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Disney+ e la censura dell’inutile

Da quando il servizio streaming di mamma Disney è arrivato sul mercato, sembra ormai imperativa la direttiva di evitare tutte le ambiguità possibili. Con ogni mezzo e ad ogni costo. L’avrete sentito sicuramente ovunque, alcuni prodotti approdati su Disney+ stanno subendo piccole censure per evitare qualsiasi tipo di grana dalle varie comunità che popolano il nostro pianeta.

Allora niente scandali, niente sesso, niente volgarità e niente nudità. Com’è giusto che sia. D’altronde bisognerà pur preparare nel migliore dei modi i nostri bambini al tenebroso mondo degli adulti.

Quindi tra una piccola censura e qualche cambio di lingua improvviso nel tentativo di evitare il disastro, sembrava doveroso nonché essenziale censurare anche il lato b di Darryl Hannah nel film cult Splash. Non sia mai che le nostri giovani creature possano scoprire quell’incredibile movimento pneumatico che ha ucciso una quantità innumerevole di prole nella storia. D’altronde, lo dicevano anche i Monty Python: Every sperm is sacred! No?

Fortunatamente, pericolo scampato. Dopo un’impeccabile lavoro di CGI, l’unica colpa di Tom Hanks sarà quella di aver posato quei suoi angelici occhi privi di peccato sulla versione bionda del cugino Itt della famiglia Addams.

La strada giusta

Una storia che risulta alquanto surreale se consideriamo la mole di proprietà intellettuali attualmente possedute dalla Disney. La linea creativa di molti prodotti resta incerta e ora viene da chiedersi se un trattamento simile lo subiranno tutte le proprietà recentemente acquistate con la Fox.
Anche perché parliamoci chiaro, l’acquisto della 20th Century Fox serviva proprio a questo: rimpinguare il più possibile un catalogo online che potesse dare filo da torcere ai due attuali colossi dello streaming.
Lo scopo è ovviamente quello di inserirsi prepotentemente in una fetta di mercato, sfruttando la potenza di brand ormai inossidabili (quelli della Marvel e di Star Wars).

Certo, si parla pur sempre di piccole censure che non minano particolarmente la visione degli autori. Siamo altrettanto consapevoli che stiamo parlando di quella che si presenta come la piattaforma più family-friendly sulla piazza, ma siamo sicuri che sia questo il modo giusto? Siamo sicuri che abbia senso censurare un sedere appena visibile come fosse materiale proibito? Non sarebbe meglio adottare l’utilizzo di avvisi che possano invece avvertire i piccoli spettatori, incentivando la visione del suddetto contenuto con un adulto che, magari, possa contestualizzare quello che il bambino sta vedendo? Oppure siamo davvero convinti che terminata la visione de “I racconti dello zio Tom” i nostri pargoli corrano ad iscriversi fra le schiera del Ku Klux Klan?

Toy story 2 Disney Barbie scena censurata

Insomma, è vero che non stiamo di certo assistendo ad una vera e propria novità. La Disney ha infatti da sempre effettuato piccole modifiche sulle sue produzioni tramite l’home video. Però, data l’evoluzione dello streaming e della fruizione dei contenuti, quello che si crea qui è forse un pericoloso precedente. Senza contare poi che il materiale maggiormente colpito è proprio quello che in origine non è stato prodotto dalla Disney. Passi quello che volete, ma vedere la lingua cambiare per evitare battute scomode risulta a dir poco surreale.

Il futuro dello streaming

Genitori! É arrivato il momento di parcheggiare i marmocchi davanti la televisione per poi riprenderli la sera! Non c’è dubbio che sia la scelta più saggia per la fruizione degli audiovisivi da parte dei vostri figli.

Anche uno dei primi maestri della settima arte era, purtroppo, razzista. Vogliamo censurare anche tutto il lavoro di Griffith? O fare quello che si è sempre fatto per opere di questo genere: comprendere un messaggio profondamente sbagliato di tempi apparentemente lontani, capire una corrente di pensiero proprio per non ripetere gli stessi errori in futuro.

Qui però si apre un altro mondo decisamente più complesso meritevole di più attenzione. Per i corvi di Dumbo troveremo sicuramente un altro spazio.
Restando sul focus partito dal non-sedere di Darryl Hannah, particolarmente problematiche sono quelle censure tanto piccole quanto irritanti. Come il cappello di Grunkle Stan in Gravity Falls privato del suo simbolo assolutamente privo di senso. Incomprensibile.

Gravity Falls simbolo cappello censurato
Che si parli di momenti bui della nostra storia o di qualche sedere appena visibile, l’impressione è che la mano violenta del politically correct si sia fatta sempre più presente e sempre più distruttiva. Veramente è arrivato il momento di smetterla. Smetterla di ascoltare quelle minoranze ossessive che chiedono la rimozione di prodotto X o Y. Se ipoteticamente tutti i produttori, anche quelli con l’intenzione di raggiungere “i più”, dovessero sottostare a questo genere di richieste, il risultato sarebbe esilarante (per non dire catastrofico).

Ed è un peccato se consideriamo la quantità di contenuti interessanti già presenti sul catalogo di Disney+. Il meglio dell’animazione (ci mancherebbe), filmica e seriale. La speranza è che la Disney possa rivedere anche leggermente le sue politiche sui contenuti. Sostanzialmente un utopia vera e propria.

Il nostro pensiero finale va ad un eroe che, probabilmente, non verrà scritto negli annali della storia. L’uomo addetto agli effetti visivi che è stato contattato dalla Disney per coprire il sedere di Darryl Hannah all’interno di un film ormai prossimo ai quarant’anni. Ti siamo vicini.

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L'autore

Lorenzo Marcoaldi

Cinefilo e videogiocatore incallito, non perdo mai l'occasione di andare al cinema.
Appassionato del cinema riflessivo di Villeneuve e quello parodistico di Edgar Wright, considero la trilogia del cornetto un monito da contemplare saltuariamente.

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