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Videogames Recensioni

ManEater, la recensione: fame di vendetta

Ecco la nostra recensione di ManEater, un action rpg open world estremamente frenetico e divertente

Avete mai desiderato un crossover tra “Lo Squalo” di Steven Spielberg e Rambo di Sylvester Stallone? No? Sicuri? Strano. Ma poco importa. Perché ora che vi ci abbiamo fatto pensare siamo certi che lo desiderate più di qualsiasi altra cosa. Ebbene siete fortunati, perché abbiamo quello che fa per voi.

ManEater, sviluppato da Tripwire Interactive e pubblicato da Deep Silver, è un folle action-rpg open world che vi metterà nei panni di…uno squalo. Ma non uno squalo qualunque. Dimenticatevi di Bruto in “Alla ricerca di Nemo”;  questo pesce ha fame, e l’unica cosa che vuole è distruggere la razza umana. E vuole farlo nel modo più devastante possibile. Come? beh, mettetevi comodi e godetevi la recensione di ManEater.

Una storia di vendetta

ManEater ci butta immediatamente nell’azione. Attraverso un tutorial del combat system del titolo, guideremo un esemplare di Squalo leuca per le acque della Bayou di Fawtick. Dopo aver divorato alcuni bagnanti inizieremo uno scontro con dei cacciatori. Se in un primo momento avremo la meglio, l’arrivo di Pete lo squamato, noto cacciatore di squali, segnerà la nostra fine.

Nella scena successiva troviamo Pete intento a mostrare alle telecamere la preda. Tagliando il ventre della creatura scova un cucciolo di squalo, il quale dopo avergli divorato la mano riesce a saltare in acqua e fuggire. È in questo momento che il cacciatore e il nostro squalo si legano per sempre. In una lotta che ricorda il dualismo tra la leggendaria Moby Dick e il capitano Achab, i due sanno che non potranno fermarsi finché l’uno non avrà ucciso l’altro. La caccia è aperta.

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Crescere ed evolversi, ma in modo distruttivo

Da questo momento in poi starà a noi dunque guidare il nostro cucciolo di squalo leuca nella sua crescita ed evoluzione. Per farlo disporremo di diversi tipi di potenziamenti evolutivi. Ma di che tipo di evoluzione stiamo parlando?

Chiariamoci subito. Lasciate da parte cose come vista migliore e denti più forti. Pure banalità. Le evoluzioni di ManEater sono un’altra cosa, in linea con il resto del gioco: fuori di testa. Cosa intendiamo? Vi basti pensare che il primo potenziamento evolutivo sbloccato si chiama Denti bioelettrici.  Iniziate a capire di cosa stiamo parlando?

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Per poterci evolvere dovremo prima sbloccare i potenziamenti evolutivi, per poi procurarci le risorse necessarie a svilupparli. Per farlo avremo tre opzioni principali: cacciare, raccogliere le casse di sostanze nutritive e svolgere missioni, che approfondiremo nel prossimo paragrafo.

Il primo metodo, la caccia, risulta il più inefficiente senza alcun dubbio. Le risorse che otterremo divorando altri abitanti dei fondali sono decisamente esigue e utili più che altro per recuperare vita dopo uno scontro. Inoltre, non potremo sbloccare nuovi elementi evolutivi.

La raccolta delle casse di sostanze nutritive inizia già ad essere un metodo di crescita molto più interessante. Girando per la mappa potremo trovare delle casse adagiate sul fondale; Distruggendole otterremo un discreto quantitativo dei vari tipi di risorse. Ogni zona della mappa, divisa principalmente in Baie, avrà un numero di casse prestabilito, consultabile dal menù missioni. Anche in questo modo però, non sarà possibile ottenere i potenziamenti evolutivi.

Le missioni

Approfondiamo ora il metodo principale di progressione nel gioco, non solo a livello statistico ma anche narrativo. Come ogni rpg che si rispetti, in Maneater saranno presenti missioni principali, missioni secondarie e anche quelle che potremmo definire come taglie.

Le missioni principali serviranno esclusivamente a progredire con la storia e dunque approfondire il “duello” tra noi e Pete lo Squamato. Attraverso queste potremo ottenere dei potenziamenti evolutivi.

Le missioni secondarie ci forniranno incarichi tendenzialmente molto semplici, come divorare un certo numero di pesci oppure distruggere qualche barca di cacciatori. In questo caso saranno utili solamente alla raccolta di risorse.

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Abbiamo infine quelle che abbiamo definito taglie. Durante queste missioni, dovremo cacciare altri animali come alligatori, barracuda o squali. In questa categoria troviamo anche le cacce ai “Supepredatori”, creature di livello abbastanza alto e con potenziamenti evolutivi particolari. Uccidendoli avremo accesso a diversi tipi di potenziamenti a nostra volta, rendendo la loro caccia molto invitante.

Ma c’è ancora un’ultima meccanica di cui parlare. Durante la nostra partita oltre ai dati che registrano l’evoluzione del nostro squalo, avremo anche il grado d’Infamia. Questo grado salirà ogni qualvolta attaccheremo bagnanti o barche di cacciatori. Salendo di grado attiveremo l’attenzione dei Capi dei cacciatori. Questi capi (visualizzabili sin da inizio gioco nella schermata “Infamia”) costituiranno delle vere e proprie boss fight. Il vincere queste sfide risulterà particolarmente importante per sviluppare nuovi potenziamenti.

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Una volta ottenuti i potenziamenti evolutivi, dovremo andare alla Grotta, cioè la nostra tana. Qui la partita verrà salvata e potremo equipaggiare, cambiare e migliorare le varie modifiche.

Chiudiamo riportando un appunto riguardante l’ottenimento dei potenziamenti. Le prime ore di gioco potrebbero risultare un po’ lente su questo lato. Il giocatore impiega infatti un po’ troppo tempo prima di sbloccare la prima caratteristica evolutiva ed entrare nel vivo del gioco. Dare anche un piccolo assaggio un po’ prima sarebbe stato meglio. Fortunatamente, la cosa viene mitigata dall’eccellente gameplay del titolo, di cui parleremo ora.

Un gameplay esagerato e divertente

Crediamo fortemente che il gameplay di ManEater può essere considerato il maggior pregio del titolo. Questo è infatti incredibilmente divertente, rapido, esagerato e intuitivo. I team di Tripwire Interactive hanno fatto un lavoro eccellente. Durante gli scontri potremo puntare su diverse armi.

Sia chiaro, quello che controllerete non è nemmeno parente della controparte reale. La creatura che controllerete è un supereroe, con agilità e capacità (ricordate i denti elettrici?) esagerate. E la cosa ci piace. Del resto, l’obiettivo del titolo è quello di farvi divertire con frenesia e distruzione non certo aiutarvi nella tesi di laurea, no?

Innanzitutto il nostro squalo restituisce un ottimo feeling. I movimenti sono rapidi e precisi, rendendo le battaglie sui fondali molto godibili. A livello di attacchi potremo contare sulla codata e, ovviamente, sul nostro morso. Avremo inoltre la possibilità di afferrare la prende per iniziare a strattonata e fare danni aggiuntivi.

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Sul lato difensivo avremo la possibilità di schivare gli attacchi e anche di fare dei salti fuori dall’acqua (cosa in realtà sfruttabile anche per saltare su una barca e dunque divorare i cacciatori).

Un gameplay che dunque nella sua semplicità riesce a offrire comunque una buona profondità, incrementata ulteriormente dai potenziamenti evolutivi.

Va però detto che nella lunga distanza il titolo risulta essere leggermente ripetitivo. Per quanto infatti il lavoro fatto sia eccellente, è innegabile che per la natura stessa del protagonista, il gameplay ne risente in modo chiaro. Fortunatamente la varietà di tipologia delle missioni e i collezionabili presenti all’interno del titolo, aiutano a rendere l’esperienza godibile per molte ore.

Lato tecnico e artistico

Sul piano tecnico ManEater si difende molto bene. Nella versione PlayStation 4 PRO da noi provata, non abbiamo riscontrato alcun problema di stabilità, riuscendo a giocare tranquillamente per tutta la durata della partita.

Per quanto riguarda il lato grafico ci riteniamo ugualmente soddisfatti. Non parliamo certamente di una grafica vicina al fotorealismo o a livello dei grandi di questa generazione. Ma la riteniamo più che valida per il titolo in questione, soprattutto grazie al supporto regalato dalla direzione artistica.

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Il gioco regala infatti scorci davvero molti belli. I fondali sono riprodotti in modo molto realistico, risultando molto vari sin dalle prime ore di gioco. Si passa da aree dall’acqua cristallina ad aree più simili a una palude a causa dell’inquinamento umano.

Un po’ sottotono la colonna sonora, che durante le nostre esplorazioni non lascia veramente il segno. Da lodare invece il tema durante gli scontri, il quale risulta particolarmente ispirato.

Conclusioni

Riteniamo ManEater un titolo incredibilmente riuscito. Il team di Tripwire Interactive è stato capace di creare un combat system assolutamente frenetico e divertente, capace di sfruttare al meglio le poche opzioni dovute alla natura del protagonista. E il sistema evolutivo molto profondo e fuori dagli schemi, aggiunge un ulteriore livello di profondità al titolo. Nonostante il gioco possa risultare ripetitivo sulla lunga distanza, ci sentiamo comunque di definire ManEater una piccola gemma videoludica. Se cercate un gioco divertente per rilassarvi dopo una lunga giornata di lavoro, questo è il titolo su cui puntare.

Pro

  • gameplay estremamente divertente
  • storia interessante
  • buon comparto tecnico e artistico

Contro

  • ripetitivo dopo molte ore di gioco
  • inizio un po’ lento

VOTO: 8

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Samuel Bianchi

Videogiocatore svezzato dalle sapienti mani della prima Playstation e dal Sega Mega Drive, nel tempo ha sviluppato un interesse particolare per i giochi di ruolo. Cresciuto vivendo il videogioco in solitaria, ora ha un forte desiderio di analizzare il mondo videoludico con gli altri appassionati, approfondendone le capacità aggregative e comunicative, tipiche dalla grande arte.

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