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Crash Bandicoot 4: It’s About Time, la recensione: finalmente sei tornato, Crash!

Ecco a voi la nostra recensione di Crash Bandicoot 4: It’s About Time

Nei lontani anni ’90, Naughty Dog era una software house come tante altre, ben lontana da quella che oggi propone al mondo titoli come Uncharted e The Last of Us: Parte II. Una software house che, visto l’enorme successo riscontrato dal platform più importante della storia, Super Mario 64, decise di sviluppare un titolo che quantomeno nelle intenzioni potesse rivaleggiare con le avventure del baffuto idraulico italiano. Nacque così uno dei titoli più iconici della storia, nonché uno dei più importanti dell’era PlayStation: Crash Bandicoot.

I ragazzi di Naughty Dog non potevano sapere che il loro bizzarro e tonto marsupiale sarebbe però diventato uno delle mascotte, se non LA mascotte, della console targata Sony. Tanto fu il successo riscontrato dal titolo, dettato soprattutto da un mondo scanzonato e coloratissimo, da personaggi dotati di carisma da vendere e da un livello di difficoltà piuttosto elevato, che la software house decise di pubblicare non uno, ma ben due seguiti, che innovavano e miglioravano esponenzialmente la già ottima offerta ludica del primo capitolo: Cortex Strikes Back e Warped (titolo che, a nostro avviso, rappresentava il meglio che la saga avesse da offrire).

Il plebiscito riscontrato da Naughty Dog portò la casa di sviluppo a creare addirittura un racing game dedicato al loro personaggio, ormai arrivato all’apice della sua popolarità: Crash Team Racing. Purtroppo però, una volta toccata la vetta, non si può far altro che cadere in basso. Naughty Dog decise infatti di cedere i diritti della sua creatura ad Eurocom prima ed a Traveller’s Tales poi. Il risultato? Una serie infinita di titoli senz’anima, fallimentari sotto tantissimi punti di vista, dimenticabili ed odiati dai tanti utenti che attendevano speranzosi il vero ritorno del loro marsupiale preferito. L’unico timido bagliore di luce fu rappresentato da Crash: Twinsanity, titolo che proponeva una bizzarra collaborazione tra Crash e la sua nemesi per eccellenza: il dr. Neo Cortex.

I diritti di sfruttamento dell’IP passarono dunque in mano ad Activision, che decise con i suoi Crash of the Titans e Mind over Mutants di stravolgere totalmente il gameplay a cui ci avevano abituato i ragazzi di Naughty Dog, rendendo il titolo un semi-action poco riuscito ed insufficiente sotto quasi tutti i punti di vista. Dopo svariati anni di silenzio però, Activision decise che era arrivato il momento di riproporre un’esperienza che accontentasse i fan del Bandicoot, utile anche a tastare il terreno in vista di un possibile sequel; ecco che dunque arrivò sul mercato la N.Sane Trilogy, il remake dei tre titoli originali da cui tutto è partito. Inutile a dirlo, i remake furono un successo sia in quanto a vendite sia in quanto a critica.

Il momento per un sequel degno di questo nome era propizio e dunque, dopo la pubblicazione del remake di CTR, Activision ha deciso di annunciare finalmente il vero seguito di Crash Bandicoot 3: Warped. Il titolo, chiamato Crash Bandicoot 4: It’s About Time, arrivato il 2 ottobre su PS4 ed Xbox One, è stato sviluppato dall’ottima Toys for Bob, e sin dai primi trailer ha dato l’impressione e mostrato l’intenzione di voler spazzare via tutti i pessimi predecessori, ironizzando addirittura sul numero di volte in cui Crash e sua sorella Coco abbiano battuto il Dr. Cortex. Sarà riuscita Toys for Bob a riportare Crash ai fasti di un tempo? Ve lo diciamo subito: si. Come? Beh, scopritelo nella nostra recensione!

Quante volte hai già battuto questo buffone? 

Ritrovarsi a parlare di narrativa quando ci si riferisce ad un titolo appartenente alla saga di Crash Bandicoot è cosa quantomai inusuale; i primi tre capitoli della saga infatti offrivano poco più di un paio di cutscene dalla durata piuttosto contenuta, utili a giustificare il viaggio che Crash, Aku Aku e Coco avrebbero dovuto intraprendere di lì a poco. In Crash Bandicoot 4: It’s About Time invece le cose sono cambiate, seppur non di molto.

Il titolo prende il via direttamente dal finale di Crash Bandicoot 3, e ci mostra il Dr. Neo Cortex, Uka Uka e N.Tropy impegnati a liberarsi dalla prigione dimensionale in cui erano stati esiliati dopo l’ennesima vittoria del marsupiale ai loro danni. Tramite gli sforzi di Uka Uka, i villain riescono ad aprirsi un varco tra le dimensioni, liberando il potere di alcune antichissime maschere chiamate Maschere Quantiche e tornando a perseguitare il mondo di Crash con un altro malvagio piano che prevede il dominio sullo spazio e sul tempo. Il peramele, insieme a sua sorella Coco e ad Aku Aku, si ritroverà quindi ancora una volta a dover mandare in fumo il malefico progetto di Cortex, viaggiando tra varie dimensioni e linee temporali e sfruttando i poteri di Lani Loli, Akano, Kupuna Wa ed Ika Ika, le quattro Maschere Quantiche citate in precedenza.

A differenza del passato, sono presenti numerosissime ed irriverenti cutscene di intermezzo, intrise di un’ironia parecchio efficace e capaci di far sorridere sia i videogiocatori più attempati, sia quelli più giovani; tali filmati sono utili in particolar modo a caratterizzare sia le quattro maschere, sia i tanti personaggi secondari in cui ci re-imbatteremo. Oltre ad N.Tropy, Uka Uka e Cortex saranno infatti presenti alcune vecchie glorie del brand come N.Gin, N.Brio, Tawna e Dingodile. A questi ultimi due sono dedicate inoltre particolari attenzioni in quanto in alcuni livelli sarà possibile addirittura impersonarli; feature questa di cui parleremo in seguito.

In Crash Bandicoot 4 dunque non mancheranno momenti ilari, divertenti, che riprendono appieno i personaggi creati ormai più di venti anni fa dai ragazzi di Naughty Dog, evolvendoli e donando loro una caratterizzazione particolarmente spiccata, seppur semplice; non mancheranno inoltre una serie di colpi di scena che faranno la felicità dei fan più affezionati al brand, e che richiameranno in maniera prepotente il glorioso passato del peramele più amato del mondo dei videogiochi.

Il lavoro svolto da Toys for Bob sulla narrativa di Crash Bandicoot 4: It’s About Time è dunque encomiabile, capace addirittura di superare l’irriverenza proposta da Naughty Dog nei precedenti capitoli della saga; la software house è riuscita infatti a donare dignità non solo ai protagonisti più celebri, ma anche ai tanti comprimari che hanno finalmente ricevuto la caratterizzazione che meritavano. Sia chiaro, non siamo davanti ad un masterpiece della narrazione, ma da un platform puro come questo non ci aspettavamo assolutamente questo tipo di cura.

Tra salti, casse e maschere..

Il comparto narrativo di Crash Bandicoot 4: It’s About Time, per quanto particolarmente curato, non è assolutamente il piatto forte dell’offerta proposta da Toys for Bob. L’esperienza ludica proposta dalla software house è infatti eccellente, un ritorno a quel glorioso passato dimenticato ormai da troppo tempo. Gli autori di questo nuovo Crash Bandicoot non hanno infatti stravolto la formula proposta anni ed anni fa da Naughty Dog, ma hanno preso quanto di buono c’era e lo hanno innovato, portando il gameplay di questo titolo su un livello qualitativo che non ci pentiamo di definire eccellente sotto tutti i punti di vista.

crash bandicoot e kupuna wa

Vi mancavano le classiche giravolte, i doppi salti calibrati al millimetro, la spasmodica ricerca di casse e di frutti Wumpa, gli infami e complicatissimi livelli bonus, le scenografiche ed appaganti boss fight e così via? Crash Bandicoot 4: It’s About Time offre tutto questo ed anche di più. Nonostante uno spiccato classicismo della formula ludica infatti, il titolo risulta essere divertentissimo da giocare, grazie ad un sistema di controllo sicuramente più preciso rispetto a quello visto nella N.Sane Trilogy, e ad una serie di innovazioni di non poco conto, che contribuiscono ad elevare la qualità del gameplay ed a rendere questo titolo il miglior esponente della saga.

A questo “ritorno al passato” si affiancano delle sezioni, palesemente ispirate a Ratchet e Clank, in cui Crash o Coco dovranno grindare su delle “rotaie”, evitando i tantissimi ostacoli presenti e raccogliendo tutte le casse disseminate lungo il percorso; non mancheranno inoltre i classici inseguimenti, presenti sin dal primo capitolo della saga, sia le corse in groppa a dei piccoli e buffi animali.

Il gameplay “classico” di cui vi abbiamo parlato sino ad ora si inserisce in dei livelli progettati in maniera splendida, sia in quanto a design, sia in quanto a posizionamento di nemici, trappole e casse; livelli che, tuttavia, presentano un livello di difficoltà estremamente elevato, che diventa addirittura oltremodo punitivo nelle fasi finali dell’avventura. Sia chiaro, Crash Bandicoot 4 non è mai ingiusto, ma punisce ed anche piuttosto severamente i giocatori meno abili; un salto calibrato male o una giravolta al momento sbagliato si tradurranno quasi sicuramente in morte certa. Per fortuna nel titolo è presente lo stesso sistema di difficoltà dinamica visto nella N.Sane Trilogy, che in caso di difficoltà donerà al giocatore una o due maschere di Aku-Aku ed aumenterà i checkpoint presenti nel livello. Inoltre, in aiuto del giocatore arriva un pratico indicatore che indica il punto in cui Crash o Coco atterreranno dopo un salto; puntatore che, per la gioia dei puristi, potrà comunque essere disattivato in qualunque momento dal menu delle opzioni.

Crash inseguimento

Inoltre, sempre nell’ottica di mitigazione di una difficoltà parecchio elevata, Toys for Bob ha ideato due diverse modalità di fruizione del titolo: la Classica e la Moderna. In quest’ultima non saranno presenti i classici 1-up, ed ogni morte non avrà alcuna conseguenza se non l’aumento del conteggio di queste e la conseguente impossibilità di prendere una delle gemme presenti in ogni livello; la modalità classica invece offrirà il classico sistema di vite che vi porterà, inevitabilmente, ad innumerevoli game over, proprio come nei titoli originali. Queste due modalità potranno essere selezionate in qualunque momento nel menù delle opzioni.

Gemme, reliquie, livelli N.Vertiti

Qualunque delle due modalità sceglierete, completare tutti i livelli al 100 % sarà impresa ardua. Ogni livello infatti offre una serie di gemme, di cui una nascosta, che saranno vostre distruggendo tutte le casse, morendo meno di tre volte e raccogliendo l’80 % dei frutti Wumpa presenti; se le raccoglierete tutte, ogni livello vi donerà una simpatica skin per Crash e Coco. Se vorrete alzare l’asticella, il titolo vi offrirà la possibilità di raccogliere una reliquia perfettamente N.Sana completando, in un’unica run, tutte le task di cui sopra, aggiungendo tuttavia un requisito fondamentale: non morire neanche una volta.

In Crash Bandicoot 4 sono inoltre presenti le classiche prove a tempo, che se completate vi doneranno le classiche reliquie presenti sin dal primo capitolo della saga. Ma la mole di contenuti di questo nuovo, vecchio Crash non finisce qui: dopo aver sconfitto N.Brio avrete infatti accesso ai cosiddetti livelli N.Vertiti. Tali livelli non sono altro che una riproposizione di quelli già affrontati, ma a ritroso; offriranno anch’essi gemme e collezionabili, rappresentati questa volta non dai frutti Wumpa ma da delle “more”, ed una palette cromatica totalmente diversa.

Le maschere quantiche, una gradita novità 

Una delle novità più rilevanti relative all’offerta ludica di Crash Bandicoot 4 è rappresentata dalle Maschere Quantiche di cui abbiamo parlato in precedenza. Ognuna di esse ha un potere speciale, e ci verranno donate solo in determinati momenti di un livello; per intenderci, non sarà possibile indossarle per l’intera durata dello stage, ma solo in momenti ben precisi in cui dovremo superare i numerosi ed ostici ostacoli presenti. Lani-Loli ci permetterà di effettuare uno switch tra due piani dimensionali, facendo apparire o scomparire casse, piattaforme ed elementi ambientali tramite la pressione di un tasto. Akano, la meno riuscita del lotto, ci donerà invece una giravolta più potente del normale, che ci permetterà di coprire lunghe distanze e di respingere sia i nemici, sia i loro attacchi. Indossando Kupuna-Wa invece avremo la possibilità di rallentare il tempo e di sfruttare elementi ambientali altrimenti inaccessibili. L’ultima maschera del lotto invece, Ika-Ika, ci permetterà di invertire la gravità.

Non mancheranno occasioni in cui il gioco ci farà switchare continuamente da una maschera all’altra; sezioni difficilissime, in cui il già ottimo platforming diventa più stimolante e preciso. La trovata delle Maschere Quantiche infatti riesce a donare ancor più profondità ad un titolo che ne ha già da vendere; l’alternanza tra queste e l’impossibilità di utilizzarle per tutta la durata dei livelli è un fulgido esempio sia di level design, sia di vero e proprio game design. Peccato per Akano, il vero anello debole del lotto, la cui abilità è davvero poco interessante.

Cortex, Tawna.. flashback!

L’offerta ludica di Crash Bandicoot 4: It’s About Time non termina con le avventure di Crash e Coco. Infatti durante l’intera durata del titolo potremo giocare nei panni di Cortex, Dingodile e Tawna in alcuni livelli creati ad hoc per loro e le loro abilità. Il buffo Cortex basa la progressione nei livelli sul suo blaster, capace di trasformare tutti i nemici in piattaforme solide o rimbalzanti; Tawna invece offrirà un gameplay più dinamico, basato sull’utilizzo del suo rampino per coprire lunghissime distanze e sui suoi potenti calci utili a sconfiggere i nemici presenti. Dingodile infine avrà una mobilità piuttosto ridotta, ed il suo utilizzo è basato quasi del tutto sulla sua arma, che può aspirare casse esplosive per lanciarle contro gli indifesi nemici. Nonostante i livelli con protagonisti questi personaggi “secondari” siano di buona fattura questi non sono altro che dei piacevoli intermezzi, lontani dalla qualità dei livelli con protagonisti i fratelli Bandicoot. Oltre che nella campagna principale, sarà possibile impersonare Cortex, Dingo e Tawna anche in dei livelli ambientati in Linee Temporali Alternative, che sono essenzialmente stage già completati utilizzando Crash o Coco, rivissuti dalla prospettiva di questi personaggi; questi ultimi saranno tuttavia utilizzabili sono per la prima metà del livello, che dovrà poi essere completato con Crash o con la sua sorellina. Tali aggiunte dunque, per quanto simpatiche e soddisfacenti, non rappresentano il punto di diamante della produzione, risultando un piacevole riempitivo e nulla più.

Tawna

Ciò che invece spicca per qualità sono i livelli flashback, sbloccabili mediante la raccolta di nastri presenti in alcuni livelli del gioco. In questi livelli non saranno presenti nemici, ma solo sessioni di platforming estremamente difficili, in cui il minimo movimento sbagliato porterà a morte certa. Saremo chiamati dunque a portare a termine degli stage particolarmente impegnativi, inseriti in maniera piuttosto divertente all’interno della narrativa; i nastri infatti non sono altro che le registrazioni degli esperimenti compiuti da Cortex nel primo Crash Bandicoot. Tali livelli sono totalmente opzionali, e rappresentano una succulenta sfida per tutti gli hardcore gamer; un’aggiunta graditissima, che amplia un’offerta già mastodontica in maniera coerente e divertente.

livelli flashback

Coloratissimo e bellissimo da vedere! 

Concludiamo dunque questa recensione analizzando Crash Bandicoot 4: It’s About Time sul versante puramente tecnico. Il titolo gira a 60 FPS granitici su PS4 PRO, console su cui abbiamo effettuato la nostra prova, ed offre un colpo d’occhio davvero splendido. I coloratissimi e splendidi livelli trasudano identità da tutti i pori, e contribuiscono a creare uno dei mondi videoludici più fiabeschi, folli e divertenti mai visti sino ad oggi in un titolo simile. Ottimi anche i tanto criticati modelli dei personaggi principali, che offrono un design rivisitato rispetto a quanto visto nella N.Sane Trilogy; per questioni di pura continuità sarebbe stato meglio tenere il design originale, dato che il titolo rimarca più volte il suo essere un sequel diretto di Warped, ma l’adorabile Coco, il buffissimo Crash e tutti gli altri personaggi sono stati realizzati in maniera impeccabile, rispettando appieno le caratteristiche che Naughty Dog all’epoca tratteggiò per ognuno di loro. Ottimo anche il doppiaggio in italiano, così come il sonoro, che offre tracce che scimmiottano le splendide musiche della trilogia originale, restituendo un feeling nostalgico senza tuttavia tralasciare la modernità. Un plauso all’art direction, che secondo chi vi scrive risulta essere praticamente perfetta.

In conclusione..

Crash Bandicoot 4: It’s About Time è un grandissimo platform, nonchè il miglior esponente della saga con protagonista la mascotte della prima PlayStation. Il lavoro svolto da Toys for Bob è encomiabile sotto tutti i punti di vista, e rappresenta una naturale evoluzione di quanto fatto un ventennio orsono da Naughty Dog. Il titolo offre una mole di contenuti enorme, un livello di difficoltà capace di soddisfare anche i palati più esigenti, ed una direzione tecnica ed artistica di assoluto pregio. Ci sono alcuni piccoli difetti, come ad esempio la poca cura dedicata ai livelli con protagonisti Cortex, Tawna e Dingodile, ma ciò non pregiudica in alcun modo la bontà del lavoro svolto dai ragazzi di Toys for Bob. Insomma, dopo 22 anni Crash è finalmente tornato; adesso speriamo che non ci lasci più.

 

VOTO: 9.0

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L'autore

Carlo D'Alise

Videogiocatore dagli indimenticabili tempi dello SNES. Praticante avvocato nel tempo libero, appassionato in particolare di Action, Soulslike ed RPG, ma in generale del videogioco in (quasi) tutte le sue declinazioni. Sono ad un panino dall'obesità.

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