiaro se l’operazione per l’epurazione della progenie (o cloni come vengono anche chiamati) del Führer fosse compresa fin dal principio o se sia stata aggiunta in corsa, ma Theo Becker con l’appellativo di Wand di Neun non intende accettare un eventuale contrordine al suo compito di proteggere il ragazzo, è fedele alla sua missione e l’unica persona che può sollevarlo dal suo incarico è il Führer stesso (o almeno è quello che dice alle SS).

Inizia così il loro viaggio spinto dalla fuga e attratto dalla ricerca della verità.

Fede cieca

(seguono piccoli spoiler del primo volume)

La 2^ Guerra Mondiale nella narrativa incontra spesso la parola condanna, specie se a parlarne sono i giapponesi, ma per ora lo scontro appare confuso e i nemici hanno tratti ancora poco definiti se non dal ruolo o grado che ricoprono.

Fatta eccezione per i personaggi reali, i quali destini sono già scritti dalla Storia, le figure al momento più enigmatiche sono quelle dei Wand. Il secondo Wand che incontriamo è Naomi Reisinger, che ha in custodia di Acht, il numero 8. Con la sua katana squarcia il clima europeo nel quale Takahashi ci ha immerso e ci riporta per un attimo in Giappone, per poi riavvolgersi nella sua divisa tedesca e riportarci in Germania.

L’intenzione dell’autore non è chiara, non cerca di riscrivere la storia e al momento non la condanna neanche, la usa come mezzo senza però snaturarla, ricercando una narrazione che sia verosimile e coerente.

La brutalità al momento compare rapida per poi sparire nel tempo che basta per girare pagina, la tortura, l’ordine di sterminio e l’omicidio sono presenti senza essere (per ora) sviscerati o esasperati.

Da questo primo volume sembra che la storia voglia porre il proprio focus sugli esperimenti in epoca nazista, mossi da un sadismo inenarrabile mascherato da pura ricerca scientifica.

Ciò appare soprattutto dalle ultime tavole del volume nelle quali il ritmo della storia rallenta, prendendo quasi la stessa cadenza di un corpo che si dissangua lentamente, goccia dopo goccia.

Sangue maledetto

I figli di un mostro sono anch’essi dei mostri?

Sempre nelle ultime tavole si parla di malattia del sangue, ma ancora una volta parlare di malattia in epoca nazista può assumere un significato diverso da quello reale, e che in questo primo volume probabilmente ci sfugge o ci viene nascosto. La purezza della razza risiede proprio nel sangue e quello del Führer scorre nelle vene di questi ragazzi. Un sangue che viene definito come maledetto. Nella continua ricerca della perfezione che cerca risposte ne L’origine dell’uomo (più volte citata nel volume), i ragazzi che dovrebbero esserne una delle massime rappresentazioni, appaiono allo stesso tempo diversi nel carattere e nelle attitudini, in netta contrapposizione con la loro somiglianza fisica.

Tra le attitudini che vengono evidenziate e nelle quali differiscono i due bambini, emerge la capacità di disegnare di Franz Neun.

La passione di Hitler per l’arte e il disegno è nota, ma si dice anche che non eccellesse nella materia; il talento di Neun a questo punto potrebbe significare 2 cose, la prima è che oltre al sangue qualcos’altro accomuna questi ragazzi ad Adolf Hitler, l’altra è che invece nonostante lo stesso sangue questi non gli somiglino per niente.

NeuN inoltre, così come viene utilizzato nella copertina (con le due N in maiuscolo) indica gli anticorpi che vengono utilizzati per identificare i neuroni maturi in colture cellulari e sezioni di tessuto in applicazioni che vanno dall’immunofluorescenza alla citometria a flusso. Possono essere utilizzati in combinazione con altri marcatori di tipo cellulare per studiare le reti neurali e la differenziazione e lo sviluppo neuronale. [nota]

Ma è anche vero che le due N, in maiuscolo, ma non specchiate così come appaiono nel titolo, se sovrapposte vanno a stilizzare una svastica.

Si tratta di supposizioni su ipotetici indizi che potrebbero indirizzarci verso la soluzione, oppure allontanarci da questa, ma per scoprirlo dovremmo attendere i prossimi volumi.

Autore

Tsutomu Takahashi ha iniziato a lavorare con l’ideazione e serializzazione del suo primo manga sulla rivista Afternoon e pubblicata poi da Kodansha, grazie alla quale è diventato noto in Giappone tra il 1992 e il 1999. Alla fine dello stesso anno ha pubblicato un unico volume con Shueisha, ALIVE. Sempre con Kodansha ha pubblicato Tetsuwan Girl.

Nel 1998 Takahashi è intervenuto come ospite alla Ritsumeikan University con un discorso su “Expression”. dalla penna del suo assistente è nato il manga BLAME! Il suo lavoro più famoso è Jiraishin.

Specifiche tecniche

Scrittore: Tsutomu Takahashi
Disegnatore: Tsutomu Takahashi
Editore: J-POP | Edizioni BD
Data di pubblicazione: 03/03/2021 (in corso)
Formato e rilegatura: 12,5×18 cm Brossurato con sovraccoperta
Disponibilità
: J-Pop | Amazon
Volumi previsti: 6 (non confermato)

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Chiara Porru

Chiara Porru

Eterna nostalgica degli anni ‘90, cresciuta immaginando un futuro lontano forse 1000 anni e che probabilmente non vedrò mai se non grazie ad anime, film e videogiochi. Qui su DrCommodore scrivo di anime e manga, dando finalmente voce a quella parte di me cresciuta leggendo Kappa Magazine e guardando anime su MTV.

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