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Xbox Series X, next-gen secondo Microsoft: la recensione

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Ecco le nostre impressioni dopo una prova approfondita del monolite nero di Redmond: cosa ne pensiamo di Xbox Series X?

Che cos’è il progresso? La sublimazione del concetto di potenza? La consacrazione di un evoluzione sempre più totale e soverchiante? O, semplicemente, lo sviluppo concreto e tangibile di un qualcosa che, di per sé, già funziona così com’è?

Ce lo siamo chiesti più volte, nell’ultimo periodo, specialmente e soprattutto con l’arrivo della tanto attesa “next-gen”, piombata sul mercato videoludico con un boato rumoroso e dannatamente eccitante. In realtà, continuiamo ancora a chiedercelo, anche perché la fame di conoscenza e il desiderio a volte irrazionale di lasciarsi trasportare dal “nuovo che avanza” in fin dei conti è una parte immutabile di ogni essere umano, specialmente per chi, appunto, bazzica in maniera più o meno pesante nel settore della tecnologia e dei videogiochi in particolare.

In pochi anni, lo sappiamo, sono stati raggiunti traguardi importanti, donati sull’altare di una next-gen che, già da queste primissime battute, sembra avere un potenziale di tutto rispetto, rappresentando in qualche modo qualcosa di decisamente più in rottura rispetto al passato di quanto non furono PlayStation 4 ed Xbox One. Dopo aver passato ormai quasi venti giorni in compagnia con Xbox Series X, nuova ammiraglia di Microsoft, la quale incarna in modo tutto suo il concetto di “nuova generazione”, ci siamo resi conto di quanto, banalmente, eravamo tutti nel torto.

La potenza, lo spalancare la mascella dinnanzi ai miracoli estetici e tecnici dei nuovi hardware e dei nuovi titoli per essi pensati, sia chiaro, rimane comunque un concetto cardinale e focale, ma è passato rapidamente in secondo piano. Si, avete capito bene: ci sono cose, nell’esperienza next-gen, che, per quanto riguarda il sottoscritto, hanno un peso maggiore nella valutazione complessiva, e che proveremo a spiegarvi ed a illustrarvi nel modo più chiaro e imparziale possibile in questa nostra recensione completa di Xbox Series X. Mettetevi comodi: la next-gen è finalmente arrivata!

Parola d’ordine: velocità!

Quando vi parlavamo di “altri fattori” che hanno influenzato parecchio la qualità dell’esperienza di gioco in questa prima parte di next-gen, fattori diversi dalla più ovvia e semplice potenza, ma non per questo meno rilevanti, ci riferivamo in particolare alla velocità.

Essa risulta un fattore che, secondo il nostro punto di vista, è risultato il vero fiore all’occhiello di questo primo scampolo di next-gen. Reduci anche da Xbox One X, non esattamente fulminea in particolare durante le fasi di accensione (soprattutto) e di spegnimento, il primo impatto con l’istantanea “messa in moto” di Series X è stato a tratti sconcertante. Dopo il primo avvio, quello in cui abbiamo configurato il tutto, per intenderci, quelli successivi hanno palesato una situazione completamente nuova rispetto al passato; grazie ai nuovi hardware, dall’accensione all’effettiva utilizzabilità della console non passano manco cinque secondi.

La straordinaria velocità Xbox Series X (così come PS5, del resto) si evince però anche e soprattutto a console accesa, in cui ogni singola applicazione, giochi compresi, si avviano con una velocità sconvolgente. Lo stesso NBA 2K21, tanto per fare un esempio, o Destiny 2, giochi notoriamente con dei tempi di caricamento abnormi, si avviano entro pochi secondi, dando al giocatore una sensazione di “controllo” delle proprie azioni e della gestione del proprio tempo libero nettamente più tangibile rispetto al passato. Il tutto si avverte ancor di più facendone un discorso di fluidità, laddove navigare per i menù (esteticamente rimasti pressoché invariati in onore di una continuità ricercata) è diventato meno complicato, più immediato e più agevole.

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A sublimare il tutto c’è poi la questione legata al Quick Resume, una delle feature più interessanti di questa Xbox Series X. Il modo in cui è possibile passare da un’applicazione all’altra (lasciandole in background) è davvero encomiabile, sia per praticità sia proprio, appunto, per una questione di rapidità d’azione, cosa che ci ha fatto veramente assaggiare la potenza e le possibilità delle macchine di nuova generazione. Se il buongiorno si vede dal mattino, insomma, e con una componentistica hardware interna tutta da sfruttare (siano lodati gli SSD), siamo sicuri di poter dormire sonni tranquilli: tutto sembra girare, appunto, per il verso giusto e soprattutto coi ritmi giusti.

E, in chiusura, al fattore rapidità vogliamo aggiungerci anche quello relativo alla retrocompatibilità della macchina (anche con Xbox 360, a differenza di ciò che avviene sulla concorrenza). Inserendo un disco è possibile, in pochi secondi, riscattare la copia digitale del prodotto e poter usufruirne in maniera completa e pressoché immediata.

Fattura e rumorosità

Parliamoci chiaro: un altro punto importante affrontato nell’accompagnare l’arrivo della next gen è stato ed è ancora quello estetico, un fattore che, pur non dovendo incidere più di tanto su quella che è l’architettura interna delle console, ha invece rappresentato e rappresenta ancora oggi un punto di snodo decisivo, chiaramente nei limiti.

Parlando di Xbox Series X, è impossibile non sottolineare e apprezzare il grande lavoro svolto da Microsoft in fase di progettazione prima e costruzione poi, con cui l’azienda di Redmond è riuscita a centrare un obiettivo duplice tutt’altro che scontato: mantenere la macchina di dimensioni più che ridotte e con una forma “snella” e intrigante e ridurre al minimo il fatto rumorosità.

Pur montando un’architettura interna di tutto rispetto, Microsoft non ha badato a spese nel concentrare il tutto all’interno di una macchina dal design innovativo, sobrio ed elegante, che specialmente posizionata in modo verticale (esce già con base installata, dunque per l’azienda è quella la posizione “corretta”) riesce anche nell’impresa di limitare al massimo l’ingombro, “rubando” ai giocatori soltanto 15×15 di spazio sulla propria scrivania, sul proprio mobiletto per televisioni e così via. Nonostante le dimensioni molto ridotte e la grande potenza erogata, Xbox Series X riesce a mantenere, inoltre, la rumorosità praticamente a zero. Pur giocando in piena notte, dunque con i rumori “esterni” amplificati a mille, abbiamo sempre faticato (se non fosse per il led accesso) a capire se la console fosse accesa o meno, poiché, anche dopo lunghe sessioni e con il disco inserito, l’ammiraglia di Microsoft limita praticamente allo zero l’emissione di rumori dovuti alla fruizione dei titoli.

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Si tratta, chiaramente, di una mossa figlia della grande continuità costruttiva dell’azienda di Redmond, poiché anche One X, di cui abbiamo goduto per oltre due anni e mezzo, faceva registrare le stesse caratteristiche, seppur con alcuni titoli mostrasse leggermente il fianco a un pizzico di rumorosità più evidente.

E, nonostante tutto, Xbox Series X scalda veramente poco, seppur ciò dipenda dai giochi inseriti. Pur giocando per ore ed ore ad NBA 2K21 o al COD Black Ops Cold War abbiamo notato che la console rimane pressoché fredda al tatto, specialmente nella parte inferiore della base (quella lontana dalle ventole, per intenderci), mentre nella parte superiore si avverte l’emissione di aria calda e una temperatura generale sicuramente più alta toccando la console. Con Assassin’s Creed Valhalla abbiamo notato che la console scalda molto prima, praticamente all’istante, ma comunque rimanendo in linea con quanto detto poco sopra, senza mai dare la sensazione di “pericolo”.

Questi grandi traguardi di natura tecnica si sposano perfettamente con una cura costruttiva encomiabile. La scelta dei materiali utilizzati è evidentemente di alto livello, e si nota facilmente tenendo in mano la console, il cui peso generoso è segno evidente della scelta di compattare il tutto in maniera tale da garantire qualità e “quantità” in proporzioni più che valide. Anche il nuovo pad è figlio dell’idea di continuità: molto simile, ma rifinito nei punti giusti, a quello a precedente, il nuovo controller offre un’esperienza di gioco conservativa ma non per questo meno piacevole. Le rifiniture fatte ai grilletti, ad esempio, le abbiamo apprezzate non poco: i materiali con cui sono costruiti offrono sensazioni molto piacevoli al tatto, evidenziando ancora una volta la grande cura con la quale Microsoft ha studiato le sue mosse in preparazione della next-gen.

E la potenza?

D’accordo, lo abbiamo detto più volte, la potenza è un fattore che abbiamo preso “meno a cuore” di questa next-gen, almeno in questi primi istanti di vita delle nuove macchine, ma è impossibile lasciarla fuori da questa disamina, al fine di dare una valutazione complessiva più totale di quello che è l’effettivo valore del nuovo hardware di Microsoft. Sul piano pratico, è doveroso sottolineare quanto questo cambio generazionale abbia dato una forte spinta alle varie produzioni, offrendo agli sviluppatori, già da ora, la possibilità di spingere parecchio l’acceleratore, seppur con le dovute limitazioni dovute alla natura cross-generazionale di alcuni prodotti. In generale, però, il colpo d’occhio offerto dalla stragrande maggioranza dei titoli su Series X è di grande impatto. Giochi come NBA 2K21, ad esempio, hanno evidenziato con convinzione le possibilità dei nuovi hardware, portando su schermo un vero e proprio tripudio sensoriale, in cui fattori come la pulizia generale dell’immagine, la modellazione poligonale e la gestione dell’illuminazione rappresentano i capisaldi della concezione di next-gen.

Tornando proprio a NBA 2K21, probabilmente insieme al Miles Morales di PS5 tra i titoli più imponenti, tecnicamente parlando, di questo primo scampolo di next-gen, è impossibile non notare gli strepitosi passi avanti compiuti grazie a Series X (e PS5, ovviamente), analizzando i fattori sopraelencati più nello specifico. Ci ha lasciato a bocca aperta, in particolare, la gestione dell’illuminazione, un fattore che grazie all’ausilio del Ray tracing ha impreziosito non soltanto il cestistico di 2K, ma anche titoli quali Destiny 2 (pur senza patch), The Witcher 3 e il più recente Call of Duty Black Ops Cold War. La gestione dei riflessi, delle ombre e in generale della reazione di essi al passaggio “umano” ci ha fatto assaggiare veramente quello di cui è capace Series X, una macchina che, potenzialmente parlando, può fare davvero grandi cose, considerando anche l’ottimo impatto avuto già in queste fasi iniziali.

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La qualità della pulizia dell’immagine è poi un altro tassello fondamentale di questo nuovo che avanza. No, non ce n’eravamo accorti subito di quanto fosse tutto più “pulito”, anche con giochi privi di patch, e ci è bastato giocare per qualche minuto ai titoli di passata generazione per constatare una differenza che già oggi è incredibilmente evidente. La potenza di Xbox Series X, dunque, non è certamente messa in discussione. Il pieno supporto al 4K si sente, come dicevamo anche e soprattutto in termini di pulizia generale, ma c’è un fattore, ancora una volta, che ci sentiamo di piazzare di diritto sul piedistallo e che ci sta facendo godere veramente della parola “next-gen”: la fluidità.

Il vero punto focale di questa next-gen, almeno per quanto ci riguarda, è legato ancora una volta al concetto di fluidità, molto evidente grazie all’avanzare sempre più radicato dei 60fps, diventanti con questa generazione di console praticamente una costante. La fluidità con la quale è possibile godere di ogni singolo gioco (o quasi) è per noli il vero punto forte della nuova generazione, e Xbox Series X centra in pieno questo obiettivo, offrendo ai giocatori la possibilità di godere appieno, e con grande stabilità, delle potenzialità di titoli che, grazie proprio ai nuovi hardware, stanno vivendo una seconda vita o, magari, sono nati già sotto le stella delle possibilità infinite (o quasi).

Giochi e servizi

Su questo punto, lo diciamo subito, non vogliamo soffermarci più di tanto, semplicemente perché vogliamo valutare la console da un punto di vista tecnico e costruttivo, principalmente, senza quindi andarci a soffermare troppo su quello che è il “contorno”.

E no, non vogliamo prenderci in giro: la mancanza di esclusive di peso si fa sentire. Non poter provare qualcosa pensato esclusivamente per Series X/S (Halo, dove sei?) ci ha sicuramente rammaricato non poco, ma questo è il simbolo di quanto Microsoft sia sempre più convinta della sua politica, che vira in direzioni completamente diverse. Ed è qui che entra in gioco il Game Pass, ancora più totale, ancor più globale, l’alfiere di Series S, per dirla in maniera più carina, un servizio in continua ascesa e che con l’arrivo della next-gen si sta dimostrando sempre più centrale e determinante nell’economia dell’ecosistema targato Xbox.

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In attesa delle esclusive, dunque, che arriveranno, grazie anche alle numerose acquisizioni fatte dall’azienda, il Game Pass rappresenta una vera e propria garanzia, una vera e propria costola della stessa console, di cui, veramente non si può fare a meno.

In conclusione…

Queste prime settimane in compagnia di Xbox Series X ci hanno pienamente soddisfatto. La nuova ammiraglia di Microsoft si è dimostrata validissima sotto praticamente ogni punto di vista tecnico, costruttivo e strutturale, accompagnata da un Game Pass sempre più in spolvero e ad una gestione della retrocompatibilità assolutamente encomiabile. Nel contesto in cui tutto sembra essere pensato ad hoc, con una sensazione e una volontà di continuità, legata anche ad un’interfaccia utente in linea con quanto già visto con Xbox One, stona soltanto l’assenza di un’esclusiva di peso al lancio, ma per quello ci sarà tempo. Intanto, ci sentiamo di promuovere su tutta la linea la strategia di Microsoft con Xbox Series X, in attesa di scoprire come si evolverà il discorso legato alle varie acquisizioni fatte dalla compagnia, che, sulla carta, porteranno nuova linfa ai colori nero-verde (e no, non parliamo dell’ottimo Sassuolo di questa annata calcistica).

 

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