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Film/Serie Tv Recensione

Lupin, la recensione della serie Netflix

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Lupin, la nuova serie Netflix con Omar Sy, sarà all’altezza delle aspettative? Scopriamolo insieme!

 

Fin da quando è stata annunciata Lupin, la nuova serie Netflix ha alzato un polverone mediatico a causa della scelta del protagonista: per molti Omar Sy nel ruolo principale era un oltraggio all’Arsenio Lupin originale nato dalla penna di Maurice Leblanc e a quello nato dalla matita di Monkey Punch.

In verità il personaggio di Omar Sy, chiamato Assane Diop, ha poco da spartire con i due sopracitati. Infatti basta leggere la sinossi della serie per rendersi conto che il Lupin di Netflix, creato da George Kay in collaborazione con François Uzane diretto da Louis Leterrier Marcela Said racconta una storia originale che si rifà, molto lontanamente ma con molti riferimenti, al mito di Arsenio Lupin.

Da adolescente, la vita di Assane Diop è stata sconvolta quando suo padre è morto dopo essere stato accusato di un crimine che non aveva commesso. 25 anni dopo, Assane userà il libro “Arsène Lupin, ladro gentiluomo” come ispirazione per vendicare suo padre.

Volendo comunque cercare una giustificazione per il casting di Omar Sy (non che ce ne sia bisogno!) basterebbe pensare al fatto che il Lupin originale è un abile trasformista capace di truccarsi e travestirsi a seconda delle occasioni e che il suo nipote giapponese ha sempre addosso una maschera. Non ci sembra però il caso di soffermarci su queste inutili polemiche che lasciano il tempo che trovano.

Il Lupin di Netflix è chiaramente una rivisitazione in chiave moderna di alcune situazioni e dinamiche che abbondano nei racconti originali di Leblanc, adattati ai nostri tempi.

E in questo senso, gli appassionati dei racconti originali, troveranno tanti riferimenti ad essi nei 5 episodi che compongono questa prima parte. Gli eventi ricalcano, talvolta più pedissequamente, altre volte con le dovute licenze poetiche dovute al differente setting storico, alcuni dei racconti più famosi di Arsenio Lupin.

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Chi conosce “Il Collier della regina“, “L’evasione di Lupin” e “Lupin e il viaggiatore misterioso” (solo per citarne alcuni) potrà intuire come si evolveranno le diverse situazioni. Resterete di certo stupiti (se in positivo o in negativo lo lasciamo decidere a voi quando vedrete la serie) di come hanno adattato e modificato le storie classiche per incastonarle in una storia raccontata ai giorni nostri.

Il lavoro che è stato fatto è indubbiamente di pregevole fattura, soprattutto per quanto riguarda i primi 3 episodi, diretti da Louis Leterrier. Il regista del primo Now You See Me confeziona degli episodi che ricalcano molto lo stile del suo film. Il primo episodio in particolare è un heist movie in piena regola.

Se da un punto di vista registico e prettamente tecnico non ci sono particolari problemi, lo stesso non si può dire della gestione dei personaggi e della trama in generale.

Assane vive le sue vicissitudini personali circondato da un nutrito gruppo di comprimari, la cui caratterizzazione non è sempre all’altezza. Alcuni si riducono ad essere delle semplici macchiette che hanno il compito di portare avanti la trama attraverso determinate azioni o situazioni.

Poco o nulla viene detto riguardo le loro origini o le loro motivazioni (se non attraverso dei brevi flashback che danno un po’ di contesto e senso ad alcune dinamiche). Resta comunque il rammarico per come sono stati gestiti perché una maggiore caratterizzazione avrebbe portato dei benefici alla trama.

Ed è proprio quando si parla della trama che appaiono evidenti i limiti di Lupin. La serie Netflix si fa carico dell’ambizioso compito di raccontare una storia vasta e ramificata, a cavallo tra presente e passato che vorrebbe unire azione, drama famigliare e thriller cospirativo. Fallisce però nel momento in cui deve dare delle risposte.

Alla fine dei 5 episodi lo spettatore resta con gli stessi dubbi che aveva all’inizio della serie. Anzi, forse termina la visione con un sentimento di delusione misto a smarrimento.

Badate bene, non vogliamo dire che non succede nulla. Anzi, tutto il contrario. Succede forse anche troppo. Tanto che quando arriva il momento di tirare le fila, quello che ne rimane è un senso di smarrimento.

Dopo 5 episodi non sappiamo il perché siano successe determinate cose e tantomeno perché alcuni personaggi abbiano agito in un determinato modo. Le (poche) risposte che ci vengono fornite sono in realtà, nella maggior parte dei casi, delle non-risposte. Si limitano a smentire alcune convinzioni o idee che potevano nascere durante la visione ma non danno poi dei chiarimenti a riguardo. Al contrario, spesso portano al sorgere di nuove domande.

Il sapere che si tratta della prima parte della serie (e che quindi ci sarà sicuramente un seguito) non basta a sopperire le poche (e confusionarie) risposte date nel corso di 5 episodi che la compongono.

Rimandare tutti i chiarimenti ai prossimi episodi è un atto di fede troppo grande da chiedere agli spettatori, soprattutto trattandosi di un prodotto nuovo e del quale non si può prevedere l’andamento. A maggior ragione se non si ancora quando questi episodi saranno disponibili. Potrebbero passare mesi, se non anni.

E se da un lato è comprensibile lasciare delle cose in sospeso per mantenere alto l’interesse degli spettatori, d’altro canto è incomprensibile il perché non si abbia voluto dare delle risposte nette riguardo certi argomenti e determinate situazioni presenti fin dal pilot.

Il Lupin di Netflix non è una brutta serie, ci teniamo a specificarlo. Anzi, a giudicare dalle premesse e considerato che non sembra essere nato sotto una buona stella da un punto di vista mediatico, siamo sicuri che farà ricredere tutti coloro che avevano dubbi a riguardo e che gli concederanno una possibilità. In fin dei conti non si tratta di “quel Lupin” che diventa di colore, stravolgendo la storia e la letteratura ma di “un Lupin” con una storia originale e ugualmente interessante. 

Resta sicuramente il rammarico per quello che sarebbe potuta essere se gli autori avessero pensato a una migliore gestione della trama, invece di puntare quasi esclusivamente su altri obiettivi (quali la ricercatezza stilistica o la voglia di omaggiare i racconti originali con una quantità industriale di citazioni e riferimenti).

In definitiva, il Lupin di Netflix è sicuramente una bella serie. Solo che è bella a metà. Riesce comunque a strappare la sufficienza grazie a un’interpretazione magistrale da parte di Omar Sy e ad alcune scelte di trama di forte impatto, seppur facilmente prevedibili. C’è bisogno però di un cambio di rotta netto per quanto riguarda la narrazione. I prossimi episodi dovranno necessariamente dare delle risposte, altrimenti si rischierà seriamente di perdere il filo della serie. E sarebbe un peccato.

VOTO: 6 e ½

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L'autore

Gabriele Pati

Cresciuto con libri di cibernetica, insalate di matematica e una massiccia dose di cinema e tv, nel tempo libero studia ingegneria, pratica sport e cerca nuovi modi per conquistare il mondo.

Vanta il poco invidiabile record di essere stato uno dei primi con un account Netflix attivo alla mezzanotte del 22 ottobre 2015.

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