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Anime & Manga Approfondimento

Steins Gate e l’Eterno Ritorno

Steins Gate è senza dubbio uno degli anime più particolari che mi è capitato di vedere. Ha saputo far parlare di sé immediatamente tra gli appassionati, soprattutto grazie all’arrivo in Italia grazie a Dynit, che si è occupata del doppiaggio e della distribuzione home-video.

Proprio per il suo essere così particolare e atipico, anche all’interno del suo stesso genere, il pubblico è diviso tra chi lo reputa un piccolo capolavoro dell’animazione giapponese e chi invece non è riuscito a proseguire oltre le prime puntate, reputandolo noioso.

Ecco perché è difficile parlarne: è controverso, atipico e tratta di molti temi diversi, creando un mix perfetto tra generi. Fantascienza, comicità, fantasy e dramma… Steins Gate non si fa mancare nulla e riesce a regalare allo spettatore un unione assolutamente perfetta.

Se le prime puntate sono apparentemente lente, noiose e improntate sul lato umoristico, l’atmosfera si capovolgerà durante la seconda metà della serie, lasciando lo spettatore spiazzato e incapace di staccare gli occhi dallo schermo.

Oggi comunque non sono qui per proporvi una recensione, anzi, vorrei parlare nello specifico di uno degli elementi principali di questo anime, nonché una delle caratteristiche che lo rendono così atipico.

Ci saranno degli spoiler, perciò se non avete completato la visione di entrambe le serie di Steins Gate vi consiglio di fermarvi.

Un anime… Filosofico?

Una delle grandi peculiarità di Steins Gate è di essere un anime che mischia elementi di fantascienza e… Di filosofia. Non è né la prima né l’ultima serie a pretendere di mettere in scena argomenti filosofeggianti, ma raramente ho potuto vedere prodotti farlo così bene, senza risultare pesanti o senza copiare citazioni solo perché suonano bene, senza di fatto che queste abbiano un senso all’interno del contesto.

Insomma, quale altro anime riesce ad inserire una citazione di Heidegger come “l’uomo è un essere fondamentalmente temporale” contestualizzandola perfettamente, e senza che questa risulti forzata e messa lì solo per dare un tono intellettuale alla serie?

Nietzsche

Ma non è solo questo.

Steins Gate non parla di filosofia, non è questo il suo obiettivo: Steins Gate mette in scena la filosofia. E questo è il suo più grande pregio.

Riesce a fare vivere allo spettatore la filosofia nietzschiana senza essere pesante, banale o astruso. I rimandi alle idee di Nietzsche non sono opprimenti, e il collegamento per lo spettatore non è immediato, ma a posteriori. Ve ne renderete conto solo una volta terminata la visione: Steins Gate è un anime sull’Eterno Ritorno.

Anzi, è molto più di questo. Questa serie riesce, in sole 24 puntate, a mettere in discussione l’Eterno Ritorno nietzschiano, chiedendo allo spettatore ignaro di confrontarsi con esso. Che ne conosciate la formulazione o meno non importa, vedere i protagonisti lottare contro il mondo stesso vi porterà inevitabilmente a prendere una posizione su concetto di Eterno Ritorno, tempo e se l’uomo debba potere legiferare rispetto allo scorrere di esso o meno.

L’eterno ritorno nietzschiano

“Che accadrebbe se, un giorno o una notte, un demone strisciasse furtivo nella più solitaria delle tue solitudini e ti dicesse: «Questa vita, come tu ora la vivi e l’hai vissuta, dovrai viverla ancora una volta e ancora innumerevoli volte, e non ci sarà in essa mai niente di nuovo, ma ogni dolore e ogni piacere e ogni pensiero e sospiro, e ogni indicibilmente piccola e grande cosa della tua vita dovrà fare ritorno a te, e tutte nella stessa sequenza e successione […]. L’eterna clessidra dell’esistenza viene sempre di nuovo capovolta e tu con essa, granello di polvere!». Non ti rovesceresti a terra, digrignando i denti e maledicendo il demone che così ha parlato? Oppure hai forse vissuto una volta un attimo immenso, in cui questa sarebbe stata la tua risposta: «Tu sei un dio e mai intesi cosa più divina»?”

Eterno Ritorno

Quello dell’Eterno Ritorno è uno degli aforismi più famosi e più discussi di Nietzsche.

Cosa succederebbe se un giorno scopriste di dovere vivere infinite volte la vostra vita, senza cambiare nulla, con le stesse gioie, le stesse sofferenze, lo stesso dolore? Sareste disperati, schiacciati da questa idea, oppure la accogliereste con gioia?

È il senso dell’aforisma nietzschiano, che porta al concetto di Oltreuomo. L’oltreuomo è proprio colui che riesce ad accettare l’Eterno Ritorno e che anzi gioisce di questo. Ama così tanto la vita da accettare e danzare gioioso per il fatto che la ripeterà infinite volte, come se fosse un loop temporale.

Ed è proprio qui che volevo arrivare.

Steins Gate e l’Eterno Ritorno

L’Eterno Ritorno è esattamente ciò che Steins Gate mette in scena.

A causa del suo interferire col passato, Okabe è condannato a rivivere centinaia e centinaia di volte gli stessi giorni, le stesse due settimane, per cercare di modificare un passato che, qualsiasi cosa lui faccia, appare come già scritto e predeterminato.

Gli eventi si ripetono sempre uguali, inesorabili. Anche quando gli sembra di essere riuscito a modificare un il passato, in realtà questo è solamente rimandato: il mondo imporrà ugualmente quegli avvenimenti, quelle morti, senza che lui possa far nulla per combatterlo.

La morte di Mayuri sembra inevitabile. Okabe può urlare, correre, disperarsi: tutto questo non sarà comunque sufficiente. Il destino, il fato, una volontà superiore… Tutti sembrano essere contro la loro felicità, come se la vita stessa di Mayuri fosse un gravissimo peccato. Okabe si ritroverà letteralmente a combattere contro il mondo intero, contro qualunque forza lui possa anche solo immaginare: tutto per salvare la sua amica d’infanzia.

Un’amicizia meravigliosa, non trovate?

L’eterno ritorno che invece di fortificare l’uomo lo distrugge

Nietzsche arriva a delle conclusioni terrificanti: diventare migliori, diventare quel tanto sospirato Oltreuomo significa accettare quell’Eterno Ritorno che tanto ci spaventa. Accettare con gioia l’infinito susseguirsi di giorni ed esperienze sempre uguali, in un’esistenza fatta esclusivamente della ripetizione della stessa sofferenza, gioia, vita e morte.

In definitiva, possiamo dire che dal punto di vista nietzschiano l’Eterno Ritorno è qualcosa di positivo, nei suoi effetti.

Invece Steins Gate, attraverso la messa in scena dell’Eterno Ritorno nietzschiano, giunge una conclusione completamente diversa.

Okabe non è più forte, non è superiore dopo l’infinito loop temporale che vive. Okabe è distrutto, ferite, il suo cuore e il suo animo sono in pezzi, e quello che è peggio è che lui non se ne rende neppure conto.

Okabe Rintarou

L’Eterno Ritorno lo rafforza solo in apparenza, in realtà lo porta quasi ad abbandonare la sua stessa umanità. Lo porta a non versare più lacrime per la morte di Mayuri, ad osservarla morire freddamente e rispondere razionalmente, come se non si trattasse più di esseri umani ma solo di numeri. Una, due, dieci, venti… Tutte le volte in cui Okabe l’ha vista morire.

Davvero questo significa essere migliori?

… E lo spinge ad arrendersi

Questo eterno ritorno, infine, porta Okabe al punto di rottura. Alla fine riesce a salvare Mayuri, ma solo a costo della vita di Kurisu. Ne uscirà definitivamente distrutto, in ginocchio di fronte al peso di quegli eventi e quella sofferenza sempre uguale, ineluttabile e senza speranza.

Il discorso di Okabe di fronte a Suzuha nell’episodio 23 di Steins Gate, quando fallisce la prima volta nel suo tentativo di salvare Kurisu, è tra uno dei più toccanti, sentiti e sofferenti dell’intera serie. È esattamente quello che qualsiasi essere umano proverebbe se dovesse essere veramente messo di fronte all’eterno ritorno nietzschiano: l’abbandono totale di ogni forma di ottimismo, una caduta in quello stesso nichilismo dal quale l’eterno ritorno proviene e, infine, rinunciare ad ogni tentativo di rendere migliori le cose.

In Steins Gate 0 questa disperazione viene spinta al massimo. Okabe rinuncia definitivamente a salvare Kurisu e continua a vivere. Se possiamo chiamare” vita” un’esistenza vuota, priva di gioia e colorata solamente di nero e di grigio. Eppure è proprio qui che l’eterno ritorno ha trascinato Okabe.

Okabe non è felice e non lo sarà mai. Si limita ad andare avanti ma sa perfettamente che mai riuscirà a liberarsi dal senso di colpa, dalla sofferenza e dalla mancanza di Kurisu che prova e proverà sempre, e tuttavia è proprio questa la meta alla quale è arrivato fuggendo dall’Eterno Ritorno, da quel loop temporale che, ne era sicuro, lo avrebbe portato a rivivere la morte di Kurisu ancora e ancora, come era stato per Mayuri.

 

A questo punto ci troviamo in stallo. L’eterno ritorno ha portato Okabe alla disperazione, a perdere se stesso e a vedere il proprio cuore andare in pezzi, eppure anche la fuga da esso lo ha portato alle medesime conclusioni.

Cosa ci spinge a cambiare?

L’evoluzione di Okabe tra Steins Gate e Steins Gate 0 è essenzialmente un passaggio dall’egoismo puro al tenere in considerazione non se stesso, ma anche gli altri.

Certo, Okabe sembra il personaggio più altruista di tutti in Steins Gate, visti i suoi sforzi per salvare Mayuri e Kurisu, ma in realtà ciò su cui è costantemente concentrato è se stesso. Per tutta la serie Okabe pensa quasi esclusivamente alle proprie sofferenze, al proprio vissuto, a quanto doloroso possa essere fallire, cadere, riprovare per poi fallire nuovamente.

In Steins Gate 0, col passare delle puntate, assistiamo ad un cambiamento. Attraverso quel temuto e terrificante eterno ritorno Okabe riesce a realizzare che non è da solo, che non è l’unica persona a soffrire, non è l’unico a cadere, né tanto meno l’unico a combattere.

Il nostro protagonista rivive centinaia e centinaia di volte gli stessi anni, lo stesso futuro, e ogni volta vede le stesse cose: i suoi amici si stanno impegnando quanto lui, forse di più. I suoi amici soffrono quanto lui, perdono esattamente tanto quanto ha perso lui. Eppure, nonostante tutto, non si arrendono.

Okabe non è l’unico a soffrire, e per quanto l’eterno ritorno sia doloroso e spaventoso è proprio ciò che lo aiuta a realizzare che non è solo a combattere quella battaglia per il futuro.

Il confronto con Maho

Maho è un personaggio essenziale nello sviluppo di Okabe in 0 e nella rinascita di Kyouma Houoin.

Maho Hiyajo

I due sono molto simili, come dice la scienziata nella visual novel, eccetto che per una cosa: Maho ha la forza di fallire mille volte e di tentare comunque duemila volte. Maho non si è lasciata piegare, non è stata distrutta, laddove invece il cuore di Okabe è finito in pezzi.

Il protagonista, dopo infiniti fallimento, è arrivato ad una conclusione: è impossibile sconfiggere il fato. Noi esseri umani non possiamo in alcun modo ribellarci alle leggi di Dio.

Maho, invece, nella novel di Steins Gate 0 prende una posizione del tutto diversa:

“Hai fallito dozzine, centinaia di volte? E allora? Questo succede in continuazione nella scienza. Se fallisci cento volte, allora provaci mille, un milione, un miliardo di volte. A quel punto, sicuramente, troverai la risposta che cerchi.”

Gli esseri umani non sono delle equazioni, dice Okabe. È impossibile risolvere dei problemi umani con gli stessi parametri della scienza. Eppure, anche a quelle parole, Maho risponde con fermezza: che differenza c’è? Infondo, sono sempre gli esseri umani a gestire le cose, in entrambi i casi.

Dio non ha nulla a che vedere con tutto questo: il mondo è governato da equazioni, e ogni equazione può essere risolta dagli esseri umani, se continuano a provare, se continuano a rimanere in piedi, nonostante tutto. E Maho ne è sicura: quando sarà il momento, sia lei che Okabe riusciranno a rimettersi in piedi e fronteggiare quello che chiamano destino.

Il ricordo di Kurisu

L’altro grande elemento che aiuta Okabe a riprendersi è lo stesso che per tutta la serie lo ha tormentato e fatto soffrire: il ricordo di Kurisu, della persona amata che ha lasciato morire.

Può sembrare assurdo, ma è proprio quella sofferenza che lo aiuta a realizzare che sì, valeva assolutamente la pena di continuare a provare e a sbagliare per salvarle la vita.

Kurisu Makise

Okabe ama Kurisu e continua a farlo anche nella morte, anche dopo il loro addio: ama il suo ricordo, ama ogni cosa che lei gli ha lasciato, così tanto che la presenza di Kurisu sembra echeggiare in molte delle cose che Okabe dice o fa durante 0. Ed è proprio quel sentimento, misto al dolore, ad accrescere la sua determinazione, talmente tanto che lui stesso ammetterà che infondo quell’eterno ritorno era necessario per raggiungere lo Steins Gate.

La risoluzione di Okabe è la somma di tutto il dolore, della disperazione e dei sentimenti che ha provato nel suo infinito viaggiare tra le linee di universo. Il punto d’arrivo e, al tempo stesso, il punto di partenza per cambiare il futuro. Per davvero, stavolta.

“L’epigrafe dei tenaci”

Le parole con le quali 0 si chiude sono il modo migliore in assoluto per descrivere la serie nella sua interezza: è un inno dei tenaci, per i tenaci.

Ciò che Steins Gate rappresenta è, prima di ogni cosa, un inno alla tenacia, alla volontà di combattere e di andare avanti nonostante tutto. Non è affatto scontato, se consideriamo il percorso compiuto da Okabe nelle due serie.

Okabe non è il classico protagonista che non si arrende mai: perde, cade, si arrende e smarrisce la sua volontà. Eppure il suo punto di forza è proprio quello di riuscire, tramite gli elementi dei quali abbiamo parlato, a recuperare quella determinazione e a ricominciare ad inseguire lo Steins Gate.

E, alla fine dei giochi, forse è proprio questa la risposta che possiamo dare al concetto di Eterno Ritorno.

Steins Gate

Sottostare a questo loop temporale porta solo sofferenze, così come scappare da esso e la storia di Okabe ce lo ha mostrato molto bene. La risposta è riconoscere che infondo l’Eterno Ritorno non è del tutto negativo se ci aiuta a trovare in modo migliore per andare avanti.

Se dall’infinito ripetersi dei medesimi giorni riusciamo a trarre qualcosa di positivo per migliorare la nostra vita allora forse c’è un senso a tutta quella sofferenza e disperazione.

E Okabe, questo, lo ha imparato molto bene.

 

 

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