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Tutti i colori di Gris

Gris

Un viaggio tra i colori di Gris

Il nostro mondo è grigio. Non ha colori che dominano le nostre esistenze e si frappongono tra quello che è giusto o sbagliato. Non c’è un colore che prevarica sull’altro né sceglie come mostrarsi a noi per dare un senso a quello che abbiamo attorno.
Cogliamo soltanto i colori della natura, dalle foglie secche adagiate su un terreno rigoglioso e circondato da fiori di campo, a delle nuvole che frastagliano il cielo divenendo certezze di una nuova linfa capace di colorarla assieme al sole, fiera e lontana assicurazione di una nuova vita. Quanto può bastare approcciarsi a qualcosa di nuovo e superarlo, se quel grigio persiste fino a divenire una condizione da cui non si può sfuggire immediatamente per cui si è perso ogni controllo di se stessi? Rispondere a questa domanda è complesso, siccome non è semplice come può sembrare.

Gris
Qualunque sia la condizione che ognuno di noi vive, a stretto contatto con quanto accade nel mondo e all’interno di noi stessi, l’unica certezza che abbiamo è aggrapparci ai ricordi per sentirci al sicuro. 
L’importanza del ricordo è spesso collegata a un momento della nostra vita che non trova spazio nella felicità quanto nella tristezza. Quando agisce, in maniera totalmente improvvisa, lo fa con dei messaggi che si ripercuotono sul nostro presente facendoci restare per un istante in una bolla che resta immobile, non si preoccupa né di salire o scendere, e resta ferma come se avesse perso ogni volontà di esistere; di essere lì, pronta a esplodere come accade a ognuno di noi nelle nostre esistenze, manifestandosi in una totalità che racchiude tutta la vita.

L’urlo di una voce rotta…

Quando la voce non basta, all’inizio di Gris, a sgretolarsi è la mano in pietra di una donna. Chiunque sia, a libera interpretazione del videogiocatore, pare che per questa ragazza sia importante.
Come la pietra, se edificata ad arte e in maniera che sostenga e supporti il peso che la vita crea, si sgretola anche una certezza che sembrava una nota di rassicurazione in quel canto dolce che racchiude il primo approccio che il videogiocatore ha con Gris e il suo modo di raccontare una stato d’animo che viviamo tutti a causa di un nostro personale dolore.

Gris

Si cade, quando tutto viene distrutto da un peso ulteriore alla pietra che è nel nostro cuore e si affaccia ai ricordi, in un abisso senza fine che pare non finire mai e continua a essere circondati da diversi colori che appaiono però di contorno, non una ferma e costanza sicurezza su cui ragionare nel presente per il futuro.
Arrivando poi su un terreno completamente bianco, con soltanto i capelli blu della ragazza a dare un senso a tutto ciò che lei sta provando in quell’istante di smarrimento, inizia il suo cammino. Non è istantaneo, non è immediato: non è di fretta, non è neanche lenta. Un cammino sofferto.
La ragazza cammina col capo chino e, nel frattempo, attorno a sé niente ha colore. Non c’è neanche il grigio. Non c’è nulla che sia assolutamente capace di manifestare qualcosa in quel momento di gioco. Come la bolla di prima, è il mondo che ora appare all’occhio del videogiocatore completamente fuorviante, in una travolgente e complessa condizione che non si comprende appieno né riesce a dare un senso all’intero preludio di Gris e a quello che consegue poco dopo.

Poco dopo, si palesa un colore: è il grigio. In quello che appare un deserto, la ragazza finalmente riesce a correre e a muoversi più rapidamente. Scopre, per la prima volta, ciò che unisce due punti: una linea che appare quella di una costellazione, nel modo in cui è stata proposta dagli sviluppatori. In realtà non sono altro che sinapsi legate tra loro da un effettivo filo conduttore che riunisce i ricordi e li mette al proprio posto.
L’ho scoperto alla fine del titolo andando più a fondo nel carattere psicologico e artistico dell’opera di Nomada Studio, che ha catturato questo particolare spiegato in libri adeguati di psicologia per rappresentare quanto il filo conduttore presente in ognuno di noi esista e sia sensibile, adeguato a ogni nostra sofferenza che può essere comunque affrontata con pazienza e senza fretta, come rappresenta ogni momento del preludio di Gris.

Statua

La ragazza incontrerà, poi, la mano che la sostiene. Il primo colore a liberarsi sarà il rosso, che dipingerà quel bianco che appare soltanto di passaggio, un momento di sconforto che può essere sconfitto.
A seguito di questa istante dominato che risveglierà completamente le certezze della ragazza, quello che racchiuderà ogni momento, da ora in avanti sul titolo, sarà un lungo cammino che la sostiene fino alla fine.

Quando lei camminerà in quello che ora è un deserto, acquisirà un talento capace di trasformarla in un masso che, nonostante il vento forte e indomito, tenterà di farla desistere a continuare il suo cammino. Un messaggio imponente, deciso e forte in una delicata opera artistica che appare un quadro in movimento, in perpetuo mutamento: sebbene le difficoltà siano molteplici, spesso affrontarle fermandosi e non scappando via è la soluzione.
Se poi le problematiche, qualsiasi esse siano, giungono dalla propria mente, quello che si dipana innanzi a noi sono bivi continui che possiamo soltanto accettare, percorrendoli tutti senza paura.
Va detto: in fiabe e favole un bivio spesso conduce sulla strada sbagliata, in una casetta di marzapane abitato da una strega cattiva pronta a farvi ingrassare per mangiarvi subito dopo. Eppure, certe volte percorre due strade differenti è la scelta migliore per risvegliare quei fili conduttori presenti nella mente di ognuno di noi.

In Gris ciò viene proposto, essendo ovviamente un platform con elementi rompicapo capaci di essere sempre differenti tra loro e proponendo un’impronta ludica semplice quanto originale, mostrando adeguatamente quanto sia importante seguire ogni via per collegare quei punti e sbloccare nuovi talenti, come il doppio salto capace di far raggiungere un elemento sopraelevato.

Un disegno perpetuo…

Il ricordo diventa fondamentale per risvegliarne molti altri. Ogni legame costruito nella propria mente è fortemente legato a quello che si è vissuto. I colori dell’esistenza di questa ragazza sono semplici, ma condensati in maniera adeguata considerata la profondità che viene proposta attraverso l’intera esperienza di gioco.
Se osservata in maniera attenta, a fare da cornice, oltre a un’impronta psicologica tra le più riuscite,è l’intero comparto artistico che si ricollega completamente al significato mero dell’intera opera dal punto di vista ludico

Gris

Ogni passaggio, disegnato fedelmente a mano, rappresenta ciò che lega l’impressionismo, una reale corrente artistica capace di convogliare l’emozione con la verità nei confronti di se stessi e delle proprie paure e incertezze, alla realtà di tutti i giorni.
Un collegamento del genere, capace di scalfire in profondità l’intera impronta di un titolo che arriva alla sua massima potenza in precisi momenti di eterna meraviglia, rappresentazione azzeccata di ogni istante in cui il cammino della ragazza in Gris diventa una spinta emozionale in grado di generare riflessioni nel videogiocatore e in quello che vede in ogni passo che compie.

L’esempio più importante all’interno dell’esperienza è un’ombra che tenterà di impedire alla ragazza di avanzare. I colori, a un certo punto, cominciano a mostrare un quadro ancora più imponente dal punto di vista psicologico e artistico. Gli acquerelli dipingono completamente interi spazi bianchi. La ragazza incontrerà la stessa mano pronta a sorreggerla dal vuoto e dalla paura, dall’incertezza che potrebbe inghiottirla nuovamente.

Gris

Il vuoto esiste, non si dipana. Non è una scusa. Anche se qualcuno avanza con volontà e coraggio, si cadrà ancora e non si arriverà da nessuna parte. Si tornerà a essere una bolla che si percuote e non può nulla contro ciò che accade perché la mente andrà a interfacciarsi coi ricordi e quei filamenti di vita che non smuovono alcunché né decidono di cambiare il proprio passaggio esistenziale. Resteranno sempre in pausa, fermi e non faranno nulla per cambiare qualcosa se non piangere senza versare lacrime e pensare di non riuscire a giungere laddove ci si augura, come se il cammino che si compie sia a senso unico.

La ragazza affronta questa lunga camminata tra rupi scoscese e distanze insormontabili che la conducono poi a un castello privo di colori. Il giorno non esiste e neanche la notte. Il sole non sorge e la luna non si palesa.
La bolla scricchiola, ma ogni elemento, come le lucciole e le luci che catturano l’ambientazione con cui si può interagire a un certo punto dell’esperienza, diventano parte integrante del lato artistico impressionistico e della psicologia applicata a un discorso che spinge su quanto il proprio castello mentale sia slegato a causa della sofferenza. A persistere ulteriormente è il modo in cui vengono utilizzate queste possibilità dal videogiocatore, divenendo una materia interessante su cui porre ulteriori conclusioni su ogni aspetto.

Notte

Partendo da quello ludico, Gris offre una moltitudine di rompicapi sempre diversi tra loro che costituiscono poi il fine ultimo: fare in modo di collegare la propria costellazione per proseguire lungo la sua strada, a interagire con essa per arrivare a una convinzione che racchiuda integralmente un percorso posto su una linea che non si spezza se non si vuole spezzare. Non è soltanto il viaggio di una ragazza che sta ricostruendo parte della propria mente o del suo pensiero. In realtà si tratta di qualcosa di molto più intenso, di un desiderio preciso posto a manifestare una condizione quanto di proporlo attraverso il tempo, il proprio.

Facendo un collegamento cinematografico, Gris mi ricorda una scena in Interstellar dove in questa nuova dimensione appare una libreria di ricordi che si cerca di mettere al proprio posto per ricollegare la realtà, che è sospesa e fluttua nello spazio. Il protagonista tocca un filamento del tempo, poi un altro per permettere a chi c’è dall’altra parte di accorgersi della sua esistenza. Un passaggio imponente per il cinema, a mio modesto parere, capace di convogliare un sistema binario in una spiegazione che conduce a qualcosa di universalmente semplice.

Gris, appunto, segue questa lunghezza d’onda: è a discrezione del videogiocatore in un sistema psicologico e artistico, capace di unire entrambe a delinearsi poi in un sistema ludica semplice quanto azzeccato per quello che intende palesare attraverso la sua esperienza.
Quando la ragazza acquisirà nuovamente la voce, a un certo punto del titolo, il canto che le uscirà dalla bocca permetterà ai germogli di aprirsi. Ed è la scelta ludica più attrattiva e al tempo stesso dolce da contemplare: il mondo all’interno della sua mente torna a respirare. Diventa una musa del tempo che in quell’istante desidera tornare a vivere, a muovere i passi nuovamente in un mondo imperfetto che è totalmente e assolutamente imprevedibile.

La mia esperienza me ne ha ricordata un’altra…

Chi ha vissuto un lutto può capire quanto sia vuoto ciò che ne consegue. Quando persi mio nonno, due anni fa, la mia vita mutò completamente. Quella sera in cui se ne andò, di mattina ero felice e nulla poteva sfigurare il concetto che avevo fino a quel momento della mia vita, che mi appariva assolutamente perfetta a tal punto da sembrarmi indistruttibile. Quella chiamata dell’infermiera ha sconvolto me, in un modo che mai avrei immaginato.
Ho compreso che stavo perdendo i filamenti di me stesso. Ci ho impiegato un anno per ricollegare la mia vita e darle un senso perché tutto non rimanesse in una bolla che non poteva liberarmi da ogni momento, spesso non riuscendo a incanalare in maniera positiva quello che cercavo.

Struttura

Gris mi ha ricordato quel cammino attraverso il suo impianto ludico, nella sua realizzazione artistica e nella proposta che si ricollega al discorso precedente sui ricordi passati, ora sono dolci quanto tristi. Per riuscire a non farmi dominare da essi, ricordandomi della vita all’infuori da qui, ho fatto tesoro degli insegnamenti di chi mi ha sempre voluto bene.
Sostenere il peso di una profonda depressione, non riuscendo a capire come uscirne, nel titolo è raffigurato in maniera adeguata quando si perde la voce, dopodiché quando la ragazza muta e diventa un masso di pietra per impedire al vento di portarla via. Comprendendo questo, in molteplici occasioni su Gris, ho percepito su di me la certezza di questo passaggio che mi ha stravolto quanto insegnato in che modo affrontare la vita e quale sia il colore adatto a ciò che mi circonda, e quale sia effettivamente il dipinto migliore per chi ha scelto di respirare aria e non sofferenza.
Il mondo è arcobaleno.

Sapevate che Gris ha ottenuto il premio di gioco con maggiore impatto ai The Game Awards 2019?

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L'autore

Nicholas Maurizio Mercurio

Appassionato di videogiochi, film, fumetti e letteratura. Accanito seguace di From Software, da Dark Souls a Sekiro: Shadows Die Twice. Adoro gli fps, i giochi di ruolo e le avventure grafiche. Mente concentrata sul prossimo gioco, il prossimo articolo, speciale o approfondimento. E chissà, pure una recensione...

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