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Doom 64, la recensione: il divertimento e la follia non hanno età

Molto più di una semplice operazione nostalgia

Qualche giorno fa vi abbiamo fatto leggere, in anteprima, la recensione del nuovo Doom Eternal, ma a far compagnia a questo nuovo capitolo di id Software vi è anche un gradito ritorno dal passato: Doom 64. Non si tratta di un remake o un reboot come sta sempre più spesso accadendo per molti giochi del passato anche non molto lontano, ma un porting per PC, PlayStation 4, Xbox One, Nintendo Switch e Google Stadia realizzato da Nightdive Studio. Sono pochi i giochi che riescono ad essere ricordati a distanza di così tanto tempo dalla loro uscita, ma sarà riuscito anche a coinvolgere e divertire nonostante l’età e l’uscita di altri tre capitoli successivi?

Doom 64: da uno dei capitoli meno conosciuti a successo inaspettato

Doom 64, per chi non lo sapesse, fu uno dei più sottovalutati capitoli dell’intero brand pertanto, riprenderlo e mostrarlo in compagnia di uno dei migliori capitoli del franchise è già da omaggiare per il coraggio. L’intenzione degli sviluppatori e dell’editore Bethesda Softworks è stata, quindi, quella di farlo conoscere al pubblico che non ebbe la possibilità di apprezzarlo al debutto originale su Nintendo 64 o che, avendolo apprezzato, ha ancora voglia di rigiocarlo. Il titolo originale, infatti, venne pubblicato da Midway Games nel 1997 e fu sviluppato dalla stessa Midway con la collaborazione di id Software come esclusiva Nintendo 64 grazie alla potenzialità enormi che all’epoca possedeva la console con il supporto ad alcuni effetti come il filtering delle texture e l’antialiasing. L’esclusività portò a non poche controversie nei confronti di Bethesda e i giocatori lo snobbarono perché considerato una sorta di reboot del primo capitolo da far uscire come esclusiva per Nintendo. In realtà si trattava di un capitolo regolare del brand ambientato dopo gli eventi di Doom 2, pertanto successivamente il successo fu talmente alto che anche molti anni dopo degli utenti ne crearono delle versioni per Windows fedeli all’originale (ad esempio Doom 64: Absolution nel 2001 e Doom64 EX del 2008 che era un’emulazione del software originale e richiedeva una ROM originale del gioco).

Doom 64, infatti, anticipava le vicende narrate in Doom del 2016 ed è chiaro che possedesse tutti i valori e le caratteristiche peculiari del franchise. Anche a distanza di ben 23 anni, nonostante un comparto tecnico ben distante da quanto ormai siamo abituati, Doom 64 riesce a rimanere a passo con i tempi per quanto riguarda la follia, il divertimento e la difficoltà. La frenesia non è paragonabile alle ultime uscite e dal punto di vista della velocità, infatti, sembra di paragonare la carta vetrata con una saponetta, ma il ritmo incalzante e la difficoltà costante in tutti gli oltre 30 livelli che compongono l’avventura base, riescono ad emozionare e a far rimanere il videogiocatore incollato allo schermo e al pad. L’esperienza resta godibile appieno sia per i nuovi giocatori che per i più navigati e nostalgici e, a dirla tutta, non vi sono nemmeno sostanziali differenze nell’anima del gameplay rispetto alle nuove e moderne uscite. Noi, infatti, abbiamo giocato a Doom 64 subito dopo aver completato la campagna di Doom Eternal ed è stato interessante osservare come la violenza, i demoni, la difficoltà e il ritmo siano rimasti praticamente invariati. In poche parole, ciò che davvero cambia, al di là di meccaniche riviste e aggiunte nei titoli moderni, è il comparto tecnico che già nel capitolo del 1997 era all’avanguardia per quegli anni.

Complessità e follia a livelli estremi

Ciò che spicca maggiormente, inoltre, è che già 23 anni fa gli sviluppatori vollero inserire una sorta di “test d’ingresso” per i videogiocatori: Doom non è un brand per tutti i videogiocatori e nemmeno per i semplici amanti degli sparatutto in prima persona. Doom 64 non è da meno e prenderlo sotto gamba potrebbe rivelarsi un grave errore, ma mantiene ancora la classica formula degli FPS più antiquati ovvero un climax crescente che, livello dopo livello, rende le cose sempre più complesse fino ad arrivare ad un finale che farebbe uscire di testa anche i giocatori più abili. Nei nuovi Doom, invece, manca questa sorta di progressione poiché l’alta difficoltà si palpa fin dai primissimi livelli pertanto si può dire che Doom 64 contiene anche quella dose di cattiveria in più che fa sembrare il gioco facile per poi dare improvvisamente la mazzata di complessità.

Non manca nemmeno il classico BFG 900, fucile a pompa che più che un’arma è una compagna del nostro protagonista e non mancano le abilità speciali attivabili nel corso dei diversi round come la fase di rabbia disumana e la conseguente capacità di uccidere in un sol colpo i nemici. Manca ovviamente il modding delle armi, della corazza, la tanto nuova amata motosega, l’altrettanto amata Glory Kill e una storia curata e intrigante. Queste, infatti, sono aggiunte arrivate successivamente con i nuovi recenti capitoli. Doom 64 è un puro concentrato infernale dotato anche di un level design a struttura orizzontale incredibilmente intricato e dispersivo composto da innumerevoli passaggi segreti dotati anche di trappole letali che risultano incredibilmente più numerose dei recenti titoli. Altro aspetto che farà uscire di testa i non avvezzi a Doom è la mancanza totale di checkpoint: tutti i livelli si iniziano e si finiscono, il salvataggio è posizionato solo alla fine del livello, pertanto ogni volta che si muore si dovrà iniziare il livello dall’inizio. Insomma, se già vi sembra difficile Doom Eternal, in confronto a Doom 64 è un gioco da ragazzi.

In conclusione…

Il porting di Doom 64, pur non portando nulla di nuovo rispetto al gioco uscito 23 anni fa, si è rivelata una scelta saggia da parte di Bethesda la quale ha voluto giocare a metà tra l’operazione nostalgia e la celebrazione di un titolo poco conosciuto ai più. Un ottimo modo per mostrare l’evoluzione di uno dei brand videoludici più longevi e amati di sempre e interessante l’idea di unire due capitoli diametralmente opposti anche per fama, oltre che per gameplay e comparto tecnico, ma tanto simili nell’anima.

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