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17 anni: quanto può essere banale il male? | Recensione

Avere 17 anni non è facile, un po’ come provare a risolvere un cubo di rubik senza nessuna guida.

Certo magari qualcuno lo avrà trovato facile, ma sono abbastanza sicura che la maggior parte delle persone che hanno provato a risolverlo, la prima volta lo abbia trovato difficile o almeno complicato.

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Inizialmente si pensa di non aver bisogno di aiuto, di potercela fare da soli. L’obiettivo sembra semplice e le regole di base pure, eppure d’un tratto diventa frustrante. C’è chi si impunta e chi invece rinuncia. Sbagli, impari, a volte credi di averne compreso il meccanismo, altre magari hai solo avuto fortuna.

Ecco il cubo di rubik trasformarsi nella perfetta metafora dell’adolescenza; il nostro approccio nei confronti del rompicapo potrebbe essere simile a quello con il quale ci si trova ad affrontare i problemi che portano verso l’età adulta.

Immagina poi che il cubo rubik da risolvere sia un un 4×4, non tra i più difficili sicuramente, ne esistono ben altri, ma comunque un po’ più complicato del più comune 3×3.

Un meccanismo ne innesca un altro e un altro ancora. Se la strada è giusta potresti riuscire, se invece si fa un errore rischi di perderti e di non essere più capace a tornare indietro.

In un modo o nell’altro si può arrivare a una soluzione. Non importa quanto uno ci metta, un cubo di rubik risolto in 10 minuti alla fine sarà uguale a uno risolto in 10 anni. Per le persone invece è diverso, ogni errore lascia un segno.

Quanti errori sono stati fatti per risolvere il cubo di rubik di questa storia?

 

La trasposizione grafica di 17 anni

17 anni è un manga del 2004 disegnato da Yoji Kamata e scritto da Seiji Fukii ispirato all’omicidio della liceale Junko Furuta.

Edito in Italia da quest’anno grazie a J-Pop, che ha deciso di proporre per i quattro volumi che lo compongono, acquistabili singolarmente, anche una versione Collection-Box.

Ogni volume è accompagnato da un approfondimento curato da Giorgio Fabio Colombo, Avvocato a Milano e Professore associato di diritto comparato presso la facoltà di Giurisprudenza di Nagoya oltre che docente in diverse Università Italiane. Il suo lavoro si concentra in particolare sulla “risoluzione alternativa delle controversie tra Europa e Giappone” e ciò gli permette di offrire una panoramica di diversi elementi che ci possono servire per comprendere maggiormente i fatti.

  • Il contesto
  • Aspetti legali
  • Polizia, scuola e famiglia
  • La letteratura riscrive la realtà

È necessario e opportuno offrire a chi affronta la lettura di questo manga, una visione di insieme, in quanto sia i protagonisti della storia reale che di quella narrata operano in un contesto ben definito. Molte delle loro azioni hanno certamente avuto ripercussioni sulla società, soprattutto per quanto riguarda la parte legale, ma è anche vero che potrebbero essere ricondotte e imputabili, almeno parzialmente, alla stessa società nella quale sono cresciuti.

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Quando una storia così atroce si consuma l’unica cosa che resta da fare e provare a capirne il perché, anche se il più delle volte la risposta potrebbe essere estremamente banale come il male che ne consegue.

L’omicidio di Junko Furuta – La vera storia dietro a 17 anni

È il 4 gennaio 1989, i 44 giorni di prigionia di Junko Furuta terminano con la sua morte. I responsabili sono Miyano Hiroshi, anni 18, Minato Shinji, anni 16; Watanabe Yasushi e Jo Kamisaku entrambi di 17 anni. Tutti legati alla Yakuza e tutti minorenni. 

Junko Futura ha solo 16 anni quando, dopo aver rifiutato le avance di Kamisaku, viene rapita. Il suo non fu un “semplice rapimento“, ma un atto di brutalità senza precedenti. Per tutta la durata del suo sequestro Junko Furuta venne seviziata nei modi più disparati. Su di lei si è consumato un elenco di torture e violenze che mai aveva riguardato un unico caso di rapimento.

Si scoprì inoltre che la ragazza per tutta la durata della sua scomparsa si trovava in realtà a casa di uno dei membri e che diverse persone (tra cui i genitori del ragazzo) erano a conoscenza della sua presenza. Sotto minaccia aveva anche contattato i propri genitori pregandoli di desistere dal cercarla, fingendo di essere fuggita di casa e di trovarsi al sicuro, niente di più diverso dalla verità.

L’elenco degli abusi che subì è inimmaginabile e mi viene anche difficile riportarlo, ma se qualcuno volesse approfondire, dopo aver letto il manga, troverà oltre alle diverse notizie che ripercorrono la vicenda, anche 3 film.

  • Joshikôsei konkuriito-dume satsujin-jiken di Katsuya Matsumura (1995) | Concrete – Encased High School Girl Murder Case. 
  • Shônen no hanzai di Gunji Kawasaki (1997) | Juvenile Crime.
  • Konkurîto di Hiromu Nakamura (2004) | Concrete.

Il perché di così tante riprese della storia è dovuto al fatto che la vicenda, nella sua atrocità, ebbe un impatto culturale fortissimo. Lo stesso sistema giudiziario Giapponese dovette mettersi sotto esame. Gli imputati vennero dichiarati colpevoli,  ma godettero di diverse attenuanti legate al loro essere ancora minorenni.  L’attenzione verso la vicenda, alimentata dai media, arrivò fino al Parlamento, che si trovò obbligato a rivedere il proprio sistema giudiziario e abbassò l’età imputabile a 16 anni.

Purtroppo quello di Junko Furuta non fu un caso isolato. Nel 2000 venne rivista la Legge sui crimini commessi dai minori (Shounen-hou) che abbassò ulteriormente l’età a 14 anni, tra i casi che portarono a questa seconda revisione quello di una serie di efferati omicidi ad opera di un quattordicenne, ma questa è un’altra storia.

La banalità del male

La storia parte con Hiroki e con suo cubo di rubik risolto.
Insieme a lui torneremo indietro per cercare di capire più o meno quando tutto ha iniziato ad andare per il verso sbagliato e cosa lo ha portato a dov’è oggi.

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17 anni “È l’età di Sachiko. E quella di Hiroki, che con la sua banda la rapisce e la tiene segregata per giorni di terribili abusi. Vittima dei suoi aguzzini e dell’indifferenza degli adulti, Sachiko ha però ancora qualcuno che lotta per lei…”

Così possiamo leggere sul retro della copertina.

La vicenda si snoda attraverso una serie di “se” e “ma”. Una storia fatta di bivi e decisioni il quale esito, se giusto o sbagliato, è lasciato al tempo e alle tavole che una dopo l’altra ci mostreranno le conseguenze.

Per quanto piccola ogni azione ne determina un’altra in quello che più che un effetto a farfalla assomiglia a un effetto palla di neve, nel quale le cose precipitano rischiando di mutarsi in valanga e distruggere tutto ciò che incontrano.

Seguiremo insieme ad Hiroki l’evolversi delle cose, sempre in costante tensione, cercando di capire se è possibile fermare il rapido degenerare degli eventi, come, quando e se ci riuscirà sta a voi scoprirlo. 

Una cosa però possiamo dirla, le tavole di questo manga hanno il potere di darci il tempo per rimuginare su ogni dinamica della storia.

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La banalità del male, un’espressione che abbiamo sentito talmente tante volte che potrebbe aver perso quasi la sua forza espressiva. Il male diventa ossimoro di banale quando la sua vastità dilaga e le sue conseguenze sono pesantissime. Grazie a 17 anni possiamo riscoprire quando davvero può essere banale il male.

Ogni storia ha un suo canale preferenziale per essere raccontata. Se la realtà spesso supera la fantasia, è anche vero che parole e disegni possono raggiungere una carica espressiva altissima.

Gli spunti che l’omicidio di Junko Furuta hanno dato all’autore vengono sapientemente rielaborati e reinventati, ponendo l’accento su tutti quegli elementi di contorno alla vicenda e che inconsapevolmente potrebbero aver contribuito alla realizzazione di questo crimine. Ci offre quindi una nuova chiave di lettura della vicenda, mantenendo da questa sempre una certa distanza, senza mai tentare di giustificare i colpevoli. Sapere che la storia prende ispirazione da fatti realmente accaduti vi metterà nella condizione di domandarvi costantemente cosa ci sia di vero o meno. 

La scuola, la società, l’essere genitori, in che misura possono avere ripercussioni su dei ragazzi e quale può essere il punto di non ritorno?

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Scoprire se Seiji Fusji e Yoji Kamata con le loro tavole ci hanno reso delle istantanee dei fatti o se la realtà ha superato la fantasia sta a voi, certo è che entrambe le storie non risparmiano il lettore dallo scontrarsi con l’orrore della cattiveria umana e quanto in là possa arrivare.

Specifiche tecniche

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Storia: Seiji Fujii
Disegni: Yoji Kamata
Traduzione: Melissa Pennacchiotti
Editore: J-POP
Data di pubblicazione: 12/02/2020
Formato e rilegatura: 12×16,9 cm Brossurato con sovraccoperta
Disponibilità: Amazon
Collection-Box (1,2,3,4.)
Volumi singoli (vol.1vol.2vol.3vol.4)

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Chiara Porru

Chiara Porru

Eterna nostalgica degli anni ‘90, cresciuta immaginando un futuro lontano forse 1000 anni e che probabilmente non vedrò mai se non grazie ad anime, film e videogiochi. Qui su DrCommodore scrivo di anime e manga, dando finalmente voce a quella parte di me cresciuta leggendo Kappa Magazine e guardando anime su MTV.

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