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Assassin’s Creed Origins: Ritorno al passato per guardare al futuro

Dopo la pubblicazione di Assassin’s Creed: Syndicate, Ubisoft comprese che c’era bisogno di rinnovare e di dare una svolta al suo brand. Nonostante la sua indubbia validità, dettata da una sapiente commistione di fantascienza e storia, la saga degli Assassini non riusciva più a riscuotere il successo dei precedenti capitoli. Le cause principali del lento declino della saga sono da ritrovarsi soprattutto in un gameplay divenuto col tempo troppo stantio e ripetitivo ed in una componente narrativa che stentava ad essere interessante dopo la dipartita di Desmond Miles, iconico personaggio presente in tutti i capitoli antecedenti ad Assassin’s Creed IV: Black Flag. Da questo capitolo in poi, la storyline ambientata nel presente, nonostante ampliasse in maniera abbastanza consistente il background di partenza, non era più capace di dare valore aggiunto allo scorrimento della storyline principale, comportando la mancanza di appeal verso i fan più accaniti.Dopo un anno di assenza dalle scene, la software house francese prova a dare nuova linfa vitale alla saga con il nuovo Assassin’s Creed: Origins. Il titolo è stato mostrato per la prima volta all’E3 2017, ed è disponibile dal 27 Ottobre su Playstation 4, Xbox One e PC.

Sarà riuscita Ubisoft a dare la tanto sperata svolta? Scopritelo leggendo questa recensione.

 

 

Bayek sfida il deserto.

Il comparto narrativo

Partire dal comparto narrativo di Origins risulta parecchio complicato. La trama del titolo infatti è all’apparenza abbastanza lineare ed ancorata in maniera piuttosto netta a tutte quelle storie in cui la brama di vendetta la fa da padrona.

Bayek ed Aya sono caratterizzati egregiamente.

Gli sceneggiatori di Ubisoft Montreal, tuttavia, hanno saputo tenere alta l’attenzione del giocatore, rendendo le vicende di Bayek e sua moglie Aya molto più di un semplice prequel dedicato all’origine dell’Ordine degli Assassini. Durante tutta la quest principale infatti, grazie anche ai tanti riferimenti ai precedenti capitoli della saga –dei quali non diremo nulla per non rovinarvi la sorpresa-  avrete modo di capire come Origins riesca ad inserirsi perfettamente in quel filone narrativo abbandonato da troppo tempo, agganciandosi con vigore alle vicende passate, oltre che essere un nuovo ed ottimo punto di partenza per i titoli che verranno. Nonostante la narrazione del nuovo Assassin’s Creed non riesca a brillare per originalità, sa comunque regalare al giocatore momenti di alto spessore grazie ad un ritmo ben scandito e soprattutto all’ottima caratterizzazione di Bayek, Aya – a nostro parere uno dei personaggi più riusciti dell’intera saga – e di alcuni comprimari. Abbiamo inoltre particolarmente apprezzato la scelta, mutuata dall’inarrivabile comparto narrativo di The Witcher 3: Wild Hunt, di inserire alcuni dei suddetti comprimari in delle missioni secondarie che saranno necessarie per salire di livello e proseguire nella main quest.

Le meccaniche di gioco

L’ordine degli antichi ci aspetta

Analizzando approfonditamente il gameplay dell’ultima avventura Ubisoft, abbiamo notato come la succitata feature non sia l’unica da cui gli sviluppatori hanno preso spunto per realizzare questo nuovo e validissimo capitolo della saga. Le similitudini tra Assassin’s Creed Origins e l’ultimo capitolo dello Strigo infatti si sprecano. Dopo le prime ore di gioco, molto lente e compassate, salta subito all’occhio come il sistema di cavalcature – richiamabili in qualunque momento con uno dei tasti direzionali del vostro pad – il combat system ed il sistema di quest – che hanno un livello consigliato per affrontarle – siano palesemente ispirati all’opera magna di CD Project Red. Tuttavia, nonostante le tante similitudini con il terzo capitolo dell’epopea di Geralt, Origins riesce ad avere una propria e fortissima identità.
Mentre The Witcher 3 resta un titolo dalla marcata componente GDR, il nuovo Assassin’s Creed sposta gran parte dell’attenzione sull’azione, grazie a tante trovate già viste in altri lavori Ubisoft. Una su tutte l’aquila Senu, che pare un reskin del drone di Ghost Recon Wildlands. Il sistema di combattimento è totalmente rinnovato rispetto ai precedenti capitoli del brand e il numero di approcci con cui il giocatore può portare a termine le tante quest presenti nel gioco – che tuttavia alla lunga possono risultare un po’ ripetitive- è elevato. Durante tutto il gioco è possibile decidere in totale libertà su quali dei tanti talenti di Bayek fare affidamento per portare a termine il vostro dovere da Medjay. Suddetti talenti sono accuratamente migliorabili grazie a dei punti abilità che si acquisiscono ad ogni level up dell’alter ego, spendibili in uno skill tree ben costruito, che permette di specializzarsi nel combattimento, nella furtività o nel tiro con l’arco.

Le guardie di Tolomeo sapranno mettervi in difficoltà.

Passando ad analizzare gli scontri veri e propri, abbiamo apprezzato il combat system di Assassin’s Creed Origins, che discostandosi totalmente rispetto ai precedenti capitoli della saga, riesce a regalare al giocatore grandissime soddisfazioni, nonostante alcune piccole imprecisioni ed una IA nemica non particolarmente brillante, ma nettamente migliorata rispetto al passato.
Il sistema di combattimento infatti si è adeguato agli standard degli Action RPG moderni, grazie all’introduzione di meccaniche come il semplice lock dei nemici, la parata con lo scudo e la schivata, che in assenza di una barra della stamina è utilizzabile per un massimo di tre volte di fila.
Bayek ha inoltre a disposizione una gran quantità di armi (spade, doppie spade, lame ricurve, mazze, bastoni e lance)  che possono essere utilizzate tramite la pressione dei dorsali destri del pad. Queste sono divise per grado di rarità e dotate di moveset specifici, ognuno utile contro un determinato tipo di avversario. Se vi si para davanti un soldato dotato di uno scudo a torre, ad esempio, è preferibile utilizzare una mazza per rompergli la guardia, mentre nel caso in cui vi troviate a dover affrontare un veloce e sfuggente arciere, le semplici lame sono preferibili in quanto più rapide.

La nostra fida cavalcatura ci darà più di una mano.

Passando alla componente stealth del titolo, abbiamo notato come questa sia in qualche modo regredita rispetto a quanto visto in Assassin’s Creed Unity.
Questa semplificazione ha portato all’eliminazione del sistema di coperture e alle limitazioni del campo visivo dei nemici, elementi visti nelle avventure di Arno Dorian. Nonostante ciò, riesce comunque a far funzionare in maniera più che discreta le fasi che vedono Bayek nascondersi dai vigili occhi delle guardie degli accampamenti nemici. Queste ultime, inoltre, si comportano in maniera diversa a seconda dell’ora del giorno. Ad esempio, se si decide di assaltare una base durante la notte, molti dei soldati – inadempienti al proprio dovere – sono tranquilli tra le braccia di Morfeo.

E il comparto tecnico?

L’Egitto è davvero splendido. Il dettaglio grafico, pure.

Analizzando il comparto tecnico di Assassin’s Creed Origins, non abbiamo riscontrato difetti clamorosi. Oltre ai modelli poligonali piuttosto anonimi di alcuni NPC, è sicuramente presente qualche bug minore che tuttavia non modifica in alcun modo l’esperienza di gioco. D’altronde tutti siamo a conoscenza della non proprio altissima qualità dei testing di Ubisoft. Lasciando da parte dunque piccoli problemi, gli artisti di Ubisoft Montreal hanno fatto un lavoro eccellente, dando vita ad un antico Egitto semplicemente meraviglioso, sia per dettaglio grafico sia per ampiezza della mappa.
I luoghi che fanno da sfondo alle avventure di Bayek hanno infatti tutti una propria e riconoscibile identità; Oasi lussureggianti, tombe dimenticate, paludi, distese di sabbia e dune ed ovviamente le immancabili piramidi sono solo alcuni dei tanti posti visitabili durante il viaggio.
Menzione d’onore per Alessandria e Menfi, due delle città più ampie e belle mai viste in tutta la saga, liberamente esplorabili grazie al free running, che riesce a far muovere il nostro Medjay con un’incredibile fluidità. Giocando il titolo su Playstation 4 PRO abbiamo riscontrato dei piccoli cali di framerate (solitamente ancorato ai 30 FPS), probabilmente derivanti dalla risoluzione dinamica apportata dall’architettura della console ad alcuni titoli attualmente in commercio; il problema non è tuttavia particolarmente fastidioso in quanto suddetti cali di frame sono sporadici e mai eccessivi. Ci sentiamo inoltre in dovere di fare i complimenti alla versione Xbox One X, magnifica sui pannelli 4K. Da riportare, per dovere di cronaca, la presenza di alcune microtransazioni poco invasive, dato che è possibile acquistare tutti gli oggetti presenti nello shop grazie alle monete ottenibili durante l’avventura.

Bayek, Senu, la Sfinge e le Piramidi.

In conclusione..

Assassin’s Creed Origins dunque, grazie ad un comparto narrativo di tutto rispetto, ad un’ambientazione mozzafiato e alle tante migliorie apportate da Ubisoft Montreal alle vecchie e stantie meccaniche di gioco, riesce ad imporsi come un ottimo esponente del genere open world e come uno dei capitoli più riusciti dell’intera saga. Senza dubbio ci sono degli elementi da rifinire, soprattutto per ad evitare la solita ripetitività insita in ogni open world, ma questo nuovo Assassin’s Creed segna il solco da cui Ubisoft deve ripartire per dare nuova linfa vitale ad una delle epopee videoludiche più affascinanti e di successo degli ultimi anni. 

PRO  

CONTRO

Ambientazione mozzafiato
Comparto narrativo di tutto rispetto
Combat System totalmente rinnovato…
…Ma con ancora qualche sbavatura
Presenza di bug minori
Missioni secondarie alla lunga troppo ripetitive

 

VOTO: 8.5

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L'autore

Carlo D'Alise

Videogiocatore dagli indimenticabili tempi dello SNES. Praticante avvocato nel tempo libero, appassionato in particolare di Action, Soulslike ed RPG, ma in generale del videogioco in (quasi) tutte le sue declinazioni. Sono ad un panino dall'obesità.

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