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Anime & Manga Approfondimento

Shonen Manga: cosa significa davvero?

Cosa vi immaginate sentendo le parole “shonen manga”? Dragon Ball? One Piece? O forse Naruto?
Beh, non che sia errato. Tutti e tre questi titoli rientrano perfettamente in tale definizione.
Di fondo, però, un errore c’è comunque. Non solo questi fumetti appartengono allo stesso target, ma sono anche parte di quel sottogenere tutto giapponese da anni chiamato “battle”.

E spesso, per motivi tutti culturali, al di fuori del Giappone si finisce col confondere le due cose. Shonen non vuol dire necessariamente botte e toni leggeri: è, come accennato prima, un target.

In Giappone, i fumetti vengono pubblicati su riviste contenitore suddivise in base a periodicità e pubblico che si vuole raggiungere. Per i bambini ci sono quelle kodomo, per adolescenti e preadolescenti shonen e shojo, per adulti seinen e josei. Categorie sulla carta molto chiare, che tuttavia non determinano forzatamente il contenuto di un’opera.Un esempio può essere Kitaro dei Cimiteri, l’inquietante manga sui mostri giapponesi di cui avevamo parlato proprio in questa rubrica. Pur essendo pubblicato principalmente su riviste shonen, ha trovato spazio anche su Comic BomBom, indirizzata ai più piccoli. E non è che gli editor volessero terrorizzare i bambini; semplicemente, ritenevano che quelle storie fortemente incentrate sul folklore e sul Giappone potessero avere degli effetti educativi.

Perché il target, di per sé, è molto vago; noi lo vediamo come un dogma, ma l’influenza che esercita realmente è molto relativa. Talvolta basta che il protagonista sia un maschio adolescente per presentare una storia che parla di uno psicopatico con la capacità di far morire le persone a comando, anche su Shonen Jump. Delle regole, naturalmente, ci sono, però sono sempre circoscritte alle singole redazioni. Se una rivista più commerciale non può permettersi di pubblicare il maturo Aku no Hana, ecco che interviene l’eclettica Bessatsu Shonen Magazine.

Ogni target racchiude in sé qualsiasi genere possibile della narrativa, poiché in questo senso di limiti non ce ne sono. Certo, non vedrete mai un hentai pubblicato su un magazine per ragazzi, ma una commedia erotica anche un po’ spinta probabilmente sì. E allo stesso modo, su una rivista per adulti potrebbe capitare di trovare un fumetto che effettivamente non sembra essere diretto ad essi.
Il Giappone, dopotutto, non è l’Italia. Non abbiamo la stessa cultura e dunque diviene difficile guardare ai target con obiettività.
Saremo sempre convinti che Death Note non può essere uno shonen, perché parla di cose che percepiamo come “mature“.La verità, tuttavia, è che queste cose non contano davvero. Sono idee che appartengono alla nostra percezione dei manga, preconcetti che si scontrano con la creatività dei fumettisti giapponesi e riducono di molto le possibilità di vedere anche uno shonen come un fumetto maturo o interessante.

La soggettività di un autore, in questo senso, è più importante di un aspetto che riteniamo “generale“. Perché, come nella vita, non ci possono essere sicurezze su ciò che andremo a leggere. Uno shonen può essere anche diecimila volte più maturo di un seinen; siate sempre curiosi, poiché il segreto per trovare manga interessanti è proprio questo.

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