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SpaceX lancia la missione Crew 1: altri 4 astronauti verso la ISS

SpaceX Mission Crew-1

SpaceX ha lanciato con successo il suo secondo equipaggio di astronauti statunitensi nel corso di questa notte, dando inizio a una nuova era di invii regolari di persone da e verso la Stazione Spaziale Internazionale.

La capsula Crew Dragon creata dal colosso nato per mano di Elon Musk è diventata celebre il 27 maggio 2020, quando milioni di persone hanno osservato con meraviglia il Falcon 9 lanciare Doug Harley e Bob Behnken verso la ISS per conto della nasa, avviando così una collaborazione estremamente interessante tra NASA e SpaceX.

Ora però l’impresa si è ripetuta: da Cape Canaveral, all’una e 27 di lunedì ora italiana, è infatti partito il primo viaggio commerciale verso la stazione spaziale ISS.

SpaceX e la missione Crew-1, altro successo nel palmarès

Crew Dragon (o meglio, questa volta si chiama Resilience) è decollato in cima al razzo Falcon 9 con a bordo tre astronauti della NASA – Mike Hopkins, Victor Glover e Shannon Walker – e Soichi Noguchi dell’Agenzia giapponese di esplorazione aerospaziale, o JAXA. Ora in orbita, l’equipaggio trascorrerà ancora qualche giorno nello spazio prima di attraccare con la ISS in maniera completamente automatica. Ebbene sì, non c’è bisogno che l’equipaggio all’interno della capsula invii input di alcun tipo, il percorso è già stabilito.

Come da prassi, dopo il decollo il booster Falcon 9 è atterrato con successo sulla nave drone “Just read the instructions” nell’Oceano Atlantico (perché Elon non ne ha abbastanza dei meme, vero?). Il piano è che il booster venga riutilizzato nella prossima missione con equipaggio di SpaceX, Crew-2, attesa per marzo 2021. Questa missione, intanto, durerà 180 giorni.

Il nuovo nome della capsula è stato scelto da Mike Hopkins nel discorso pre-lancio:

“Lavorando insieme in questi tempi difficili, hai ispirato la nazione, il mondo e, in non piccola parte, il nome di questo incredibile veicolo, la resilienza. Adesso è il momento per noi di fare la nostra parte.”

L’esitazione della NASA

Gli ingegneri della NASA però esitano ancora a descrivere il Crew Dragon come completamente operativo, dato che dopo aver perso i due Space Shuttle Challenger e Columbia preferiscono riservare particolare cautela alle procedure e alla sicurezza dei mezzi. Il direttore del volo spaziale commerciale alla NASA Phil McAlister ha dichiarato:

“Penso che ciò che ci rende nervosi alla NASA è che non vogliamo mai solo dichiarare la vittoria e dire che abbiamo finito di imparare e di essere compiacenti. Penso che ci sia la sensazione che se iniziamo a riferirci solo a questi come operativi, non rimarremo affamati, non rimarremo vigili.”

Il volo di oggi è un momento critico per la NASA anche per altri motivi, in quanto garantisce che l’agenzia spaziale abbia un modo per lanciare i propri astronauti verso la Stazione Spaziale Internazionale dagli Stati Uniti, senza dover fare affidamento sulla Russia per portare gli astronauti delle agenzie sulla ISS: la NASA, infatti, ha dovuto pagare circa 80 milioni di dollari per posto sul razzo russo Soyuz. Ora, invece, l’agenzia ha un’altra opzione per inviare i suoi astronauti nello spazio sul Crew Dragon, dove il prezzo di un posto è di circa 55 milioni di dollari.

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L'autore

Francesco Santin

Studente di Scienze Internazionali e Diplomatiche, ex telecronista di Esports, giocatore semi-professionista e amministratore di diversi siti e community per i quali ho svolto anche l'attività di editor e redattore.

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