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Assassin’s Creed Valhalla, la recensione: think like a Viking, not like an Assassin

Ecco la nostra recensione di Assassin’s Creed Valhalla!

Assassin’s Creed è forse uno dei brand più di successo della recente storia videoludica; nonostante una qualità altalenante, che variava da capitolo a capitolo, la saga targata Ubisoft riesce sempre in un modo o nell’altro a dire la sua, soprattutto tra gli affezionati e tra il pubblico cosiddetto generalista.

Le più recenti incarnazioni del brand hanno tuttavia mostrato più di una criticità, sia dal punto di vista tecnico, sia da quello narrativo, sia dal punto di vista prettamente ludico. Una volta terminata la saga di Desmond Miles infatti, Assassin’s Creed è diventato una sorta di “esperimento”, plasmato da Ubisoft secondo il volere del consumatore, più che dello sviluppatore. Dopo il mezzo passo falso compiuto con Unity, e l’ottimo ma anonimo Syndicate, titoli dalla narrativa pessima inserita in un sistema di gioco ormai divenuto “vecchio”, Ubisoft ha deciso di voltare pagina, trasformando il brand Assassin’s Creed in un qualcosa di molto più vicino al pubblico casual; forte del successo dei vari open world arrivati sul mercato infatti, la software house decise di accantonare la vecchia formula ludica della saga per abbracciarne una che comprendesse un mondo vasto, liberamente esplorabile, in cui lo stealth ricoprisse solo una minima parte dell’offerta. Contestualmente, Ubisoft decise di donare al pubblico una nuova protagonista “del presente” che, almeno nelle intenzioni del publisher, potesse soppiantare il mai dimenticato Desmond: Layla.

Nacque così Assassin’s Creed Origins, da molti considerato l’ultimo, vero esponente della saga. Il suo successore, Odyssey, per quanto curato e divertente, non aveva praticamente nessuna delle caratteristiche che avevano fatto innamorare il pubblico; nel titolo ambientato nell’antica Grecia infatti mancava sia un protagonista che fosse un Assassino ante litteram, sia addirittura l’arma più iconica del brand: la lama celata.

Conscia delle critiche ricevute, Ubisoft decise dunque di fare un passo indietro almeno sotto quest’ultimo punto di vista; nel trailer di annuncio di Assassin’s Creed Valhalla, titolo disponibile a partire dal 10 novembre su PlayStation 4, Xbox One, Xbox Series X/S e PC e dal 19 novembre anche su PlayStation 5, si notava come Eivor, il vichingo protagonista del gioco, avesse al braccio proprio una lama celata, che tuttavia tanto celata non era. Che quella scena, quel segnale, abbia finalmente riportato la luce che la saga di Assassin’s Creed merita? Non vi resta che leggere la nostra recensione per scoprirlo!

Tra storia e mitologia

La storia di Assassin’s Creed Valhalla comincia svariati mesi dopo la fine di Odyssey; Layla ha recuperato il Bastone di Ermete Trismegisto, una delle reliquie degli antichi Isu capace di garantire a chi lo possiede il dono dell’immortalità. Ma Kassandra, la precedente proprietaria del Bastone, ha donato più di una semplice reliquia alla disertrice dell’Abstergo: le ha donato la responsabilità delle sorti del mondo. Stando alle parole della protagonista di Odyssey infatti, l’eterno conflitto tra Templari ed Assassini porterà il mondo alla rovina; starà dunque a Layla portare equilibrio e salvare la Terra da una catastrofe annunciata, distruggendo tutte le reliquie Isu disseminate nel mondo. Dopo la visita ad Atlantide e la sconfitta di Otso Berg, uno dei capi dei Templari, Layla ed il suo gruppo vengono raggiunti da un misterioso messaggio, che recita “trova Eivor, salvaci tutti”; un messaggio unito a delle coordinate, che portano il gruppo nel luogo ove sono seppelliti i resti appartenenti al “vero” protagonista del gioco, il vichingo (o la vichinga) Eivor, che sembrano essere la chiave per la salvezza del genere umano. Collegatasi all’Animus dunque, Layla si ritroverà immersa nella meravigliosa Norvegia vichinga, impegnata a (ri)vivere le gesta di Eivor.

Valhalla

La storia di Eivor è una storia di vendetta, di voglia di rivalsa e di affermazione, inserita in un contesto ove il potere e le tradizioni sono tutto, o quasi. La magnifica introduzione di Assassin’s Creed Valhalla ci farà vivere uno dei più lontani e traumatici ricordi del protagonista, che al termine di una serata di festa in pieno stile vichingo, vivrà in prima persona la brutalità e la sete di potere e sangue dei suoi conterranei, avendo una dimostrazione di ciò che gli aspetta nel mondo nonostante la sua giovane età; intento a fuggire dalla battaglia che gli ha strappato via i suoi genitori, Eivor verrà attaccato da un branco di lupi, e, grazie ad un intervento “miracoloso” da parte di Odino riuscirà a salvarsi dalle feroci bestie, guadagnandosi il soprannome di “morso di lupo”. Passati svariati anni, Eivor ed il suo fratellastro Sigurd sono i fiori all’occhiello ed i due migliori guerrieri del Clan del Corvo, un clan capitanato da un re che, annoiato dalle battaglie, ha deciso di sottomettersi ad un uomo che promette di portare la pace in Norvegia. Sigurd, erede legittimo del re, decide tuttavia di dissentire dalle folli scelte del padre e, insieme ad un nugolo di soldati ed a due membri della setta degli Occulti, tra cui vi è l’ormai noto Basim, decide di raggiungere i figli di Ragnar Lothbrok in Inghilterra col fine di affermare il suo retaggio in un luogo ricco di opportunità e ricchezze.
Eivor tuttavia non sembra entusiasta di stare al fianco del fratello, non per sete di potere, ma per paura; durante una delle sue costanti e numerose visioni infatti, vede Sigurd con una mano amputata che si getta giù da una montagna, visibilmente impaurito dalla presenza del biondo protagonista. Interrogata Valka, la veggente del clan, Eivor scopre che quella visione presagisce un tradimento: il suo. Un tradimento nei confronti di chi lo ha salvato e cresciuto, trasformando l’orfano in uno degli uomini più forti ed importanti dell’intera Norvegia. Un tradimento inaccettabile, che andava evitato a tutti i costi, ma che non dissuade il protagonista dal partire alla volta dell’Inghilterra ed a stabilirsi lì insieme ai suoi compagni, nonostante la paura ed il dubbio si insinuino sempre più nella testa e nel cuore dello stesso.
Basim, impressionato dalle gesta eroiche e dal carisma di Eivor, vede in lui una nuova speranza nella lotta all’Ordine, e gli racconta che quest’ultimo sta mettendo in atto un piano utile a dominare l’intera Inghilterra, oltre che la Norvegia stessa; starà dunque al giovane e biondo vichingo scovare i membri dell’Ordine ed ucciderli, grazie anche alla Lama Celata donatagli da Basim e Sigurd.

Ma la missione di Eivor non è solo questa; egli ha infatti il compito di stringere nuove alleanze politiche e militari, utili a far espandere il dominio di Sigurd e ad ampliare il villaggio di Ravensthorpe. Durante le varie battaglie per il controllo delle varie regioni inglesi, Eivor continua ad avere delle strane e particolari visioni con protagonista Odino, che sin dal suo primo e salvifico intervento ha accompagnato il giovane “Morso di Lupo” nella sua crescita, imponendogli più e più volte di compiere atti di efferata violenza utili a fargli raggiungere il Valhalla. Ma cosa sono queste visioni? Sono solo frutto di una vivida immaginazione post traumatica, o molto di più? Non vogliamo rovinarvi la sorpresa, quindi toccherà a voi scoprirlo.

Vi basti sapere che la narrativa imbastita dal team di sviluppo per Assassin’s Creed Valhalla è più che buona. La storia di Eivor infatti appassiona, sorprende e non annoia, grazie ad una sapiente alternanza di momenti epici e più leggeri, e da un’ottima commistione tra gli elementi mitologici presenti e la realtà storica, piuttosto fedele a quanto si legge nei libri. La caratterizzazione dei vari personaggi, sia principali sia secondari, è sicuramente ottima, e riesce a far immergere il giocatore non tanto nella storia quanto piuttosto nel modo di pensare vichingo. Il sottotitolo utilizzato da Ubisoft nel materiale promozionale non è infatti casuale: vi ritroverete più volte, nei dialoghi a scelta multipla presenti, a ripensare a quel “think like a viking” per prendere la decisione che secondo voi risulta più giusta. Tali scelte avranno, in moltissimi casi, più di una conseguenza, e plasmeranno la storia che vivrete in Assassin’s Creed Valhalla come meglio credete.

Il comparto narrativo viene ovviamente coadiuvato da un’ambientazione spettacolare, forse la migliore dei tre capitoli della nuova saga di Assassin’s Creed, che ripropone in maniera piuttosto fedele paesaggi, costumi, modi di vivere e pensare e che soprattutto farà vivere al giocatore alcuni eventi storici realmente accaduti durante l’epoca delle invasioni.

In sostanza dunque, non possiamo non promuovere il lavoro svolto dagli sviluppatori, che hanno saputo donare ad Assassin’s Creed Valhalla un comparto storico-narrativo di tutto rispetto, che andremo a posizionare giusto un gradino sotto ad Origins; il carisma di Eivor, per quanto ci riguarda, supera e di tanto quello di Bayek, ma la storia dell’egiziano era sicuramente più vicina ai canoni classici della saga degli Assassini, e si fa preferire solo per questo motivo.

Tra esplorazione e ricchezze!

Parlando di vicinanza ai canoni classici della saga e del credo degli Assassini, passiamo dunque a parlare della formula ludica di Assassin’s Creed Valhalla. Il titolo, dal punto di vista del gameplay, non si discosta più di tanto dalle due passate iterazioni della saga, ma perfeziona un sistema di gioco che aveva dimostrato più di qualche carenza in Odyssey. Assassin’s Creed Valhalla si presenta come il più classico degli open world, con un’enorme mappa liberamente esplorabile e ricca di eventi e segreti. Gli sviluppatori però, per affiancare la main quest di cui vi andremo a parlare di qui a breve, hanno deciso di abbandonare il classico sistema di missioni secondarie, trasformando le stesse nei cosiddetti “eventi”, che altro non sono che delle piccole quest facilmente completabili utili a guadagnare qualche punto esperienza per sviluppare i talenti di Eivor. Queste missioni saranno sparpagliate all’interno dell’intera mappa, e non solo all’interno delle città e dei borghi che ci ritroveremo ad esplorare, e non sono altro che l’espressione più pura del modo di pensare vichingo; ci siamo ritrovati ad esempio a stimolare le voglie di un uomo che riesce a soddisfare la moglie solo durante la foga della battaglia. Come? Bruciandogli la casa e distruggendo tutte le scorte presenti nella sua dimora. Ad affiancare gli eventi ci sono le cosiddette ricchezze, che sono null’altro che tesori disseminati su tutto il territorio inglese e non, che ci doneranno o nuovi pezzi di equipaggiamento, o risorse utili allo sviluppo del borgo di Ravensthorpe. Tali ricchezze sono indicate sulla mappa, ma non vi è alcun modo di sapere se per acquisirle dovrete esplorare una tomba, farvi strada all’interno di una città ostile e così via. Tali meccaniche sono secondo il nostro punto di vista particolarmente riuscite, in quanto giustificano l’enormità della mappa ed invogliano il giocatore più avido ad esplorare in lungo e in largo il mondo di gioco alla ricerca di oggetti utili a potenziare Eivor o all’affermazione del Clan del Corvo. Accantonate dunque le noiose e pedanti fetch quest di Odyssey, gli sviluppatori hanno deciso di imparare dai loro errori ed hanno fornito al giocatore un mondo vivo ed estremamente ricco di eventi, che difficilmente risulterà noioso da esplorare nonostante la sua vastità.

Ma l’esplorazione non sarà l’unico modo utile a raccogliere le ricchezze; da buoni vichinghi infatti sarà possibile razziare i tanti avamposti inglesi presenti e segnati appositamente sulla mappa; le razzie, per quanto tutte molto simili tra loro, donano al gioco quel tocco di epicità e di “vichingo” utile all’immedesimazione del giocatore. Una volta uccisi tutti i soldati presenti in compagnia del vostro clan controllato dall’IA, sarà dunque possibile entrare in numerosi edifici altrimenti inaccessibili e raccogliere i ricchi tesori stipati al loro interno.

Continuando a parlare di ciò che concerne l’esplorazione, abbiamo apprezzato enormemente l’addio alle battaglie navali, giustificato storicamente dal fatto che le dakkar vichinghe dovevano essere particolarmente agili e sottili per evitare qualunque tipo di ostacolo, e la presenza di numerosi punti di viaggio rapido, utili ad evitare lunghissimi viaggi a piedi o a cavallo.

Main quest varia, ma fino ad un certo punto..

Le missioni principali utili a proseguire nella storia sono invece molto più strutturate e lunghe, ed offriranno momenti di altissimo livello che però alla lunga rischiano di risultare piuttosto ripetitivi. L’intero gioco, escluse delle ottime variazioni sul tema, sarà incentrato sullo stringere alleanze per conto di Sigurd, e vi obbligherà il più delle volte ad aiutare questo o quel NPC a riconquistare il potere dopo che lo stesso gli era stato usurpato o da un inglese, o da un altro vichingo. La varietà di situazioni è sicuramente buona, ma la struttura ludica delle missioni non soddisfa a pieno proprio a causa di una ripetitività eccessiva. Solitamente vi ritroverete dunque a raggiungere un luogo, effettuare una prima missione piuttosto semplice, raggiungere un altro luogo e cominciare un assalto, che si differenzia dalla razzia solo grazie alla presenza di un boss finale e da quella dell’ariete, feature estremamente pubblicizzata ed utile a far breccia tra le linee nemiche. Lo ribadiamo, le variazioni sul tema ci sono e sono estremamente apprezzate, soprattutto quando il nostro giovane protagonista, in preda ai fumi di una particolare pozione, arriva addirittura ad Asgard, ma se il sistema di missioni secondarie e di esplorazione funziona, e bene, lo stesso non possiamo dire per quello della main quest, che ci ha comunque divertito, ma che alla lunga potrebbe annoiare i giocatori meno pazienti.

Come vi dicevamo, durante le razzie potrete acquisire dei materiali utili all’espansione ed all’accrescimento di Ravensthorpe; tramite l’utilizzo di questi infatti avrete la possibilità di creare nuovi negozi, di potenziare strutture già presenti, e di accogliere NPC che vi permetteranno addirittura di vivere e sviluppare delle storyline aggiuntive. Una componente semi-gestionale questa, che risulta particolarmente apprezzata, e che riesce a rappresentare un ottimo diversivo rispetto alle numerosissime battaglie che vi ritroverete a vivere.

Kill like a Viking

Passiamo dunque a parlare del combat system e delle fasi stealth del gioco, partendo dall’assunto che fa da titolo a questa recensione: Think like a Viking, not like an Assassin. Ciò in quanto è vero che Eivor è dotato di una lama celata, ma è pur vero che lo stesso è un vichingo, poco avvezzo a tutto ciò che riguarda l’essere poco notato. Il credo dei vichinghi impone infatti, storicamente, l’utilizzo della forza bruta per risolvere qualunque diatriba; questo è ovviamente ciò che vi ritroverete a fare per gran parte della vostra avventura. Di conseguenza, il sistema di assassinio stealth, per quanto meglio funzionante rispetto ad Odyssey, è praticamente una feature aggiuntiva che raramente vi ritroverete ad usare, anche a causa di un IA nemica particolarmente attenta a qualunque movimento sospetto. Come è ovvio che sia, preferirete sempre l’utilizzo di asce, spade, spadoni e pugnali per far valere le vostre ragioni. E lo preferirete non solo perché il combat system di Valhalla funziona particolarmente bene, al netto di qualche animazione piuttosto legnosa, ma anche perché è così che pensa un Vichingo, appunto.

Il sistema di combattimento di Assassin’s Creed Valhalla è stato preso di peso da Odyssey, ma modificato per risultare più brutale e soprattutto divertente. Eivor avrà la possibilità di sferrare un attacco leggero o uno pesante, utile a rompere la guardia o direttamente gli scudi dei nemici, oltre che di schivare e parare, effettuando addirittura gli ormai celeberrimi parry utili a fare una sorta di instant kill quando la stamina del nemico ha raggiunto lo zero. Anche Eivor ha una barra della stamina, che potrà essere facilmente recuperata mediante la messa a segno di attacchi leggeri, e che si svuoterà ogni volta che sferrerete un attacco pesante, o effettuerete una schivata o una parata. Ogni combattimento, compresi gli scontri con i tanti boss presenti, sarà divertentissimo nonché estremamente violento, grazie anche ai tanti smembramenti che sarà possibile eseguire una volta ucciso un mob. Gli scontri potranno variare da un momento all’altro anche grazie all’utilizzo delle tante abilità presenti, acquisibili mediante il completamento di missioni secondarie o di tesori chiamati Libri del Sapere, e grazie, inaspettatamente, all’utilizzo di arco e frecce. Utilizzando l’arma a distanza infatti Eivor vedrà evidenziati i punti deboli dei nemici, che, se colpiti, causeranno agli stessi ingenti danni, oltre ad una sensibile diminuzione della stamina. Il corretto bilanciamento tra attacchi leggeri, pesanti, abilità ed armi a distanza sarà fondamentale per avere la meglio in alcuni scontri particolarmente duri, nonostante una difficoltà generale tarata verso il basso, grazie anche all’assenza, finalmente, del level cap che vi impediva di uccidere un nemico con un livello leggermente più alto di quello del vostro personaggio.

Gli scontri, per quanto emozionanti e violenti, sono però inevitabilmente falcidiati dalla presenza di animazioni che non rendono giustizia ad un combat system ben congegnato, capace comunque di regalare ore ed ore di divertimento grazie a duelli concitati e brutali.

Skill tree!

A proposito del level cap, è stato modificato anche il sistema di progressione del personaggio, che non reca più un vero e proprio “livello” quanto piuttosto un “livello di potenza”. Tale livello di potenza potrà essere aumentato sia potenziando la vostra attrezzatura presso il fabbro di Ravensthorpe, sia tramite la spesa dei punti talento acquisiti ad ogni, impropriamente definito, level up. Lo skill tree di Assassin’s Creed Valhalla è uno dei più grandi ed elaborati visti fino ad ora all’interno della saga, e vi permetterà di donare ad Eivor buff riguardanti gli attacchi leggeri, pesanti e a distanza, riguardanti i danni furtivi, e soprattutto riguardanti l’utilizzo di una determinata attrezzatura. Oltre a questi bonus, sarà possibile acquisire delle speciali abilità riguardanti soprattutto l’utilizzo delle armi. Tale scelta, unita all’abolizione del level cap, è sicuramente apprezzata ed apprezzabile, e riesce a rendere la progressione di Valhalla molto più stimolante di quella di Odyssey, eccessivamente lenta e tediosa.

Splendido da vedere, ma animazioni e bug..

Passiamo infine a quello che risulta essere l’unico vero punto dolente della produzione targata Ubisoft. Il comparto tecnico di Valhalla vive una sorta di costante dualità, rappresentata dal fatto che i modelli poligonali dei protagonisti e dei personaggi secondari, così come le ambientazioni, risultano essere splendidi ed estremamente curati sotto tutti i punti di vista mentre tutto il resto, purtroppo, no. I giochi di luce, le animazioni facciali, le texture di abiti ed armature ed i paesaggi sono forse i più belli mai visti in un titolo di Assassin’s Creed. Ma purtroppo lo stesso non possiamo dire delle animazioni in generale, troppo legnose e poco naturali soprattutto per un gioco che fa dell’agilità uno dei suoi punti cardine, e delle texture di alcuni luoghi, che, come spesso accade nei titoli di fine generazione, non si caricano del tutto o si caricano in ritardo. Sono purtroppo presenti inoltre alcuni bug, alcuni più gravi alcuni meno, che pregiudicano in parte un’esperienza di gioco che sarebbe stata altrimenti ottima. Insufficienti anche i vari caricamenti, tutti estremamente lunghi, che ci hanno fatto più di una volta desiderare ardentemente una delle due console di nuova generazione. Durante la nostra prova, effettuata su una PS4 PRO, non abbiamo notato vistosi cali di frame rate, escludendo una singola occasione che risultava tuttavia essere parecchio concitata. Il titolo però, anche a causa di un motore particolarmente pesante e dei tanti dettagli presenti, gira a 30 FPS e non a 60; ciò sarà prerogativa della nuova generazione, in arrivo durante le prossime settimane. Ottimi infine il doppiaggio sia in inglese sia in italiano, la qualità dei sottotitoli e le splendide ed evocative musiche, che si innestano alla perfezione in un art direction che, come sempre, non delude.

In conclusione..

In conclusione dunque Assassin’s Creed Valhalla ha molto poco di Assassin’s Creed, ma nonostante ciò risulta essere, sotto alcuni punti di vista, il capitolo più riuscito della nuova trilogia targata Ubisoft. La storyline principale è molto interessante e ricca di momenti memorabili, il combat system sa dare più di una soddisfazione e l’esplorazione è finalmente stimolante e divertente. Peccato per le solite pecche dei titoli Ubisoft riguardanti il comparto tecnico, che non rende assolutamente giustizia ad un titolo estremamente valido, che sarà capace di farvi divertire e di farvi immedesimare totalmente in un brutale e sanguinario vichingo. Abbiamo volutamente evitato di parlare del finale poiché dedicheremo ad esso un ulteriore articolo nel momento in cui la maggior parte di voi lettori avrà terminato il titolo.

VOTO: 8.0

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L'autore

Carlo D'Alise

Videogiocatore dagli indimenticabili tempi dello SNES. Praticante avvocato nel tempo libero, appassionato in particolare di Action, Soulslike ed RPG, ma in generale del videogioco in (quasi) tutte le sue declinazioni. Sono ad un panino dall'obesità.

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